Roma, Morassut: «Nessun candidato o candidata potrà coprire assenza di idee e politica»

Pubblicato il 12 ottobre 2015 - da
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Morassut: “Prima metteremo in campo le idee e prima potremo rimetterci in cammino”

di Adelfia Franchi

roberto-morassutRoma, 12 ottobre- «Quanto è accaduto a Roma si spiega con la colpevole fuga dalla politica che nel PD di Roma si è verificata dal 2008. Senza una politica (analisi e studio dei problemi, sintesi delle intelligenze, visione e progetto per migliorare le cose) non si costruisce nulla». Così l’On. Roberto Morassut sul suo profilo Facebook. «Nessun candidato o nessuna candidata – spiega Morassut – può essere un alibi capace di sostituire questa assenza. E se anche un candidato o una candidata risultasse popolare nei sondaggi farebbe poca strada senza un movimento reale di idee e di persone che lo sostiene. È questo il motivo per il quale il movimento democratico romano non è mai guarito dal correntismo di potere, dal burocratismo e dalla deriva delle fazioni». «Senza politica e senza navigare nel mare aperto delle idee e della ricerca del perché e del come vogliamo essere democratici a Roma – continua – , restano solo le lotte di fazione, i rancori, i ricatti, il potere usato per se stessi. Dopo il rapporto Barca la malattia non è guarita. Dalle tribù di potere alle guerre di fazione non cambia molto. Ho detto e scritto da anni ciò che penso, da molto prima che esplodesse tutto e da molto prima del rapporto Barca. Usai parole che molti ritennero offensive. Gli stessi oggi ammettono la giustezza di quelle parole ma senza trarne le conseguenze». «Ho detto e scritto da anni le mie idee su ciò che potrebbe essere utile per costruire tutti insieme una nuova direzione di marcia, partendo dalle cose. Ho chiesto, anche nelle ultime settimane, che il PD romano – commissariato – aprisse le porte a un largo confronto come unica via per mantenere sano il nostro movimento e dare alla Giunta Marino non solo il burocratico sostegno di un “rimpasto” ma la linfa di idee e di programmi che solo può venire da un esercizio paziente e collettivo. Ora serve questo. Non illudiamoci di risolvere tutto con un volto, con un sondaggio o con qualche alibi che nasconda questo vuoto. Prima metteremo in campo le idee – conclude Morassut – e prima potremo rimetterci in cammino e riconquistare davanti ai romani la legittimità a governare che oggi abbiamo perduto».

 

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