Lo Schiaccianoci di Amodio/Luzzati, alla riscoperta del repertorio italiano

Pubblicato il 23 settembre 2016 - da
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Di “Schiaccianoci” ne circolano tanti e, con l’avvicinarsi del Natale, l’offerta del balletto natalizio per antonomasia cresce a dismisura, con qualità variabile. Optare per questa produzione Made in Italy è una scelta sicura.

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È Lo Schiaccianoci italiano più bello, uno dei più interessanti della storia della danza, senz’altro uno dei più incantevoli: sulle familiari note diPiotr Ilych Ciaikovsky e, con le variopinte scene e costumi di Emanuele Luzzati,  Daniele Cipriani ripropone Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio in una lunga tournée in tutta Italia – Bari e Trieste (nell’ambito delle stagioni delle fondazioni lirico sinfoniche dei Teatri Petruzzelli e Verdi, e con musica dal vivo suonata dalle due rispettive orchestre), Perugia, Modena, Milano, Bologna, Firenze, Reggio Emilia, Udine, Pordenone, Ravenna e altre città – dal 29 ottobre 2016 al 15 gennaio 2017, con un’anteprima a Roma. (vedi date in calce). Il cast prevede, in alternanza, le prime ballerine Ashley Bouder del New York City Ballet e Rebecca Bianchi dell’Opera di Roma, affiancate da due primi ballerini italiani particolarmente apprezzati all’estero – Vito Mazzeo (Balletto Nazionale Olandese) e Davide Dato (Balletto del Opera di Vienna) – a cui si aggiunge l’albanese Rezart Stafa (che ha già interpretato Schiaccianoci come ospite al Teatro dell’Opera di Roma e al Teatro Massimo di Palermo). Con il corpo di ballo e i solisti della Daniele Cipriani Entertainment.  Lo spettacolo coincide con il 10° anniversario della scomparsa di Emanuele Luzzati che ha fatto risplendere le scene italiane e del mondo con i colori della sua tavolozza e l’arcobaleno della sua fantasia, nonché con il 200° anniversario della pubblicazione della novella di E.T.A. Hoffmann da cui deriva la trama del balletto, riscoprendone le ombre e le tinte forti spesso assenti dalle altre versioni  e sottolineando il confine labile tra immaginazione e realtà. La maggior parte degli “Schiaccianoci” – a partire dalla prima versione del coreografo Marius Petipa (San Pietroburgo, 1892)  –  si rifanno invece all’adattamento della novella hoffmanniana da parte di Alexandre Dumas che vi introdusse quantità industriali di zucchero filato e di luci scintillanti, persino cambiando il nome della piccola protagonista da Marie a (non a caso) Clara. In questa versione, creata per Elisabetta Terabust e Vladimir Derevianko da Amodio nel 1989 durante gli anni d’oro dell’ATER Balletto di cui egli era all’epoca direttore, lo Schiaccianoci del titolo non è il prodotto di un sortilegio, bensì della fantasia di una bambina la quale (come tutti i bimbi) gioca e parla coi suoi giocattoli, facendoli vivere anche nel mondo magico dell’immaginazione il cui confine con la realtà è labile: uno schiaccianoci  può benissimo essere un principe, un’ombra sulla parete può diventare un drago in quel mondo dove desiderio e paura, sogno e incubo si sovrappongono in continuazione.

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Una rivisitazione in chiave psicologica del balletto normalmente popolato di fate, che lascia tuttavia intatto l’elemento fiabesco poiché nulla vi è di più magico della fantasia infantile. Lo Schiaccianoci di Amodio/Luzzati si rivolge a grandi e piccini e s’inserisce nell’ambito dell’impegno personale di Daniele Cipriani a recuperare il repertorio italiano del balletto della seconda metà del ‘900. Questa produzione è una delle sue colonne portanti, esempio delle vette artistiche toccate quando alla robustezza del pensiero tedesco e all’anima russa che impregna la partitura, si uniscono anche l’estro e la fantasia italiani: la coreografia di Amodio, le scene e costumi di Luzzati, le “ombre” della compagnia Asina sull’Isola, gli inserimenti musicali di Giuseppe Calì volti a dare risalto all’odore sulfureo che, ogni tanto, s’insinua tra le note di Ciaikovsky. L’impegno di Daniele Cipriani si rinnoverà con una seconda tournée, dall’8 gennaio al 18 febbraio 2017, di un altro gioiello del balletto italiano:Coppélia. Si tratta ancora di un balletto del binomio Amodio/Luzzati, ancora ispirato ad un racconto di Hoffmann e ancora in occasione di un bicentenario: nel 1817, infatti, vide i tipi la novella Der Sandmann, da cui fu poi tratto il balletto ottocentesco. Come sottolinea Cipriani: “Sono felice quando i sogni diventano realtà. Non sopportavo l’idea che un allestimento importante come Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio/Emanuele Luzzati, fosse da anni nei depositi di Aterballetto, destinato a perdersi: ho avuto il coraggio di acquistarlo, insieme ad altri allestimenti importanti tra cui la Coppélia di Amodio/Luzzati /Spinatelli, e li ho fatti ristrutturare e rivivere. Sono lavori che fanno parte della storia del balletto italiano”.

 Daniele Cipriani Entertainment è la seconda produzione a livello nazionale riconosciuta dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo.

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