Quegli elettorati ed elettori sconosciuti

Pubblicato il 2 gennaio 2018 - da
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Benché gli italiani siano abituati alla procedura del voto, c’è un aspetto del voto che pochi in Italia conoscono e ancora meno capiscono, il voto all’estero.

di Gianni Pezzano

In questi giorni il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiuso le camere e ha chiamato i cittadini al voto per il 4 marzo prossimo. Benché gli italiani siamo abituati alla procedura del voto, c’è un aspetto del voto che pochi in Italia conoscono e ancora meno capiscono, il voto all’estero. Mentre ci prepariamo a esercitare il nostro diritto costituzionale più importante, facciamo qualche considerazione sul voto all’estero che potrebbe diventare di nuovo l’ago della bilancia per decidere chi governerà il paese nel prossimo futuro e che è circondato da molti luoghi comuni.

Risultati inattesi

La legge che diede il diritto al voto ai nostri concittadini residenti permanentemente all’estero porta il nome di Mirko Tremaglia, il parlamentare del Movimento Sociale Italiano che lottò per decenni per far riconoscere questo diritto. Ma il risultato inatteso del primo voto esercitato all’estero dimostrò chiaramente che l’immagine degli italiani all’estero non era proprio quella che il politico bergamasco aveva percepito.

Nessuno mette in dubbio che la battaglia di Tremaglia fosse la sua battaglia personale del cuore per i nostri concittadini, ma allo stesso tempo non possiamo nemmeno negare che il suo partito e i suoi alleati politici avevano immaginato che, per la presunta natura degli emigrati, il loro voto sarebbe andato automaticamente a loro.

Infatti, nelle prime elezioni con questo sistema nel 2006 il successo all’estero dei partiti di centrosinistra diede la vittoria alla coalizione guidata da Romani Prodi e le cronache politiche dell’epoca riportavano il “fastidio” di Silvio Berlusconi per la mancata vittoria a causa di una legge che doveva, almeno in teoria, favore i partiti di centrodestra.

Però, questo risultato inatteso doveva già avvisare la politica italiana che i presupposti della legge Tremaglia non tenevano conto delle molte realtà delle comunità italiane all’estero.

 Sfide e realtà

Il primo sbaglio era quello di considerare gli italiani all’estero come un gruppo eterogeneo e questo è uno sbaglio che continuiamo a fare oggi. Stentiamo a capire che le esigenze delle moltissime comunità italiane cambiano da paese a paese. Gli italiani nei paesi europei hanno esigenze diverse da quelli residenti oltreoceano che poi cambiano enormemente quando studiamo le comunità in paesi diversi come gli Stati Uniti, l’Argentina, il Canada, l’Australia, Venezuela e così via.

Ci sono differenze di lingua italiana tra di loro a causa delle lingue dei vari paesi di residenza e quindi anche differenze di cultura e di educazione e soprattutto delle aspettative da parte di chi vota per parlamentari che andranno alle seduta delle camere a Roma. Da questa considerazione dobbiamo fare poi una domanda scomoda ma essenziale ed è una domanda che doveva essere posta prima ancora del prima voto.

Ma cosa si aspettano gli italiani all’estero dal loro voto?

In realtà, con l’eccezione di coloro che percepiscono pensioni italiane  e quelli con proprietà in Italia, pur sempre una piccola minoranza e destinata a rimanere tale, i politici eletti a Roma non possono fare niente per cambiare la vita dei loro elettori. Per questo motivo il ruolo di questi parlamentari è legato ad altri aspetti come promozione delle lingua e della Cultura, incoraggiare scambi commerciali e culturali tra i paesi, collaborazioni internazionale, ecc.

Per questo motivo le aspettative di alcuni verso i loro rappresentanti politici sono ben oltre la capacità e i poteri veri dei parlamentari.

Se poi aggiungiamo il fatto che questi rappresentanti non rappresentano zone geograficamente piccole come gli elettorati italiani, ma grandi pezzi di continenti e nel caso di un deputato e un senatore, ben quattro continenti, il compito che affrontano dopo l’elezione è davvero una sfida difficile, sia fisicamente che politicamente.

Generazioni nuove

A queste considerazioni dobbiamo aggiungere un fattore fondamentale e anche più crudele, il tempo.

Le comunità italiane oltreoceano non sono più composte principalmente da emigrati italiani, ma dai loro figli e discendenti. Nei casi come gli Stati Uniti e l’Argentina, siamo alla quarta, quinta e anche la sesta generazione e quindi i legami con il paese d’origine dei nonni e bisnonni sono tenui, nei migliori dei casi, e pochissimi di questi conoscono la lingua italiana, tanto meno le regioni e i paesini dei loro avi.

Allora la sfida per i parlamentari deve comprendere non solo promuovere gli scambi commerciali e puramente culturali, ma anche di sensibilizzare sul Bel Paese i loro parenti e amici all’estero, ma anche di trovare il modo di renderlo più facile e accessibile, per dare la possibilità ai discendenti di poter rintracciare le loro origini e i luoghi delle loro famiglia.

Ma questo non può succedere solo con le azioni di diciotto parlamentari eletti alla Camera dei Deputati e al Senato.

Questo ruolo si sensibilizzare, cioè educare, e di promuovere e fare lobbying, sia a Roma che nei paesi di residenza, deve essere svolto anche e soprattutto da gruppi rappresentativi delle rispettive comunità che essenzialmente sono coloro che meglio conoscono le esigenze vere nelle varie comunità.

Tali gruppi come i Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) e il CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) esistono da tempo, ma il loro ruolo e i loro compiti devono essere rivisti e modificati per permettere uno scambio vero di informazioni tra i paesi e le comunità. Senza dimenticare che queste comunità sono anche una risorsa enorme per permettere alle nostre industrie di vendere prodotti italiani in questi paesi.

In questo anche la RAI ha un potenziale ruolo chiave, sia con RAI World per tenere vivi i contatti e fornire informazioni in giro per il mondo, a patto che non si faccia solo in italiano ma anche in modo che i non italofoni possano capire, sia e soprattutto in Italia per poter finalmente presentare al pubblico italiano le vere facce degli italiani all’estero, non solo gli inevitabili attori, cantanti e imprenditori di successo di origini italiane, ma anche i grande professionisti di ogni genere che hanno l’onore di avere origini italiane e che fin troppo spesso sono ignorati (in entrambi i sensi) in Italia.

Ora aspettiamo il 4 marzo per vedere se di nuovo i nostri connazionali in altri continenti avranno una voce nella scelta del prossimo Presidente del Consiglio, ma non commettiamo di nuovo l’errore di  dimenticare presto questa realtà del nostro paese che viene ricordata solo al tempo del voto.

Come paese dobbiamo cominciare a capire chi sono gli italiani all’estero, cosa vogliono dal loro paese d’origine e anche cosa vogliamo noi residenti nel Bel Paese dai nostri parenti e amici in tutto il mondo.

Non sono quesiti da poco perché, in fondo, sono la chiave per trovare una vita e un futuro più ricchi per tutti gli italiani, in patria e all’estero.

 

    • Bruna muscardo
    • 8 gennaio 2018
    Rispondi

    Articolo ben centrato! E non ben strumentalizzato considerando l’importanza che ne consegue………… cosa vogliono da noi? ……… cosa vogliamo noi????
    Bravo!!! Complimenti!

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