Roséxpo 2016 3° salone internazionale dei vini rosati

Pubblicato il 7 giugno 2016 - da
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Rosati: ispiriamoci alla comunicazione vocazionale della Provenza. Ripartiamo dalla comunicazione e dalla formazione. Dal 9 all’11 giugno 2017 la prossima edizione di Roséxpo

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Roma, 7 Giugno – Più di 2500 i bicchieri che si sono riempiti di rosati salentini, ma anche italiani e stranieri, a Roséxpo 2016 – III Salone Internazionale dei Vini Rosati che si è tenuto dal 3 al 5 giugno presso il Castello Carlo V a Lecce. Grande successo di pubblico e consensi per la kermesse che ha visto tantissimi winelovers riempire le sale dell’imponente Castello che hanno ospitato oltre 180 etichette italiane in degustazione, 46 quelle straniere provenienti da 14 diversi territori, masterclass, degustazioni guidate, seminari. Affollatissimo anche il cortile animato da un ricco programma tra, luci, suoni, tradizioni, opere d’arte, libri, danza, musica live, aperitivi e proposte food gourmet. Soddisfatti gli organizzatori e pienamente convinti i giornalisti e i referenti delle guide nazionali intervenuti in un press tour che ha voluto raccontare i vini del Salento attraverso l’emozione di vivere il territorio nella sua offerta più completa e accattivante.  Dopo i bilanci, per deGusto Salento, l’associazione dei produttori di Negroamaro che da tre anni è promotrice di Roséxpo, è tempo di visione e programmazione partendo dagli spunti giunti dalle interessanti tavole rotonde e dalle degustazioni guidate che hanno messo a confronto vini e produttori di diversi territori. «Bisognerebbe ispirarsi al modello produttivo dell’Abruzzo e a quello di marketing della Provenza, dove territorio e immagini emozionali, accompagnano il racconto del vino e ne diventano valore aggiunto» ha detto Aldo Fiordelli, tra i curatori della Guida de L’Espresso. Bisognerebbe ripartire da una considerazione oggettiva, come suggerisce Barbara Toschi di Kippis, «la Puglia, tranne sporadici casi, è quasi completamente assente dalle carte vini italiane». L’’invito ai produttori a credere più in loro stessi, alla propria identità e vocazione, è arrivato anche da Mattia Vezzola di Costaripa tra gli enologi più rappresentativi in Italia quando si parla di bollicine, che più volte è ritornato sul tema del riuscitissimo modello provenzale.

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«I cugini francesi – ha ricordato Vezzola – sostengono ben cinque istituti di ricerca; negli ultimi anni sono passati da una produzione di 60 milioni di bottiglie fino a immetterne sul mercato 200 milioni. Hanno investito 600 milioni di euro nella ricerca e credono nella formazione in vigna, in cantina e nella comunicazione». E se in Provenza si investono risorse ingenti, in Italia, come sottolineato da Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, non ci sono dati di riferimento quando si parla di vini rosati. «Le enoteche – ha detto Terraneo – non hanno più di 4-6 etichette e tutto è lasciato alla passione personale dell’enotecario. Manca un sistema di formazione e di comunicazione adeguato». L’Italia oggi produce 1,5 milioni di ettolitri (fonte élaboration OIV-CIVP, 2015) su una produzione mondiale di 24 milioni di ettolitri e registra un consumo di vini rosati pari al 6% che sfiora punte del 22% negli Stati Uniti e in Francia. Come fare allora? «Vendere il territorio con il vino. Per vendere il rosato borbonico bisogna giocare di sponda vendendo i pomodori» commenta provocatoriamente Luigi Cataldi Madonna, uno dei pilastri della viticoltura abruzzese e italiana. Ma di provocazione c’è ben poco come conferma da Fabio Giavedoni, curatore della guida nazionale di Slow Wine, convinto che «storia e territorio sono i due pilastri su cui si forma l’identità ed è qui che deve inserirsi la comunicazione del vino». «Tanti gli spunti frutto di un confronto ambizioso che per tre giorni ha messo intorno agli stessi banchi d’assaggio produttori, degustatori, giornalisti e appassionati. Oggi – commenta Ilaria Donateo, presidente di deGusto Salento – dobbiamo mettere a frutto le considerazioni giunte dalle discussioni e magari, con l’aiuto dei produttori e delle istituzioni, provare a incidere profondamente sul rilancio dei rosati salentini nel panorama nazionale e internazionale». Intanto la macchina organizzativa dell’associazione dei produttori del Negroamaro si è già messa al lavoro per la prossima edizione di Roséxpo. Appuntamento nel 2017 a Lecce dal 9 all’11 giugno.

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