UNICEF: un anno dopo la dichiarazione UE-Turchia più rischi per i bambini rifugiati e migranti

Pubblicato il 21 marzo 2017 - da
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  • Anche nel 2017, circa 3.000 rifugiati e migranti – quasi un terzo dei quali bambini – sono arrivati in Grecia.

  • Solo 2.500 bambini rifugiati e migranti, dei 15.000 in età scolastica, hanno beneficiato fino ad ora del programma nazionale in lingua greca.

  • Circa la metà dei 2.100 bambini non accompagnati vivono ancora in condizioni al di sotto degli standard, fra cui circa 200 bambini non accompagnati.

 

Secondo l’UNICEF, un anno dopo la chiusura delle frontiere balcaniche e la dichiarazione UE-Turchia, che erano finalizzate a bloccare i flussi migratori di massa, i bambini rifugiati e migranti affrontano maggiori rischi di espulsione, detenzione, sfruttamento e privazione.

“Pur essendoci stata un’importante diminuzione nel numero totale di bambini in transito in Europa dallo scorso marzo, le minacce e le sofferenze che i bambini rifugiati e migranti devono sopportare sono aumentate,” ha dichiarato Afshan Khan, Direttore Regionale e Coordinatore Speciale dell’UNICEF per la Crisi di Rifugiati e Migranti in Europa. “È diventato un circolo vizioso – i bambini scappano dalle sofferenze e finiscono per scappare di nuovo o per affrontare quella che è di fatto una detenzione, o soltanto un totale abbandono.”

Gli operatori dell’UNICEF in Grecia riferiscono di livelli profondi di sofferenze e frustrazione fra i bambini e le loro famiglie, e anche di un bambino di otto anni che ha tentato pratiche di autolesionismo. Nonostante il recente miglioramento delle condizioni di vita, nei rifugi alcuni bambini non accompagnati soffrono di stress psicosociale, con alti livelli di ansia, aggressività e violenza e dimostrando comportamenti ad alto rischio, come l’utilizzo di droghe e la prostituzione. La guerra, la distruzione, la morte dei propri cari e un viaggio pericoloso, inaspriti da misere condizioni di vita nei campi intorno alla Grecia o dalle lunghe procedure di registrazione e asilo, possono provocare disordini da stress post-traumatico.

Hawar, un ragazzo di 14 anni dall’Iraq, ha detto: “Qualche volta sto bene e altre volte no. Qualche giorno sono motivato e qualche altro sono emotivamente esausto. Mi sento intrappolato. Non voglio vedere niente e nessuno del campo. Dopo che esco per un po’, di solito mi sento meglio.”

Un padre con quattro figli dall’Afghanistan, Maroof, ha detto che attraversare il Mediterraneo orientale è stata un’esperienza che ha avuto effetti psicologici negativi su di lui, sua moglie e i bambini, per la quale non hanno ricevuto assistenza. “Il comportamento dei miei figli è cambiato da quando siamo arrivati qua. Non vogliono andare a scuola e litigano. Oggi, per esempio, li ho mandati nella scuola del campo e sono usciti dall’aula. Non siamo sicuri su niente. Siamo intrappolati su un’isola e questo sta causando problemi psicologici. La mia unica felicità è quella di essere vivi.”

L’UNICEF, in collaborazione con il Governo della Grecia e con ONG partner stanno dando priorità a cure adeguate per i bambini rifugiati e migranti, per rispondere ai loro bisogni psicosociali e di salute mentale. I trasferimenti imminenti verso la Grecia, in linea con il cosiddetto “regolamento Dublino”, aggiungeranno probabilmente maggiore stress alla situazione che i bambini stanno affrontando e ulteriore pressione sui servizi esistenti.

Invece di arginare il flusso, la chiusura delle frontiere e la dichiarazione UE-Turchia hanno portato i bambini e le famiglie a prendere la situazione in mano e imbarcarsi in rotte ancora più pericolose e irregolari attraverso trafficanti, come l’UNICEF e i suoi partner avevano avvertito un anno fa. Anche nel 2017, circa 3.000 rifugiati e migranti – circa un terzo dei quali bambini – sono arrivati in Grecia nonostante la piena implementazione della dichiarazione UE-Turchia e i severi controlli di frontiera. Molti di loro continuano a passare di nascosto fra i confini in Bulgaria, nei Balcani occidentali e in Ungheria.

I bambini bloccati in Grecia e nei Balcani occidentali hanno già perso circa tre anni di scuola e attualmente affrontano diversi ostacoli, come una lingua e un sistema scolastico diversi e un altro anno ancora senza istruzione. L’UNICEF sta supportando la strategia del Ministero dell’Istruzione di integrare nelle scuole greche i bambini rifugiati e migranti bloccati. Tuttavia, solo 2.500 bambini, dei 15.000 in età scolastica, hanno beneficiato fino ad ora del programma nazionale in lingua greca.

Nonostante sforzi significativi – da parte dei governi e dei partner – circa la metà dei 2.100 bambini non accompagnati vivono ancora in condizioni al di sotto degli standard, fra cui circa 200 bambini non accompagnati in strutture con possibilità di spostamento limitato all’inizio di marzo (178 in centri di accoglienza e di identificazione nelle isole e 16 in “custodia cautelare” in celle della polizia).

 

 

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