Veneto, Federalberghi denuncia utilizzo del fondo strategico italiano per finanziare società straniere

Pubblicato il 12 febbraio 2015 - da
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Finozzi: “Monumentale presa in giro per l’intero settore turistico”

Di Ramturismo-italiano

Venezia, 12 febbraio “Sembra quasi una provocazione del governo italiano nei confronti dei nostri operatori turistici. Mentre in Italia, e purtroppo anche nella nostra regione, a causa della crisi internazionale diminuiscono le aziende e i posti di lavoro, Roma non trova di meglio che utilizzare le risorse destinate a sostenere le imprese turistiche alberghiere del Paese per finanziare gruppi stranieri. E’ inaccettabile”.

Si indigna l’assessore regionale al turismo, Marino Finozzi, alla notizia data dal vicepresidente nazionale di Federalberghi, il veneto Marco Michielli, che con 76 milioni di euro del ‘Fondo Strategico Italiano’ sarebbe stato rilevato il 23% di una società con sede in Inghilterra, che pur operando anche in Italia versa le tasse al governo di Londra.

“Ha ragione Michielli a denunciare questa monumentale presa in giro – prosegue Finozzi – che non danneggia solo il comparto alberghiero ma l’intero settore turistico nazionale, costretto a patire un livello di tassazione che non ha eguali negli altri Paesi concorrenti al nostro e persino a subire lo sberleffo di vedersi sottratti quei finanziamenti che dovrebbero garantire un rilancio della nostra economia turistica e che invece finiscono per avvantaggiare quei gruppi stranieri concorrenti che già godono di situazioni privilegiate a casa loro”.

“Credo che come Regioni dovremo far sentire la nostra voce – conclude l’assessore veneto – e manifestare il nostro aperto dissenso per questo modo assurdo di operare dei governi centrali. Ai tagli alle amministrazioni periferiche, ormai quasi impossibilitate per la scarsità di risorse a sostenere e incentivare lo sviluppo imprenditoriale, compreso quello turistico, all’inasprimento fiscale, che sta mettendo in ginocchio molte aziende, si aggiunge ora questa mazzata che di strategico ha solo l’affossamento di una delle industrie italiane trainanti, il turismo”.

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