Un giorno di festa all’anno non basta

Pubblicato il 11 giugno 2017 - da
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Per gli italiani all’estero la Festa della Repubblica è l’occasione per manifestare l’orgoglio di essere italiani, ma è necessario alimentare questo sentimento giorno per giorno creando una rete culturale che dia un plus valore ‘all’italianità’ nel mondo

di Gianni Pezzano

 

Nei giorni della Festa della Repubblica ci vuole poco tempo su Facebook per vedere i post dei parlamentari italiani eletti all’estero e dalle varie comunità italiane in giro il mondo con le foto e i commenti a riguardo della nostra festa nazionale. Infatti l’occasione è diventata il modo per festeggiare il nostro orgoglio d’essere italiani, soprattutto da parte dei nostri connazionali di prima generazione e i loro discendenti all’estero. Perciò bisogna chiederci se un giorno sia abbastanza per fare capire perché siamo fieri del nostro paese e delle nostre origini.

In poche parole la risposta è negativa, ma non in senso di disprezzo verso il motivo della festa come fanno alcuni in Italia, ma perché come paese dobbiamo capire che abbiamo l’obbligo di fare sapere a tutti i motivi del  nostro orgoglio.

 

LUOGHI COMUNI

 

Fin troppo spesso quando si parla del Bel Paese abbiamo il vizio di trattare la nostra Patria con luoghi comuni che spesso ci fanno dimenticare che abbiamo un patrimonio storico/culturale senza pari nel mondo.

Nel guardare le pagine sui social media degli italiani all’estero, vediamo immagini della nostra cucina, di alcuni cantanti famosi, di squadre di calcio e dei luoghi italiani più celebri a livello mondiale come il Colosseo e Venezia. Purtroppo questa mentalità ha l’effetto di diminuire la nostra conoscenza delle ricchezze contenute in un paese geograficamente piccolo ma ricco di storia.

I nostri parenti e amici all’estero vivono in paesi con forti culture autoctone, come quella anglosassone e di lingua spagnola, e quindi gli oriundi a scuola hanno poca possibilità di conoscere il loro patrimonio tranne le linee generali con riferimenti alla storia dell’Impero romano e la gloria del rinascimento. In fondo non hanno mai potuto capire quel che il nostro paese ha prodotto non solo culturalmente, ma in tutti i rami della scienza e in ogni campo della vita umana.

Perciò come paese dobbiamo fornire ai nostri connazionali all’estero i mezzi per poter imparare cosa vuol dire veramente essere italiani.

 

SUCCESSI, SPORTIVI E NON

Due occasioni hanno dato prova di quanto gli oriundi abbiano voglia di festeggiare le imprese del paese delle loro origini.

Nel 1982 milioni di oriundi in tutti i paesi hanno festeggiato la vittoria degli Azzurri ai Mondiali di Spagna. All’epoca alcuni in Italia hanno criticato questo atteggiamento come banale, senza capire il fatto fondamentale di queste celebrazioni.

Per molti di noi nati all’estero nei due decenni di grandissima emigrazione italiana dopo la guerra, la vittoria della Nazionale di Bearzot ci ha dato la prima vera possibilità di poter festeggiare le nostre origini. Fino ad allora non avevamo i mezzi per poter rispondere alle battute e le ironie nei nostri riguardi a scuola e al lavoro, e l’immagine di Dino Zoff che solleva la Coppa del Mondo era una prova innegabile agli occhi del mondo di cosa siamo capaci di fare.

La seconda occasione era la vittoria agli Oscar di Roberto Benigni  con il suo film “La Vita è bella” che ha ottenuto successi inattesi, soprattutto da parte di critici in Italia, che non vedevano di buon occhio il film. La scena della sua festa all’annuncio di Sophia Loren per l’Oscar da migliore attore e poi il suo discorso nella sua versione personale dell’inglese hanno dato a noi oriundi grande gioia e soddisfazione e per alcuni la voglia di poter fare anche noi qualcosa di personale e innegabilmente italiano.

Ma la lezione di Benigni era anche un’altra e viene proprio dal suo discorso in inglese quel giorno. Lui ha espresso in una lingua che noi tutti nei paesi anglosassoni abbiamo potuto capire, le emozioni che avevamo tutti in quell’occasione. Tristemente pochi oriundi hanno una vera padronanza della lingua che ci definisce.

 

LA CHIAVE ALLE NOSTRE ORIGINI

 

Per dare agli oriundi motivi veri d’essere fieri della loro identità dobbiamo iniziare dalla base principale del nostro essere.

Dobbiamo cominciare con la consapevolezza che la chiave per promuovere la nostra Cultura, il nostro paese e le nostre imprese devono essere le nostre lingue. Dobbiamo riconoscere i limiti linguistici degli oriundi e fornire opere italiane e anche i siti internet nelle lingue dei paesi di nascita e di residenza.

Dobbiamo spiegare agli oriundi che ci sono motivi veri per imparare l’italiano e non solo perché è l’elemento essenziale per farci definire come italiani. Al momento RAI World trasmette i programmi nella nostra lingua ma bisogna chiederci se esiste un futuro a lungo termine per il nostro portale internazionale se non iniziamo a renderlo valido anche per quelle generazioni che hanno perso contatto con i nonni, che erano le fonti della conoscenza della lingua delle loro origini. Non dobbiamo ignorare il fatto che fornire sottotitoli nelle altre lingue rende RAI World accessibile a un pubblico nuovo e per decenni nel futuro.

Con la conoscenza delle opere italiane in traduzione viene poi la voglia di volerle conoscere anche nelle versioni originali, come anche di voler conoscere altre opere italiane mai tradotte in altre lingue. Nell’insistere che le promozioni delle lingue si facciano solo in italiano limitiamo il numero di persone coinvolte nei programmi di promozione all’estero.

Questo discorso non vale solo per la letteratura italiana, ma anche per il nostro cinema, il teatro e soprattutto per i nostri cantanti, particolarmente i grandi cantautori come Fabrizio de André che sono poco conosciuti all’estero, proprio perché le loro opere hanno il massimo impatto solo in lingua italiana.

 

SFIDA

 

Nel far crescere la voglia di imparare la nostra lingua e insegnare quegli aspetti della nostra Cultura poco conosciuti all’estero, forniremo ai nostri parenti e amici all’estero ancora più motivi per essere fieri del loro passato e magari aumentare ancora di più la voglia di voler visitare il paese dei loro nonni e magari anche assumere un ruolo sempre più attivo nella promozione della nostra Cultura ai non italiani.

E questo non si fa con cerimonie ufficiali una volta all’anno, anche se in giro per il mondo.

Questo lavoro di promozione deve procedere ogni giorno dell’anno in tutti i continenti per fare capire ai nostri oriundi e di conseguenza anche ai loro amici e compagni di lavoro che la Cultura italiana, in tutta le sue varietà, Alta Cultura e anche Cultura popolare, è molta più ricca e importante di quel che spesso viene presentato all’estero nelle scuole e nelle riviste internazionali.

Questa è la vera sfida del nostro paese, che dobbiamo accettare e vincere perché è la chiave per fare capire ancora di più al mondo quel che ripetiamo ogni giorno in Patria e che non è ancora apprezzato all’estero, che abbiamo il Patrimonio culturale/storico più ricco del mondo.

 

 

 

 

 

 

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