UNICEF/Repubblica Centrafricana: 36 persone uccise e oltre 100 ferite; bambini obiettivi delle violenze

Pubblicato il 28 settembre 2015 - da
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Manuel Fontaine, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale:“Nulla può giustificare il fatto che vengano colpiti intenzionalmente dei bambini o ragazzi”

NYHQ_2013-1001_Gabrielle_Menezes28 settembre 2015 – Nelle ultime ondate di violenza, nella Repubblica Centrafricana, sono stati colpiti deliberatamente bambini e ragazzi. Lo scorso sabato nella capitale Bangui sono state uccise 36 persone e oltre 100 sono state ferite. Le prime notizie raccolte dalle organizzazioni locali indicano che 3 ragazzi tra i 16 e i 17 anni sono stati brutalmente uccisi – uno è stato decapitato – mentre almeno 2 ragazzi e 2 ragazze tra i 7 e i 17 anni sono stati feriti da colpi di pistola o frammenti di granata in uno scontro violento tra gruppi armati. Il conflitto nella Repubblica Centrafricana ha costretto le comunità a fuggire nel paese, causando distruzione e il collasso dei servizi di base. Secondo l’UNICEF, nel 2014, ogni giorno è stato ferito o ucciso in media almeno un bambino, mentre fino a 10.000 bambini e ragazzi sono stati reclutati da gruppi armati. Soltanto per la prima metà del 2015, si parla  di 26 bambini uccisi e 110 feriti in scontri. “Nulla può giustificare il fatto che vengano colpiti intenzionalmente dei bambini o ragazzi”,  ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale. “Questi terribili crimini contro ragazzi e ragazze, che sono stati coinvolti nelle violenze tra queste fazioni, devono finire e chiunque sostenga queste violenze deve essere ritenuto responsabile.”L’UNICEF chiede alle parti in conflitto di rispettare i propri impegni secondo le leggi internazionali e di non utilizzare come obiettivi i civili o le infrastrutture, come le scuole e ospedali. Quest’ultima ondata di violenze è destinata a peggiorare le condizioni di vita dei bambini nel paese: molti stanno già subendo l’interruzione dei servizi sanitari, livelli critici di malnutrizione, la chiusura delle scuole e il reclutamento forzato in gruppi armati. L’UNICEF lavora con i partner locali per proteggere i bambini dalle violenze sia fornendo spazi sicuri per apprendere e sostegno psicologico ai più colpiti, sia negoziando con i gruppi armati per assicurare il rilascio di bambini e dare loro assistenza per reintegrarli nelle loro comunità dove possibile. Nonostante le grandi necessità, l’appello di raccolta fondi dell’UNICEF di 73,9 milioni di dollari resta è stato finanziato per meno della metà. La crisi nella  Repubblica Centrafricana è la meno  finanziata tra le altre emergenze cui l’UNICEF sta rispondendo in tutto il mondo.

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