Stop al carcere per i giornalisti accusati di diffamazione, unica sanzione una multa

Pubblicato il 18 ottobre 2013 - da
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img-_innerArt-_camera-dei-deputati-La Camera ha approvato il testo di legge che elimina il carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Obbligatoria la rettifica

Roma, 18 ottobre – Con 308 voti a favore e 117 contrari la Camera ha approvato la nuova normativa sul reato di diffamazione a mezzo stampa, eliminando il carcere per i giornalisti. Il provvedimento passa all’esame del Senato per l’approvazione definitiva ed introduce il diritto di rettifica  da parte dell’offeso senza alcun commento esterno. L’unica sanzione che il testo prevede è una multa da cinquemila a diecimila euro. Solo nei casi in cui l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato falso, la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità, la  multa aumenta per un importo che va da ventimila a sessantamila euro. La rettifica, obbligatoria, può essere valutata dal giudice come motivo di non punibilità del giornalista querelato. Lo stesso, se condannato, vedrà pubblicata la sentenza di condanna e se recidivo, potrà essere interdetto dalla professione per un periodo che va da uno a sei mesi. La legge include i suoi effetti anche alle testate giornalistiche online registrate presso le cancellerie dei tribunali con esclusione dei blog. Per il delitto di diffamazione commesso mediante comunicazione telematica è competente il giudice del luogo di residenza della persona offesa. Positiva la reazione di  Odg ed  Fnsi che auspicano che in Senato sia possibile perfezionare  meglio il nuovo testo di legge che tutela la libertà di informazione, inserendo opportuni correttivi . “In ogni caso, allo stato, va salutata certamente come positiva la cancellazione del carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa, circostanza che, oltre ad essere un mostro giuridico fuori del tempo, ha causato anche di recente l’esposizione dell’Italia alla condanna da parte della Corte di Giustizia Europea per i Diritti dell’Uomo” ha commentato Franco Siddi, Fnsi .

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