Pensieri da un weekend a Imola

Pubblicato il 15 maggio 2017 - da
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Troppo spesso in Italia vale la regola del ‘divide et impera’. La storia del team Minardi ne è un esempio, non siamo capaci di costruire collaborazioni lavorative e questo vale sia nelle attività sportive, come in campo commerciali e politico del nostro paese

Di Gianni Pezzano

A quasi mezzogiorno domenica scorsa l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola si è fermato, quando una monoposto M192 è uscita per fare un giro del tracciato che per decenni è stato il teatro del campionato mondiale di Formula 1. Al volante Gian Carlo Minardi, il fondatore del Minardi Team, ricordato e festeggiato all’ Historic Minardi Day, una parte permanente del calendario nazionale di sport automobilistico.

Minardi indossava un casco e una tuta regalatagli dal collezionista olandese Fritz Van Eerd, con l’impegno che doveva fare almeno un giro della pista in un bolide che portava il suo nome. Era un riconoscimento importante e molto personale della stima verso Gian Carlo Minardi da parte del popolo del motorsport non solo in Italia,  ma in tutto il mondo.

Alla fine del giro quando gli amici e fans lo abbracciavano mentre usciva dall’abitacolo, era facile pensare che il riconoscimento era un atto dovuto verso un uomo che ha messo tutta la sua passione per formare un Team ancora amato in tutto il mondo. Ma allo stesso tempo c’era anche il pensiero che il riconoscimento era tardivo e, peggio ancora, un segnale di come il nostro paese è incapace di lavorare in modo sinergico sulla scena internazionale in tutti i campi e non solo in quello sportivo.

In Italia i titoloni dei giornali sportivi sono pieni del bolide di Maranello, che porta i colori del nostro paese sui circuiti del mondo. Per questo motivo è difficile se non addirittura impossibile per qualcuno come Minardi trovare gli appoggi e gli sponsor per poter partecipare al campionato mondiale di Formula 1.

Anzi, siamo il paese dove gli sponsors preferirebbero mettere i loro marchi su monoposto straniere piuttosto che sponsorizzare monoposto italiane che non siano Ferrari. Cosi abbiamo un colosso dello sport automobilistico, ma non il potere politico di poter far sentire la nostra voce negli scenari internazionali.

Il risultato è una lista lunga e triste di squadre che son venute e sparite dal circo della Formula 1 nel corso dei decenni. Il Team Minardi ha resistito vent’anni e in due secoli sono apparsi altre squadre italiane come la Fondmetal, l’Osella, la Scuderia Italia e Coloni per nominarne soltanto quattro.

Invece la Gran Bretagna è stata capace di avere contemporaneamente più squadre ai massimi livelli del campionato come la McLaren e la Williams ora,  la Lotus e la Brabham nel passato. Di conseguenza le squadre britanniche hanno potuto esercitare un potere politico ai vertici della federazione internazionale, che hanno potuto sfruttare per ottenere risultati importanti a livello amministrativo e dei regolamenti che altre squadre non sono capaci di ottenere.

Il motivo è semplice, le squadre inglesi sono capaci di superare le loro differenze di programma e le rivalità sportive quando entrano nelle sale delle assemblee della federazione internazionale e quindi collaborano  per ottenere esiti e decisioni a loro vantaggio.

Invece noi italiani non siamo capaci di lavorare insieme allo stesso modo e questo discorso deve essere esteso a tutte le attività sportive, commerciali e politiche del nostro paese. Abbiamo il difetto di portare le nostre divisioni ai convegni e trattative internazionali e non riusciamo a trovare accordi tra di noi, tanto meno con altri paesi con ambizioni simili.

Furono i nostri antenati Romani a inventare il concetto del “divide et impera” e ora ne siamo le vittime, ma con una differenza enorme. Ora gli altri non devono fare niente per dividerci, lo facciamo da soli e gli altri se ne approfittano. I nostri rappresentanti utilizzano la scena internazionale per promuovere programmi personali e non quelli a favore del nostro paese e, peggio ancora, siamo capaci di appoggiare mozioni straniere pur di assicurare che un nostro rivale domestico non ottenga una vittoria, anche se fosse a favore del nostro paese.

Chiunque legge le notizie internazionali non vedrebbe mai un politico britannico o tedesco fare dichiarazioni contro connazionali davanti alla stampa mondiale, ma i nostri politici lo fanno spesso e volentieri per cercare vittorie elettorali domestiche, anche se ha un costo economico non indifferente, come troppo spesso capita. Cominciando dal Parlamento Europeo…

Questi erano i nostri pensieri nel corso della manifestazione a Imola e soprattutto nel vedere Gian Carlo Minardi circondato da fans e giornalisti, italiani e stranieri, per un riconoscimento ben meritato, e il suo sorriso alla fine della manifestazione era la prova che ha sentito tutto l’impatto di questo effetto.

Però, sarebbe stato molto più bello se questi riconoscimenti fossero arrivati mentre la sua squadra ancora correva, cosi non solo esisterebbe ancora il Team Minardi, ma soprattutto sarebbe stato davvero bellissimo vedere il rosso di Maranello regolarmente condividere le prime file della griglia di partenza con il blu del team faentino, come troppo spesso vediamo fare le squadre inglesi.

E come nel motorsport anche in tutte le altre nostre attività dove ci facciamo male da soli, invece di collaborare per il bene di tutti.

 

 

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