Roma, ‘Marionette’ di Pirandello “per riaccendere il sorriso di un bimbo”

Pubblicato il 27 maggio 2017 - da
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Sold out al  Teatro Golden con la Compagnia  dell’Ortica nella serata di beneficenza dedicata all’associazione  “Insieme per te Onlus”. Il teatro di Pirandello in aiuto al sociale grazie all’impegno del Prof. Vincenzo Saraceni

di Tiziana Primozich

con la collaborazione di Ella Grimaldi

E’ stato il messaggio di volontariato puro della neonata “Insieme per te Onlus”, presieduta da Vincenzo Saraceni, quello che ha attratto il numeroso pubblico nella serata di ieri al teatro Golden di Roma per lo spettacolo ‘Marionette’ della compagnia teatrale dell’Ortica, liberamente ispirato al ‘Berretto a Sonagli’ di Pirandello. Una collaborazione nata grazie alla medesima matrice cattolica del Prof. Saraceni, medico fisiatra e segretario nazionale dell’AM.C.I. ( Ass.Medici Cattolici Italiani)  e di Giancarlo Ripani presidente della Compagnia Teatrale in scena, che ha aderito all’iniziativa di raccolta fondi dal titolo “Il teatro per riaccendere il sorriso di un bimbo”, per dare il via alle attività di volontariato della “Insieme per te Onlus”. Alla Compagnia dell’Ortica va infatti il grande merito di aver messo in scena uno smagliante e quanto mai attuale Pirandello, creando oltre al risultato della somma raccolta, il biglietto d’ingresso è stato totalmente devoluto all’associazione di volontariato, anche un momento di riflessione del pubblico presente.

‘Marionette’ infatti, testo di Giancarlo Ripani, è quanto mai attuale nella sua analisi della crisi dell’uomo contemporaneo, sempre più vittima del suo ego, che si manifesta in un estremo bisogno di ben apparire per avere il consenso dell’opinione pubblica, dimenticando la vera essenza dell’umana esistenza, in una concezione di ipocrita perbenismo che ancora oggi a distanza di un secolo costituisce l’ossatura sociale del nostro paese. Commedia che tra i momenti d’ilarità contrapposti al dramma famigliare del tradimento coniugale, ha regalato la giusta gratificazione a tutti coloro che hanno deciso con una piccola quota di aderire agli scopi benefici di “Insieme per te Onlus”, che abbiamo voluto intervistare, sentendone il presidente ed il vice presidente, rispettivamente il prof. Vincenzo Saraceni ed il dott. Vincenzo Cilenti  (pneumologo presso il Regina Elena).

Prof. Vincenzo Saraceni, lei ha già un forte impegno nazionale con l’A.M.C.I., come nasce l’idea di una onlus dedicata al sociale nell’ambito della malattia?

E’ stato proprio l’impegno di anni in ambito cattolico che ha spinto alcuni di noi a prendere  l’iniziativa di fondare questa associazione di volontariato. Il tutto per affiancare lo Stato in compiti dove a volte si evidenzia la necessità di rendersi utili con spirito di cristiana collaborazione.  Abbiamo già cominciato a chiudere accordi di collaborazione e  saremo presenti negli ospedali della Regioni Lazio e nelle case di persone bisognose del nostro intervento.

Quali le strutture con cui siete in contatto?

Abbiamo già preso contatti con l’ Istituto Santa Lucia, e siamo in trattative con l’ospedale  Sant’ Eugenio. In più è in programma di svolgere anche volontariato presso abitazioni civili  su segnalazione dei parroci delle varie zone,  che già costituiscono una rete utile di notizie e di bisogni.

Dott. Cilenti, cosa l’ha spinta nell’impegno con “Insieme per te Onlus” e quale il percorso che intendete realizzare?

L’idea è nata di comune accordo con Saraceni, che nel suo percorso professionale, contraddistinto da una grande etica ed onestà,  è stato anche assessore alla Sanità. Da tempo cercavamo una soluzione che andasse nella direzione del volontariato.  L’associazione presentata al pubblico questa sera  è nata nell’ambito dei medici cattolici e condivisa dalle autorità ecclesiastiche. I suoi compiti in termini di volontariato  non si fermano all’ambito ospedaliero, dove ce ne sono tante altre, ma ha come scopo anche i bisogni delle persone a casa.   La degenza ospedaliera sino a qualche anno fa  era più lunga, ora in pochi giorni anche dopo interventi chirurgici,  si è dimessi.  Abbiamo sentito la necessità di creare una rete anche per l’esterno, magari solo per passare un’ora con persone sole, anziani che spesso non riescono ad occuparsi da soli neanche di piccole incombenze burocratiche come il ritiro della pensione, un aiuto di tipo assistenziale, su cose essenziali e semplici come misurare la pressione. Non intendiamo sostituirci  ai servizi dell’Asl, ma svolgere un’azione di supporto fortemente ancorata ai principi cristiani. Mettere a disposizione parte del proprio tempo libero è quello che chiediamo ai nostri volontari, in un ottica di solidarietà nei confronti di chi non sta bene, di chi soffre e di chi è anziano

Dott. Cilenti, in una sanità pubblica che ‘corre’ e spesso non ha il tempo di ascoltare il singolo paziente, con quali modalità la vostra onlus può essere di supporto senza incorrere nell’errore di sostituirsi al personale sanitario?

Questo è un tasto a me particolarmente caro, il rapporto che si deve creare tra personale sanitario, medici ed infermieri,  ed il paziente  è  quello dell’alleanza terapeutica. Il  paziente deve sentire di poter dire tutto, a chi, dall’altro lato,  non guarda l’orologio e ascolta, così da creare un rapporto esclusivo all’interno del quale il paziente si affida. Una cosa sempre più difficile oggi in un mondo sanitario oberato dai numeri di chi giustamente bussa alla porta della sanità pubblica. Ecco che la nostra associazione in questo ambito può svolgere un ruolo di supporto e di mediazione. Ovviamente  i nostri volontari faranno un corso di 25 ore, un percorso di formazione che  proprio io devo stilare. Il volontario non è un piccolo medico, non deve disturbare, il corso è basato su elementari nozioni di assistenza, con le quali in accordo con il caposala, non svolge un’assistenza medica o clinica, ma di affiancamento al lavoro del personale sanitario, senza prendere decisioni autonome e deleterie: ad un paziente operato all’addome ad esempio, non deve dare acqua. Si tratta di imparare a svolgere alcune attività fondamentali, per esempio a domicilio essere in grado di bloccare uno svenimento o una epistassi. Per concludere vogliamo realizzare un’assistenza basata sull’ascolto, che non soddisfi il proprio ego, ma dove insieme si fa squadra, con sentimenti di solidarietà, vicinanza, per dare aiuto, per essere dei ‘buoni samaritani’.

 

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