Tombe Gattamelata al Santo: la riscoperta di frammenti tessili del XV e XVI secolo e l’avvio del progetto di restauro dei tessuti

Pubblicato il 28 giugno 2016 - da
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Sono gli unici tessili di lusso del XV e XVI secolo ritrovati fino a oggi nella città di Padova

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La riscoperta di frammenti tessili delle Tombe Gattamelata, al Santo, e l’avvio del progetto per il loro restauro, presentati oggi a Padova, rivestono un notevole interesse storico. Questi frammenti provenienti dalle Tombe della Cappella Gattamelata, oggi Cappella del Santissimo Sacramento in basilica di Sant’Antonio, sono infatti gli unici tessili di lusso del XV e XVI secolo ritrovati e disponibili a Padova. Un unicum dunque nella città del Santo, reso ancora più speciale dalla generale scarsezza di questo tipo di reperti. Conservati nella Pontificia Biblioteca Antoniana, servizio della Delegazione Pontificia per la basilica di Sant’Antonio in Padova, e quindi non disponibili alla pubblica fruizione, fino a oggi non erano mai stati studiati né tantomeno restaurati. Dopo un’indagine preliminare e le prove funzionali al restauro, in questi giorni i preziosi tessili sono stati affidati alle cure della restauratrice Anna Passarella del Laboratorio di restauro Giordano Passarella di Campodarsego. Il progetto è promosso dalla Veneranda Arca di S. Antonio, dalla Pontificia Biblioteca Antoniana e dal Lions Club Padova Carraresi, sotto la supervisione della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso. Il progetto si avvale del sostegno della Fondazione dei Club Lions del Distretto 108 Ta3 e si realizza grazie alla generosità di privati (Nastrificio Victor SPA, Primarete Viaggi e Vacanze, Ersilia Bertazzo, Ivana Zuin e Alfredo Mazzon). Il progetto di studio, restauro e valorizzazione darà un contributo alla conoscenza dei rari e preziosi beni: prevede oltre allo studio storico-artistico anche l’analisi chimico fisica dei tessuti e dei materiali di risulta, allo scopo di ricostruirne con certezza natura e provenienza. La responsabilità scientifica del progetto è condivisa, per le rispettive competenze, tra le professoresse Giovanna Baldissin Molli, del Dipartimento dei beni culturali dell’Università degli Studi di Padova e socia del LC Padova Carraresi, e Gabriella Salviulo, del Dipartimento di Geoscienze del medesimo ateneo e Presidente del LC Padova Carraresi per l’anno sociale 2015-2016. Il loro restauro appena iniziato e la successiva esposizione nelle sale del Museo Antoniano rappresentano il completamento per la valorizzazione e la restituzione alla cittadinanza di questi “beni culturali” di inestimabile valore storico per la città. I frammenti tessili forse di originario colore rosso, con fili d’argento e motivi floreali, erano custoditi in due cornici con vetro. Lo spostamento verosimilmente frettoloso dalla Cappella Gattamelata alla biblioteca antoniana è avvenuto, con ogni probabilità, negli anni Venti del Novecento, in occasione del rifacimento della cappella oggi denominata del Santissimo Sacramento. Il loro interesse storico è di notevole portata anche perché questi tessili costituiscono l’occasione per riportare l’attenzione sulla Cappella Gattamelata, voluta e fatta decorare da Giacoma da Leonessa, vedova del condottiero Erasmo Da Narni, detto il Gattamelata, per seppellirvi il marito e il figlio Giovanni Antonio. Appartengono dunque a una potente famiglia particolarmente influente nella città e soprattutto nella basilica del Santo, in cui i Gattamelata a partire dalla metà del Quattrocento ebbero un ruolo di finanziatori e donatori in diverse iniziative artistiche, intrecciando le vicende della loro famiglia con quelle del santuario antoniano. Le due tombe, rispettivamente sulla parete di sinistra rispetto a chi guarda (il padre) e di destra (il figlio), sono la sola parte superstite quattrocentesca della cappella. L’ipotesi di partenza è che queste vesti appartenessero a una sepoltura femminile. Tra il 1465 e i primi anni del Cinquecento nella cappella furono inumate almeno tre donne: Giacoma da Leonessa; Caterina, figlia naturale di Giovanni Antonio Gattamelata, e quindi nipote di Giacoma ed Erasmo; un’altra Giacoma, figlia naturale di Gentile da Leonessa (parente della prima Giacoma e compagno d’armi di Erasmo). Le analisi in corso potranno rivelare nuovi elementi sui questi lussuosi abiti, a partire dal materiale e dal colore, e forse anche su chi li aveva indossati. I dati che emergeranno potranno trovare uno strumento di confronto negli inventari, visto che sono già noti e pubblicati il corredo di Caterina e l’inventario dell’eredità Gattamelata del 5 marzo 1467, costituente una vera e propria miniera di informazioni. Senz’altro ulteriori informazioni potranno essere rinvenute nell’Archivio della Venerando Arca, ora riordinato, inventariato e aperto agli studiosi. Per quanto riguarda il restauro, la prima fase iniziata in questi giorni prevede la campagna fotografica dei frammenti tessili e l’aspirazione tramite microaspiratore ad ago munito di filtro per la raccolta delle polveri destinate alle analisi chimico fisiche. Tutti i punti di prelievo sono segnalati su un apposita scheda tecnica e confermati da documentazione fotografica. La fine dell’intervento è prevista per inizio autunno.

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