UNICEF/migranti: nuovo Studio “Infanzia in attesa” sulla situazione dei bambini e degli adolescenti rifugiati in Germania

Pubblicato il 23 marzo 2017 - da
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Nei ultimi due anni circa 350.000 bambini e adolescenti sono arrivati in Germania con i loro genitori per cercare protezione da guerra e violenze o per un futuro migliore.

Dati generali:

  • In Germania, secondo i dati dell’Ufficio Federale per le Migrazioni e i Rifugiati, nel 2015-2016 circa 350 mila bambini accompagnati hanno presentato richiesta d’asilo; a questi si aggiungono 50.432 richieste da bambini non accompagnati; a gennaio-febbraio 2017 sono state 10.890 le richieste d’asilo per bambini rifugiati accompagnati e 1.961 per quelli non accompagnati.
  • Nel 2016 la durata media delle procedure di asilo è stata di 7,1 mesi; questi i tempi, in base al paese di origine del richiedente asilo: Siria: 3,8 mesi; Afghanistan: 8,7 mesi; Iran: 12,3 mesi.
  • I bambini rifugiati accompagnati provengono soprattutto da Siria (91.700), Afghanistan (41.882), Iraq (35.151), Albania (5.999) e Federazione Russa (5.861).

 Dati tratti dallo Studio:

  • molti bambini passano mesi e anche anni in centri di accoglienza per rifugiati che spesso non sono né sicuri né appropriati per i bambini e impediscono la loro integrazione; il 78% degli operatori intervistatiha confermato che l’assegnazione dei rifugiati ad altra destinazione è stata portata a termine entro i 6 mesi, il 22% di loro ha dichiarato che può durare da sei mesi a un anno.
  • Solo 1 centro su 3 – compreso nel sondaggio – ha indicato di avere piani di sicurezza per la protezione dei bambini rifugiati da violenze.
  • Solo 1 operatore su 3 dei centri di prima accoglienza ha indicato nel sondaggio che i bambini frequentano una scuola normale.
  • Circa la metà degli intervistati ha dichiarato che i bambini e gli adolescenti nei loro centri d’accoglienza non partecipano o partecipano solo alcune volte alla vita della comunità locale

 

A livello globale la Germania ha un ruolo guida nella risposta alla cosiddetta crisi dei rifugiati. Grazie allo straordinario impegno e alla flessibilità del Governo tedesco, delle autorità e della società civile sono stati garantiti ai rifugiati gli aiuti di base d’emergenza. Nonostante questo grande impegno, tuttavia, secondo l’UNICEF, le condizioni di vita di molti bambini e adolescenti rifugiati sono difficili. Il nuovo studio dell’UNICEF, “Infanzia in attesa”, documenta come molti di loro passino mesi e anche anni in centri di accoglienza per rifugiati che spesso non sono né sicuri né appropriati per i bambini e impediscono la loro integrazione.

Nei centri d’accoglienza i ragazzi e le ragazze vivono con molti sconosciuti in un ambiente chiuso, quasi senza privacy. Qualche volta devono sopportare condizioni antigieniche. Spesso non hanno uno spazio tranquillo per giocare e apprendere e non sono protetti adeguatamente. I bambini vengono trattati in modo profondamente diverso fra loro: per esempio, l’accesso all’asilo e a scuola può essere ristretto in base allo Stato della Germania federale al quale sono stati assegnati, da quanto tempo vivono nel centro di prima accoglienza, oppure possono subire un trattamento diverso in base al loro paese di origine o alla prospettiva di residenza permanente in Germania. Anche se alcuni di loro rimangono nei centri d’accoglienza per rifugiati solo per un breve periodo di tempo e non hanno problemi ad andare a scuola e dal dottore, altri non riescono ad usufruire di questi diritti. Questa situazione viene rilevata nel nuovo Studio condotto dall’Associazione Federale per i Bambini Rifugiati Non Accompagnati (BUMF) per l’UNICEF Germania.

“Le famiglie rifugiate non vogliono niente di più che arrivare effettivamente in Germania e ricominciare. Dare, in particolare, a questi bambini la possibilità di un nuovo inizio in Germania è un buon investimento sul loro futuro e uno degli investimenti più importanti per la nostra società”, ha dichiarato Christian Schneider, Direttore Generale dell’UNICEF in Germania. “I bambini che hanno perso la loro casa e provato sofferenze estreme devono ritornare velocemente alla normalità. Non possono perdere anche altro tempo prezioso della loro infanzia. Per questo è importante che stiano in centri d’accoglienza collettivi solo per un periodo di tempo molto limitato, che vadano all’asilo e a scuola o che comincino una formazione professionale al più presto possibile. I bambini non sono prima di tutto richiedenti asilo, migranti o rifugiati, ma bambini.”

Lo Studio mostra che molti bambini rifugiati affrontano tanti problemi, che sono aumentati a causa del flusso massiccio di rifugiati nel 2015 e nel 2016 e anche a causa di modifiche legislative. Il primo “pacchetto asilo” che è entrato in vigore a ottobre 2015, ha previsto il raddoppio, da 3 a 6 mesi, del tempo massimo in cui i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie devono stare nel centro di prima accoglienza. Il risultato dello studio ha mostrato che il tempo di soggiorno nei centri di prima accoglienza che dura più dei sei mesi previsti dalla legge non è un’eccezione: anche se il 78% degli operatori intervistati ha confermato che l’assegnazione dei rifugiati ad altra destinazione è stata portata a termine entro i 6 mesi, il 22% di loro ha dichiarato che può durare da sei mesi a un anno.

Molti centri d’accoglienza in cui le ragazze e i ragazzi passano diversi mesi non sono adeguati per bambini o famiglie a causa dei bassi standard di costruzione. I bambini e gli adolescenti si sentono sotto stress e rischiano di diventare testimoni o persino vittime di violenza in quanto devono vivere con estranei in uno spazio chiuso, qualche volta non possono chiudere a chiave le loro stanze o i servizi igienici, questi ultimi spesso inadeguati dal punto di vista igienico. Solo 1 centro su 3 – compreso nel sondaggio – ha indicato di avere piani di sicurezza per la protezione dei bambini rifugiati da violenze.

L’accesso all’istruzione è strettamente legato al tipo di alloggio. Nel periodo iniziale di accoglienza i bambini non sono autorizzati a frequentare una scuola normale in molti Stati federali. Solo 1 operatore su 3 dei centri di prima accoglienza ha indicato nel sondaggio che i bambini frequentano una scuola normale. Secondo il 47% (degli operatori), l’istruzione scolastica avviene internamente nei centri o tramite corsi di lingua. Secondo il 20% (degli operatori) le ragazze e i ragazzi non frequentano alcun tipo di scuola. Circa la metà degli intervistati ha dichiarato che i bambini e gli adolescenti nei loro centri d’accoglienza non partecipano o partecipano solo alcune volte alla vita della comunità locale. Circa 1 operatore (intervistato) su 4 dichiara che le ragazze e i ragazzi non hanno accesso ad attività ricreative, culturali o sportive fuori dai centri d’accoglienza, elemento che andrebbe a beneficio della loro integrazione nella società.

Per assicurare che tutti i bambini e gli adolescenti rifugiati siano protetti e supportati, l’UNICEF in Germania chiede che:

  • Tutti i bambini rifugiati devono avere uguale accesso a servizi di qualità come protezione, assistenza e supporto a prescindere dal loro paese d’origine o dalla loro prospettiva di residenza permanente in Germania;
  • dovrebbero rimanere per il minor tempo possibile in centri d’accoglienza collettivi non a misura di bambino;
  • inoltre, nei centri d’accoglienza, dovrebbero essere messi in atto standard vincolanti, a misura dei bambini e delle famiglie, e dovrebbero essere monitorati periodicamente da un’autorità di controllo.
  • i bambini rifugiati dovrebbero avere accesso a servizi di assistenza per la prima infanzia e all’istruzione scolastica al più presto possibile, a prescindere dal loro paese di origine o dallo stato della loro richiesta di asilo.

Lo Studio, non rappresentativo, è basato su un sondaggio quantitativo e anonimo online a cui hanno partecipato 447 operatori retribuiti e volontari dei centri d’accoglienza per rifugiati. I risultati del sondaggio sono stati integrati da interviste qualitative con 18 famiglie rifugiate e 13 interviste con esperti dalle istituzioni per il benessere dei bambini e dei giovani e da dati prodotti da ricerche documentarie.  E’ stato realizzato tra maggio e settembre 2016.

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