Rapporto annuale Meridiano Sanità

Pubblicato il 18 novembre 2017 - da
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Dall’analisi dei vari key performance indicator che definiscono lo stato di salute (aspettativa di vita alla nascita, tasso di prevalenza per patologie croniche ad alto impatto, fattori di rischio per adulti, tasso di mortalità infantile e generale standardizzato per età) l’Italia registra performance superiori alla media europea, soprattutto su aspettativa di vita alla nascita (prima in Europa e seconda al mondo dopo il Giappone) e tassi di mortalità.
Preoccupanti i dati sui fattori di rischio per bambini, l’aspettativa di vita in buona salute a 50 anni e le disabilità.

In Italia, nella popolazione al di sotto dei 15 anni solo 8,3 soggetti su 100 praticano attivita’ fisica moderata (contro il 20,9 in Spagna), e il 35% dei soggetti appartenenti a questa fascia di età presenta una condizione di eccesso ponderale e obesità (contro il 14,2% in Svezia).
Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto annuale Meridiano Sanità elaborato da The European House – Ambrosetti e presentato a Roma in occasione della XII edizione del Forum Meridiano Sanità, evento a cui hanno partecipato il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, e gli assessori dell’Emilia-Romagna, Sergio Venturi, e del Piemonte, Antonio Saitta.
In Italia l’aspettativa di vita è pari a 82,8 anni, ma nell’ultimo decennio gli anni vissuti in non buona salute sono aumentati, attestandosi a 20 anni (+4,2 anni dal 2006). L’aumento dell’aspettativa di vita ha contribuito all’aumento della popolazione anziana che oggi è pari al 22% della popolazione totale e raggiungerà il 34% entro il 2050.
L’invecchiamento della popolazione porta con sé il peso di patologie non trasmissibili e croniche, che provocano l’86% degli anni di vita perduti per disabilità e morte prematura (Daly), complessivamente pari a 16,3 milioni di anni.
Nel 2016, il tumore al polmone e quello alla mammella sono tra le patologie con il numero di Daly piu’ elevato tra le neoplasie, rispettivamente pari a 626 e 266mila anni. L’Alzheimer e le demenze provocano invece un numero di Daly pari a 898mila anni, raddoppiati rispetto al 1990. 
Con l’invecchiamento e la diffusione di patologie ad alto impatto aumenteranno anche i costi ad esse correlati, sia diretti che indiretti. Questi ultimi sono pari al 73% dei costi totali delle demenze e al 53% dei costi totali generati dalle neoplasie.
L’indice di mantenimento dello stato di salute del Meridiano Sanita’ Index, che indica la capacita’ del sistema sanitario di mantenere il posizionamento attuale in futuro, evidenzia alcune situazioni di criticità per il nostro Paese, che riporta un punteggio inferiore alla media europea.
Tra i fattori che mettono maggiormente a rischio la sostenibilità dell’attuale livello di salute ci sono la capacita’ di risposta del sistema sanitario agli emergenti bisogni di salute, alcuni casi di inappropriatezza delle prescrizioni e il livello delle risorse economiche a disposizione della sanita’. Una delle aree piu’ critiche per l’Italia, che aumenta il rischio di non riuscire a mantenere in futuro l’attuale stato di salute della popolazione, e’ quella relativa alla ‘Capacita’ di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute‘, e in particolare, le coperture vaccinali che fino ad oggi sono state decisamente al di sotto delle soglie indicate dall’Oms, che garantirebbero non solo la protezione del singolo individuo ma della comunita’ intera, attraverso l’immunita’ di gregge. I tassi di copertura delle principali vaccinazioni raccomandate, registrati nel 2016, sono stati tutti al di sotto del target ottimale pari al 95%. Grazie all’approvazione della legge n.119 del 2017, che ha reso obbligatorie 10 vaccinazioni per l’accesso a scuola nei bambini da 0 a 16 anni, nei prossimi anni ci si aspetta un netto miglioramento delle coperture.

Resta ancora molto da fare per aumentare le coperture vaccinali degli adulti e, in particolare dei soggetti occupati e attivi, che generano la quota maggiore di costi indiretti a partire dalla perdita di produttività lavorativa.
L’evidente ritardo nell’accesso all’innovazione terapeutica contribuisce al potenziale deterioramento dello stato di salute della popolazione. In Italia, in media, sono 15,6 i mesi che intercorrono dall’approvazione alla prima commercializzazione di un farmaco (5 volte il tempo impiegato in Germania). A queste criticità si aggiungono tassi di informatizzazione e di accesso ai servizi informativi per la sanita’ lontani dalla media europea. In Italia il 10% dei cittadini utilizza l’e-booking per prestazioni sanitarie (rispetto al 19,7% in Europa), il 9,2% dei medici utilizza lo strumento dell’e-prescription (rispetto al 38,5% in Europa) e il 31,2% delle strutture sanitarie utilizza il Fascicolo Sanitario Elettronico (rispetto al 47,6% in Europa).

La mancanza di informatizzazione rende anche più complesso il monitoraggio dei pazienti, delle prestazioni, delle patologie e del loro impatto sanitario ed economico. L’Italia e’ ai primi posti in Europa per consumo di antibiotici negli animali e al secondo posto per consumo umano, oltre ad essere tra i Paesi con la prevalenza maggiore di ceppi resistenti da isolati invasivi (Escherichia Coli, Klebsiella Pneumoniae, Staphylococcus Aureus), che si è attestata tra il 25 e il 50% nel 2015. The European House – Ambrosetti ha elaborato un modello che stima i costi relativi alla degenza aggiuntiva in ospedale causata dall’antibiotico resistenza, che risultano pari a circa 319 milioni di euro nel 2016.
Nell’ipotesi di uno scenario in cui non si introducano interventi capaci di contrastare l’antibiotico resistenza, l’impatto economico dell’Amr potrebbe raggiungere circa 1,8 miliardi di euro entro il 2050. Nell’area efficienza, efficacia e appropriatezza delle cure, del Meridiano Sanità Index, il nostro Paese riporta performance superiori alla media europea. Ne è la prova l’aumento della sopravvivenza a 5 anni dei pazienti oncologici che e’ pari al 54% negli uomini e al 63% nelle donne, con un rispettivo aumento di 15 e 8 punti percentuali tra il 1990 e il 2009. All’allungamento dell’aspettativa di vita della popolazione e alla riduzione della mortalità per molte patologie hanno contribuito in modo rilevante gli sviluppi della medicina con l’arrivo di nuovi farmaci e gli investimenti nella ricerca clinica. Nonostante gli elevati tempi e costi del processo, la pipeline dell’industria farmaceutica ha raggiunto nel 2017 il record storico con oltre 14mila prodotti in sviluppo, di cui piu’ di 7mila in fase clinica.

L’Italia e’ uno dei Paesi che ha condotto il maggior numero di studi clinici, pari al 17% di quelli condotti in Europa (3.900), di cui il 37% ha riguardato l’area oncologica. I promotori profit hanno permesso di realizzare il 76% degli studi condotti in Italia.  Secondo il Meridiano Sanita’ Index, la seconda area maggiormente critica per il nostro Paese e’ quella relativa alle ‘Risorse economiche’. I ritardi piu’ evidenti dell’Italia riguardano la spesa per long-term care e per la protezione sociale, il che rappresenta una forte criticita’ per un Paese in cui la popolazione over 65 e’ destinata ad aumentare, passando da 13,4 milioni nel 2016 a 16 milioni nel 2030. In Italia, uno tra i più grandi Paesi Europei, la quota delle risorse destinate alla sanità rispetto all’andamento dell’economia è in calo, ed e’ destinata a diminuire nei prossimi anni. Il MEF prevede che il rapporto spesa sanitaria pubblica/PIL si ridurrà di 0,3 punti percentuali tra 2017 e 2020, raggiungendo il 6,3%. Inoltre, nel confronto internazionale l’Italia riporta già livelli di spesa sanitaria totale inferiori rispetto alle principali economie europee (3.064 euro in Italia rispetto ai 5.015 euro in Germania), un gap che è destinato pertanto ad aumentare.

20/01/2016 Roma, convegno sul tema acquisti trasparenti nella PA, nella foto Beatrice Lorenzin

Lo stato di salute migliore e’ rilevato nelle Province Autonome di Bolzano e Trento, che riportano un punteggio rispettivamente pari a 9,4 e 9,1. Al contrario, le performance peggiori sono registrate dalle Regioni del Sud Italia e in particolare dalla Campania (il cui punteggio e’ pari a 2,8) e dalla Calabria (3,0). Tutte le Regioni in Piano di Rientro riportano punteggi inferiori alla media italiana, eccetto il Piemonte (6,4). Per quanto l’indice di mantenimento dello stato di salute la P.A di Trento, l’Emilia Romagna, la Toscana e la Lombardia registrano le performance migliori. Mettendo in relazione le performance dei sistemi sanitari regionali nell’indice dello ‘Stato di salute’ e nell’indice di ‘Mantenimento dello Stato di salute’ emerge una relazione positiva tra le due grandezze: le Regioni con lo stato di salute della popolazione migliore (tutte del Nord) sono anche quelle caratterizzate da un indice di mantenimento dello stato di salute maggiore. Questa relazione mette in evidenza come, purtroppo, il divario tra Nord e Sud sembra destinato ad aumentare. È necessario indirizzare gli investimenti in sanita’ negli ambiti che promettono di generare maggiori risultati di salute a fronte delle risorse investite, secondo l’equazione di Meridiano Sanità: prevenzione + innovazione = valore le proposte di meridiano sanita’ 2017 immunizzazione e prevenzione vaccinale; realizzare campagne di informazione, basate sulle evidenze scientifiche, a livello di societa’ e di comunita’ degli operatori sanitari, attivando nuove modalita’ e canali di comunicazione nei vari ambiti della vita dei cittadini: la famiglia, la scuola, il lavoro e la comunita’ locale; aumentare le coperture vaccinali degli operatori sanitari con interventi mirati come la definizione di obiettivi specifici di copertura degli operatori sanitari  tra gli obiettivi di performance dei dg delle Asl e dei dirigenti di tutte le UU.OO. e dei distretti.

E ancora: aggiornare gli indicatori Lea includendo tutte le vaccinazioni del Pnpv 2017-2020 e aggiornare i pesi della prevenzione per il monitoraggio Lea delle Regioni; migliorare, a livello organizzativo, il sistema di programmazione degli interventi e quello per il monitoraggio dei risultati delle campagne vaccinali, accelerando l’implementazione di un’Anagrafe Vaccinale nazionale; scorporare dal perimetro della spesa corrente la spesa sanitaria per prevenzione vaccinale in quanto rappresenta un vero e proprio investimento i cui benefici si manifestano anche nel medio e lungo periodo e ricadono in ambiti anche diversi dal sanitario, a partire dal sistema economico-produttivo e dal sistema sociale di welfare; rendere operativo il Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico resistenza 2017-2020 dotandolo delle risorse economiche adeguate per l’implementazione degli interventi in esso individuati, come da indicazioni dell’Oms condivise nel G7 Salute del 5-6 novembre 2017. Prevenzione e gestione delle malattie croniche – Promuovere la salute, la prevenzione e il controllo delle malattie cronico-degenerative, sia nella popolazione generale sia nell’individuo sano o a rischio, attraverso il rafforzamento della capacita’ degli individui (empowerment) da un lato e specifici interventi sul contesto di vita delle persone dall’altro, con particolare riferimento ai principali fattori di rischio modificabili di malattie croniche: alimentazione scorretta (e le sue conseguenze tra cui in primis l’ipercolesterolemia), sedentarieta’, tabagismo, abuso di alcol.

Occorre coinvolgere trasversalmente tutti i soggetti e gli attori che hanno capacita’ di incidere sulla salute stessa, individuando i rischi, ma anche le opportunita’ per la salute negli ambienti di vita, scuola e lavoro, secondo i principi della ‘Salute in tutte le politiche’ (Health in all policies). Quindi proseguire nell’azione di riorganizzazione e di razionalizzazione dell’assistenza ospedaliera e spostamento sul territorio del trattamento socio-sanitario delle principali patologie croniche, attraverso le Aggregazioni Funzionali Territoriali – AFT, le Unita’ Complesse di Cure Primarie – UCCP, le diverse forme di medicine di gruppo integrate e cooperative mediche, ecc., secondo il nuovo modello di sistema integrato previsto dal Piano nazionale delle cronicita’.

In particolare, occorre accelerare l’organizzazione e l’attivazione, da parte delle Regioni, di percorsi di presa in carico delle persone fragili, con patologie croniche e non autosufficienti. Il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale ha l’obiettivo di garantire la continuita’ dell’assistenza, prevedendo l’applicazione di PDTA condivisi e costruiti con la logica dell’Health Pathway Design, ovvero organizzando l’erogazione dei servizi e delle prestazioni in modo da massimizzare il valore per il paziente, ossia il rapporto fra outcome e costi riferibili al percorso (e non al singolo episodio di cura o alla singola tecnologia). In questo ambito si auspicano anche maggiori esempi di collaborazione pubblico-privato, con regole chiare e trasparenti sui requisiti di accreditamento delle strutture e sui percorsi di cura, al fine di garantire standard di qualita’ dei servizi e risultati in termini di salute; favorire la collaborazione delle diverse professionalita’ coinvolte nella gestione delle patologie croniche, alla cui interazione potra’ dare un impulso decisivo l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione, in particolare attraverso programmi di telemedicina. E ancora: verificare l’efficacia del nuovo modello di sistema integrato, attraverso la ricognizione dei risultati con adeguati strumenti di monitoraggio e la valutazione dell’erogazione dell’assistenza primaria in termini di qualita’ ed equita’ su tutto il territorio italiano, inclusi aspetti come l’accesso effettivo all’innovazione farmacologica.

Occorre in particolare definire modelli di interrogazione, integrazione e interconnessione delle fonti informative, necessari per costruire idonei e validi sistemi di indicatori. Implementare modelli sperimentali di finanziamento a carattere pubblico-privato (tra cui ad esempio gli Health Impact Bond) per consentire la diffusione di soluzioni innovative nella gestione delle cronicita’. Ricerca clinica e sanita’ digitale – Continuare nel processo di semplificazione e omogeneizzazione o delle regole e dei processi da parte degli enti regolatori e identificare strumenti fiscali al fine di attrarre maggiori investimenti; migliorare l’organizzazione delle strutture dedicate alla ricerca clinica per accelerare l’avvio degli studi clinici e l’arruolamento dei pazienti; favorire le sinergie tra tutti gli attori coinvolti nella ricerca clinica e la nascita di centri di ricerca, quali catalizzatori e incubatori di idee e progetti per aumentare la competitivita’ e attrattivita’ del nostro ecosistema della ricerca clinica; identificare e adottare piattaforme e soluzioni ICT capaci di supportare il nuovo modello di servizio sanitario basato sui pilastri della continuita’ assistenziale, del care management, della deospedalizzazione e della piena cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti nella filiera della salute e del benessere. E ancora: porre in essere azioni per superare gli ostacoli allo sviluppo di tali piattaforme e soluzioni, tra cui quelli di tipo economico (rapporto costi-benefici dei nuovi servizi), di tipo professionale (condivisione di responsabilita’) e infine di tipo culturale (formazione e aggiornamento degli operatori sanitari); definire nuovi sistemi di rimborsabilita’ (a partire dalla telemedicina), che possano consentire di andare oltre i progetti pilota; considerare la digitalizzazione non solo come un cambiamento progressivo del modo di fare assistenza, ma come una vera e propria opportunita’ di miglioramento dell’appropriatezza, dell’efficienza e dell’efficacia – e quindi di efficientamento delle risorse oggi utilizzate in sanita’, e anche, piu’ in generale, come uno stimolo allo sviluppo economico e imprenditoriale del Paese.

Fonte: regioni.it

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