Siria, Usa verso l’attacco: schierata la sesta nave da guerra nel Mediterraneo

Pubblicato il 31 agosto 2013 - da
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ObamaLa Francia appoggia gli l’America, ma il Parlamento inglese dice “no” alla richiesta di Cameron e nega l’autorizzazione alla guerra. Tam tam di proteste contro l’intervento davanti ambasciate americane in diversi Paesi. 

Roma, 31 agosto – L’attacco alla Siria da parte di Stati Uniti e Francia sembra imminente. Dopo giorni in cui si sono rincorsi annunci, smentite e inviti a privilegiare la strada della diplomazia, i due Stati sono convinti che il regime di Assad abbia utilizzato armi chimiche per fare strage di civili e questo giustifica un attacco. Ne è convinta soprattutto l’America che attraverso il segretario di Stato, John Kerry, lo ha messo in chiaro: “Sappiamo da dove sono stati lanciati i missili, sappiamo l’ora e sappiamo dove sono atterrati. Partivano da zone controllate dal regime e finivano su zone controllate dall’opposizione”, ha detto Kerry citando l’esito del rapporto di intelligence messo a punto dagli esperti americani.

E poi ha aggiunto: “L’attacco compiuto il 21 agosto scorso alla periferia di Damasco con armi chimiche ha provocato 1.429 morti, tra cui 426 bambini. Questo è quello che ha fatto Assad al proprio popolo”. Ma il regime di Assad si difende dalle accuse e attraverso il ministero degli Esteri ha sapere che quanto detto da Kerry  “sono menzogne”.  “Ciò che l’amministrazione americana descrive come prove inconfutabili- spiega una nota- non sono che stanche leggende fatte circolare da oltre una settimana da parte dei terroristi”, cioè dei ribelli, “con la loro quota di menzogne e di favole interamente fabbricate ad arte”.
La sentenza, però, sembra già scritta ancora prima che i 13 inviati dell’Onu, guidati da Ake Sellstrom per indagare appunto sull’utilizzo delle armi chimiche, presentino la loro relazione. Questa mattina, infatti, alle 7.40 (5.40 in Italia) gli ispettori hanno lasciato il Paese diretti in Libano. Ma per i risultati potrebbero volerci due settimane. Un tempo che non sembrano disposti ad attendere Francia e Stati Uniti che hanno schierato una sesta nave da guerra nel Mediterraneo orientale. La decisione di Barack Obama non è ancora arrivata ma fonti del Pentagono riferiscono che all’anfibio Uss San Antonio, con a bordo centinaia di marines, si è aggiunta ai cinque cacciatorpediniere americani armati con missili da crociera già presenti nell’area. nave usa
A livello internazionale i sostenitori di un possibile attacco in Siria hanno subito la perdita degli inglesi. Il primo ministro David Cameron, infatti, esce sconfitto dal voto preliminare sull’intervento armato in Siria. Con 285 voti contro 272 i membri del Parlamento hanno respinto la richiesta del governo di assicurarsi un’autorizzazione preliminare all’intervento militare contro il regime di Damasco. Anche l’Italia non vede di buon occhio l”intervento in Siria. Secondo il ministro degli Esteri, Emma Bonino, un attacco militare contro il regime siriano rischia di produrre una “deflagrazione mondiale” a seguito di una “ovvia reazione di Damasco” . E poi: “Si comincia sempre così, con gli attacchi mirati, senza mandato dell’Onu, e la Siria ovviamente reagirà”.  “Il deflagrare del conflitto siriano può costruire un incendio non solo per la regione mediorientale ma per il mondo intero”, ha aggiunto il ministro della Difesa Mario Mauro, che ha invoca il voto del Parlamento britannico contro l’intervento come un “monito” alla “prudenza” che “rafforza le ragioni di chi è deciso a trovare una soluzione politica”.
Il “no” alla guerra, però, oltre alle posizioni di alcuni  Stati, arriva anche dalle proteste davanti alle ambasciate statunitensi di molti Paesi. Ieri il tam tam è partito davanti alla Casa Bianca dove è stato ribadito il “no a un ulteriore massacro di civili, no a una guerra costruita sulla menzogna come in Iraq”.  Da Atene la piazza mobilitata dai Comunisti greci ha rinfacciato a Washington una nuova “guerra imperialista”. In Turchia, invece, le proteste hanno riguardato la base aerea di Incirlik, da cui i caccia americani potrebbero decollare, per le loro missioni. Ma le proteste si sono svolte anche in Italia davanti all’ambasciata americana a Roma e domani continueranno davanti il Consolato Usa, in largo Donegani a Milano.

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