Un pittore di nome Leonor

Pubblicato il 13 giugno 2015 - da
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Il romanzo di Corrado Premuda – Editoriale Scienze, che narra la vita di Leonor Fini, artista di grande talento realmente esistita e vissuta a Trieste ad inizi 1900

Di Francesca Rossetti

leonor-fini---310-310Roma, 13 giugno – Una bambina ribelle a scuola, contesa fra i genitori dopo la separazione e che la madre farà travestire da maschietto per non farla riconoscere dal padre che arriva spesso di sorpresa per rapirla: questo e tanto altro nel romanzo “Un pittore di nome Leonor” di Corrado Premuda – Editoriale Scienze, che narra la vita di Leonor Fini, artista di grande talento realmente esistita e vissuta a Trieste ad inizi 1900. Il romanzo è ambientato all’indomani dell’uccisione dell’Arciduca Francesco Giuseppe e di sua moglie e la protagonista, ribelle alle istituzioni e che cambia spesso scuola anche per via dei suoi racconti stravaganti che suppliscono alla figura del padre tornato a vivere in Argentina, vive brillanti avventure conoscendo artisti molto importanti all’epoca dell’impero asburgico quali Italo Svevo, amico dello zio avvocato. Il suo talento artistico si sviluppa nella pittura e Leonor ha interessi particolari sui soggetti che la ispirano, fra cui i defunti dopo la scomparsa della maestra elementare all’età di 7 anni e successivamente del nonno. Bellissime le descrizioni dei paesaggi marini di Trieste, dei palazzi nobiliari nei quali si svolge la storia e dello splendido rapporto della bambina con gli animali che diventano i suoi compagni di gioco: prima il gatto Cioci, poi il coniglio al quale ogni giorno va a dare da mangiare, fino a quando, dopo la guerra e il cibo razionato, torna la carne sulle tavole imbandite e Leonor scopre che il suo amichetto della campagna è purtroppo finito in padella. Il rapporto fra i genitori è molto evidente nelle differenze culturali: Malvina è di origine ungherese e dalmata ed ha sempre vissuto a Trieste, mentre Erminio è argentino e nella sua ottica la donna è sottomessa al volere del marito: ecco quindi che lei sceglie di non tornare più a Buenos Aires e di rimanere con la figlia ed i parenti nella sua città natale. Trieste è viva davanti agli occhi del lettore quando si parla della bora e del Castello di Miramare, dove Leonor va spesso a disegnare, e si respira il profumo della nobiltà fino al giorno del rimpatrio delle salme da Sarajevo: in quel momento la piccola comincia a capire che nella vita esistono anche i momenti dolorosi ed è la prima tappa importante della sua crescita, costellata di lezioni di bon ton e tedesco delle insegnanti private che la seguono nella bellissima casa piena di libri e con un pianoforte antico che la bambina spesso suonerà con suo cugino Oscar. Il suo temperamento ribelle e sfrontato incarna perfettamente la tipologia della cultura austro-ungarica e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale vedrà la partenza dello zio Ernesto per il fronte. Singolare l’episodio in cui Leonor parla della sua famiglia a scuola: dice di essere figlia di Sua Maestà il Gatto dal quale ha ereditato gli occhi felini, ed anche questo indica un rapporto speciale che ha con gli animali oltre che con l’arte, passione che le fa vincere un importante premio a soli 4 anni. Il rapporto con la religione è molto particolare, dato che Leonor proviene da una famiglia non praticante ma un giro entra in sacrestia e ruba alcune ostie che poi userà per un suo disegno, quasi una miscela di sacro e profano, due aspetti che l’arte spesso accomuna, e da adolescente inizia a seguire le lezioni di un importante Maestro di Trieste e fa amicizia con un artista del tempo, Arturo Nathan, con il quale condivide anche la passione per la filosofia oltre che il carattere anticonformista.Gli anni passano e Leonor diventa sempre più brava nel ritratto fino al giorno in cui un importante Ministro residente a Milano la contatta per farsi ritrarre assieme ai suoi famigliari: all’arrivo alla stazione, però, l’autista pensa di trovarsi di fronte ad un pittore uomo e rimane molto colpito al vedere arrivare invece una ragazza di talento oltre che bella. La nuova vita milanese porta la Nostra a nuovi incontri fra i quali Carlo Carrà, Giorgio De Chirico e suo fratello Alberto Savinio e ben presto viene organizzata una mostra di suoi soggetti femminili ed arriva l’amore nella sua vita con il nobile siciliano Lorenzo che ha casa a Parigi. Da sempre Leonor sogna la Ville Lumière, città per eccellenza dell’arte con il Quartiere Latino ed i bistrot all’ombra delle Torre Eiffel ed accetta subito di trasferirsi lì. Ma ecco che il destino ha in serbo per lei un altro importante incontro: sul treno conosce il pittore De Pisis, già famoso a Parigi, che si offre di aiutarla nella sua nuova carriera in Francia. E’ l’epilogo di una vita bellissima ed avventurosa che accompagna Leonor verso il successo grazie alla sua determinazione: infatti a chiunque le chieda quale lavoro svolge lei risponde “Sono un’artista”, certa già di essere nell’olimpo delle celebrità. Questo splendido romanzo è un valido tributo alla memoria di Leonor Fini, alla quale Trieste ha dedicato un giardino e che si annovera fra i nomi di rilievo di questa bellissima città quali Italo Svevo e James Joyce.

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