Un testimone da ricordare

Pubblicato il 25 luglio 2017 - da
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Una riflessione sul grande Indro Montanelli in occasione della celebrazione della sua scomparsa avvenuta il 22 luglio del 2001

 Di Gianni Pezzano

 

Una volta quel che sto per scrivere in questo articolo sarebbe stato impossibile per un personaggio che non solo ha scritto capitoli, in tutti i sensi, della Storia del nostro paese, ma era anche parte attiva della vita giornalistica, culturale e anche politica del paese.

In questi giorni in cui alcuni siti hanno ricordato il 16° anniversario della morte di Indro Montanelli, possiamo solo ricordare con tristezza un suo commento tra le migliaia di articoli e moltissimi libri, “la memoria degli italiani per i suoi autori è scritta sull’acqua”. Purtroppo, sembra proprio il destino anche per l’uomo che è universalmente riconosciuto come il nostro giornalista più importante.

 

Condanna a morte

Montanelli era senza dubbio un testimone scomodo e spesso le sue opere non erano ben viste dalle autorità e non solo a Roma. Basti pensare che fu condannato a morte dai tedeschi nel periodo dopo l’8 settembre 1942 a causa della sua amicizia pericolosa con la Principessa Maria José e, paradossalmente fu condannato e gambizzato dalle Brigate Rosse perché “fascista” e rappresentante di una società corrotta.

Come accadde spesso nella sua vita, il primo caso ha portato a un libro e poi un film di Roberto Rossellini, “Il Generale della Rovere”. Entrambi erano contestati all’epoca, ma come sempre nella sua vita i temi delle sue parole erano note dolenti e vere della Storia del nostro paese.

Questo vale anche per il secondo caso dove è diventato allo stesso tempo il soggetto e l’autore di servizi su episodi del terrorismo che tormentava il Bel Paese e che ci siamo dimenticati nei decenni passati da allora. Incredibilmente dopo l’attentato è nato un rapporto di amicizia e poi di stima tra il giornalista e i suoi aggressori, che nel luglio del 2001 ha portato i due ex brigatisti rossi ad esprimere pubblicamente la loro tristezza alla sua morte rendendo onore alla sua memoria.

Indro Montanelli non era un personaggio facile e senza dubbio la sua vita era accompagnata da controversie per le sue idee e il suo occhio critico. Però, le sue rubriche e i suoi libri sono anche tra le migliori opere per comprendere i cambiamenti enormi nel nostro paese nel corso dell’ultimo secolo, proprio dalla sua nascita nel 1909.

 

Storia italiana e mondiale

In quegli anni e particolarmente negli anni 30, 40 e 50 Montanelli ha anche potuto testimoniare episodi fondamentali per la storia mondiale.

Da ufficiale dell’esercito coloniale italiano fece parte dell’ultima vera guerra coloniale, ebbe un ruolo controverso come giornalista nella guerra civile spagnola che gli costò la punizione da parte delle autorità fasciste e un periodo di esilio all’estero prima di riprendere la sua carriera da cronista.

Fu testimone in fasi importanti dell’invasione tedesca della Polonia che diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale e vide in loco le due guerre tra la piccola Finlandia e l’Unione Sovietica nel 1940. Vide il ruolo britannico nell’invasione tedesca della Norvegia e la guerra nei Balcani prima di tornare in patria per poi trovarsi nel morso degli intrighi politici tra chi voleva far uscire l’Italia dalla guerra e  i servizi segreti che fornirono le cartelle ai tedeschi, che furono il motivo per il suo arresto e condanna a morte.

Dopo la guerra, ben conscio del fatto che era ancora troppo controverso per tornare a lavorare in Italia, Montanelli continuò a fare il cronista in  quattro continenti e nel corso dei suoi servizi da testimone vide la fine dell’occupazione alleata del Giappone, la guerra in Corea, l’inizio delle guerre coloniali in Vietnam e Algeria, la divisione tragica che ancora oggi è la causa di morti tra l’India indù e il Pakistan musulmano tanto criticata dal Mahatma Gandhi, la nascita di Israele e altri episodi importanti.

Il suo reportage internazionale più importante fu senza dubbio la Battaglia di Budapest in seguito al tentativo del Partito comunista ungherese di poter realizzare la propria versione del comunismo che fu schiacciato dai carri armati sovietici e causò la fuga all’estero di centinaia di migliaia di ungheresi per evitare le inevitabili rappresaglie dei servizi segreti di Mosca. Tristemente oggigiorno il governo magiaro ha dimenticato quando erano i loro cittadini a essere soccorsi da paesi come le Germania, la Francia e anche l’Italia…

 

Guerra giornalistiche

 Al ritorno in Italia la sua presenza è stata sempre ingombrante non solo perché aveva un occhio critico su quel che vedeva, ma soprattutto per la sua concezione del ruolo del giornalista nel raccontare quel che vede. Con l’inevitabile scontro tra la lui e la direzione del Corriere della Sera e soprattutto con la sua proprietaria Giulia Maria Crespi, all’epoca Montanelli lasciò (o fu cacciato secondo quale versione della storia leggi) dal giornale del quale era il gonfaloniere.

Fondò un giornale nuovo con il nome de “Il Giornale” che con il tempo è diventato il campo di battaglia tra Montanelli e il socio entrato per salvarlo dal collasso finanziario dopo l’attentato brigatista a suo danno. Il giornale doveva essere il modello del giornalismo sognato da Montanelli, fatto da giornalisti che non dovevano essere “sotto il mantello del proprietario” come scrisse nel suo primo editoriale. Purtroppo, questo sogno non durò molto. La rottura arrivò nel 1994 quando il nuovo socio, Silvio Berlusconi, decise di entrare nella politica formando il proprio partito politico.

Il rifiuto di Montanelli a trattare favorevolmente il nuovo partito berlusconiano portò all’uscita di Montanelli e la formazione di una testata nuova, “La Voce”. Ma, come disse Montanelli dopo, il tempo della crociate giornalistiche era finito e il nuovo esperimento chiuse i battenti dopo due anni. Eventualmente Montanelli tornò alla sua vecchia casa, il Corriere della Sera, diventando l’opinionista più importante e letto del giornale di via Solferino.

La lotta con Berlusconi è continuata in scambi di parole e nel corso degli anni molti politici della Casa della Libertà cercarono di smentire i commenti del giornalista di Fucecchio. Queste lotte sono continuate fino alla morte di Montanelli.

 

Altre opere

Però sarebbe uno sbaglio considerare Indro Montanelli soltanto un giornalista, come voleva essere ricordato e che è il titolo di un libro testimonianza che scrisse con la collaborazione di Tiziana Abate, uscito dopo la sua morte.

Montanelli ha scritto anche una serie fortunata e importante di libri nei quali racconta in un modo chiaro la Storia d’Italia partendo sin dai Greci e i Romani fino alla fine dell’ultimo millenio. Benché non sia una serie “accademica” è probabilmente la migliore opera per chi vuole cominciare a imparare la Storia del paese culturalmente più importante del mondo.

Tra le sue opere più importanti ci son gli “Incontri” dove Montanelli fornisce ai suoi lettori ritratti scritti di personaggi che ha incontrato nel corso dei suoi giri del mondo. Sono opere affascinanti e divertenti che ci fanno capire come i personaggi storici siano anche e soprattutto persone con i loro tic e stravaganze.

 

Strano destino

Purtroppo, malgrado la sua importanza,  il Bel Paese sta lentamente dimenticando Montanelli e già ora quelli che ora iniziano l’università non sanno chi fosse.  Quando scrisse la frase della memoria storica del Bel Paese si riferiva ad autori come Dino Buzzati (un suo ex collega al Corriere della sera),  ma ora rischiamo che sia proprio lui a essere dimenticato dal grande pubblico.

Incredibilmente Indro Montanelli è sconosciuto del tutto dal grande pubblico internazionale che considera Oriana Fallaci la nostra unica grande giornalista. Questo malgrado il fatto che nel 1994 il World Press Council nominò Montanelli tra gli Eroi della stampa mondiale per la sua lotta della vita, quella della libertà di stampa per la quale ha rischiato la vita più volte, non solo in prigione sotto i tedeschi, ma anche nei campi di battaglia e nelle controversie politiche nel corso degli anni.

È ora che Indro Montanelli e le sue opere siano conosciute fuori dal nostro paese. In fondo sarebbe il miglior modo di onorare il suo lavoro e il suo impegno per la libertà di stampa.

 

Quando?

Ora bisogna chiederci seriamente, perché non è ancora uscito un tale libro in inglese e nelle altre lingue del mondo? La risposta a questa domanda è difficile da spiegare, ma abbiamo l’obbligo di garantire che Indro Montanelli sia finalmente riconosciuto dal pubblico mondiale che rimarrebbe meravigliato allo scopo e la quantità del suo lavoro.

Infine, non dobbiamo limitare questo lavoro solo a Indro Montanelli. L’Italia ha prodotto altri giornalisti/autori che pian piano stanno sparendo senza traccia perché abbiamo scritto i loro nomi sull’acqua.

Dopo Montanelli dobbiamo ricordare altri grandi testimoni della stampa italiana come Dino Buzzati, già nominato, Guido Piovene, Luigi Barzini (padre e figlio), Curzio Malaparte, Giorgio Bocca, Enzo Biagi e Tiziano Terzani. E questi sono solo alcuni dei nomi che dobbiamo ricordare e onorare facendoli conoscere al grande pubblico internazionale.

Quando inizieremo a farlo?

 

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