UNICEF: Nuovo rapporto su accesso alla giustizia per bambini vittime di violenza

Pubblicato il 4 giugno 2015 - da
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La maggior parte dei bambini vittime di violenza in Europa Centrale e Orientale e in Asia Centrale non ha la possibilità di parlare e sporgere denuncia in tribunale.

 

 

unicef-logo1Roma, 4 giugno  – Secondo un nuovo rapporto regionale dell’UNICEF lanciato oggi, la maggior parte dei bambini vittime di violenza in Europa Centrale e Orientale e in Asia Centrale non ha la possibilità di parlare e sporgere denuncia in tribunale. Il rapporto, Children’s Equitable Access to Justice in Central and Eastern Europe and Central Asia, mette in luce le enormi difficoltà che i bambini affrontano nel trovare giuste e concrete soluzioni per porre rimedio alle ingiustizie e alle discriminazioni subite nelle loro vite. Allo stesso tempo, il rapporto sottolinea anche notevoli progressi nell’amministrazione della giustizia. I governi nella regione stanno notevolmente modificando le procedure nei tribunali e nelle stazioni di polizia per proteggere i diritti dei bambini, in linea con gli standard internazionali. Viene fornito sempre più il supporto legale e sociale ai bambini che sono coinvolti nei processi giudiziari. Attraverso i centri per i diritti dei bambini o le strutture legali, i bambini e le loro famiglie possono avere informazioni  sui ricorsi, ricevere consulenze legali e sociali, essere rinviati a un avvocato, a un dottore, a uno psicologo o accedere ad altri servizi. In alcuni casi, possono ricevere assistenza legale diretta per cominciare un processo giudiziario. Nell’ambito di una discussione a livello politico in cui è stato presentato il rapporto, Susan Bissel, Responsabile dell’UNICEF a livello globale per la Protezione dei bambini, ha dichiarato: “Ovunque attorno a noi, ogni giorno, i bambini sono colpiti da violenza e abuso, e solo una parte di loro ha accesso a un sistema giuridico giusto in grado di decidere per il loro superiore interesse.” “Il diritto di accedere alla giustizia sembra ancora, nella testa di molti, inconcepibile quando si tratta di bambini. Chiediamo ai Governi e ai partner di includere specifici diritti e necessità dei bambini nelle riforme della giustizia a tutti i livelli.” La discussione è stata co-organizzata dall’Ufficio Regionale UNICEF e l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali in collaborazione con l’Intergruppo del Parlamento Europeo per i Diritti dell’infanzia. Altre violazioni dei diritti dei bambini nella regione sono ancora sotto registrate o non affrontate in tribunale. Queste comprendono:

–      Negare ai bambini con disabilità di poter andare a scuola o la separazione forzata dalle loro famiglie;

–      Negare l’accesso al sistema sanitario, a carte d’identità o a benefici del welfare sociale ai bambini rom o di famiglie povere nelle aree rurali.

–      Trascurare il superiore interesse dei bambini in questioni relative al loro affidamento in procedimenti di divorzio.

Le decisioni giuridiche o amministrative su queste o altre violazioni di diritti possono costituire un precedente per altri bambini e avere un impatto sul cambiamento del loro futuro. Secondo il rapporto, le convinzioni sociali e culturali radicate hanno reso inaccettabile, per i bambini nella regione, aprirsi con un adulto estraneo all’ambiente familiare circa violazioni di diritti dei bambini a casa, a scuola o nelle comunità e ancor meno accettabile presentare un reclamo attraverso il sistema giuridico, per paura di subire ritorsioni verso se stessi o la loro famiglia. Lo studio regionale è focalizzato su Albania, Georgia, Kyrgyzstan e Montenegro, ed è stato condotto dall’International Development Law Organization. In tutti i paesi in cui è stata realizzata l’indagine, la maggior parte dei bambini ha dichiarato di non esser a conoscenza di nessun servizio specifico e delle risorse a cui potersi appellare in un momento di difficoltà. Tra i gruppi più vulnerabili ci sono i bambini nati in povertà, i bambini delle comunità rom e i bambini con disabilità. Quando hanno affrontato procedimenti giudiziari, i bambini hanno dichiarato di non aver ricevuto assistenza legale specializzata e di aver dovuto affrontare procedure lunghe e complesse.

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