Orgoglio calabrese: il salvataggio degli ebrei in fuga dal campo di concentramento di Tarsia

Pubblicato il 10 aprile 2018 - da
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Una storia vera raccontata nel film “La Croce e la Stella”

di Vito Nicola Lacerenza

Pubblicato da Salvatore Romano su martedì 10 aprile 2018

E’ stato presentato in anteprima, nel teatro di Villa Torlonia, a Roma, il film “La Croce e la Stella”. Girato dal regista calabrese Salvatore Lo Piano, finanziato da Salvatore Pate e realizzato dalla casa produttrice Loading Production, diretta da Salvatore Romano. Poco più di un’ora per fare luce su un miracolo di umanità compiuto dagli abitanti di Tarsia, piccolo Comune calabrese in provincia di Cosenza, nei confronti degli ebrei rinchiusi nel campo di concentramento di Ferramonti, sorto, durante il fascismo, nella valle del fiume Crati, che attraversa il territorio calabro. Segregati in un perimetro recintato da filo spinato, i prigionieri hanno trovato nei loro carcerieri l’umanità e il rispetto negatigli dalle leggi razziali, promulgate da Benito Mussolini nel 1938. Il protagonista del film, Elia Padovani,  architetto e artigiano, dopo aver perso tutto, ha potuto, grazie all’aiuto del direttore del campo,  aprire una piccola bottega,  adiacente alla baracca dove dormiva, e, sopratutto, avere notizie  della sua famiglia, di cui, dopo l’arresto, non sapeva più nulla.

Lontani dagli orrori dell’antisemitismo, Padovani, insieme agli altri internati di Ferramonti, ha trascorso, pur nelle ristrettezze imposte dalla detenzione, una vita serena, finché, a interrompere la quiete in quell’angolo di Calabria, non sono arrivati i nazisti, per compiere lo sterminio a cui, secondo loro, gli ebrei “erano destinati”. Un folle piano a cui i calabresi della valle del Crati si sono opposti, a rischio della vita, ospitando le vittime dell’olocausto tra le mura domestiche, sfamandoli con il poco cibo a disposizione e guidandoli, sotto le bombe degli aerei tedeschi, attraverso i sentieri dell’Aspromonte, donandogli la salvezza. D’altronde, come motteggiato da una contadina calabrese in una scena, di fronte ad alcuni ebrei increduli per l’aiuto ricevuto: «Turchi o ebrei, tutti cristiani siamo!».  A conferire maggiore patos ad una storia vera, fatta di eroismo quotidiano, c’è stata anche la scelta di presentare l’anteprima dell’opera in quella che è stata la dimora del duce  esattamente ottant’anni fa. Un gesto dall’incredibile valore simbolico, da cui riecheggiano le parole di Primo Levi: “Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”.  Frase che incarna lo spirito del “giorno della Memoria” e a cui il film “La Croce e la Stella” è ispirato. Un valore che rende l’opera meritevole di essere apprezzata dal grande pubblico.

Cast: Pietro Ragusa (Elia Padovani), Luigi Diberti (Don Giulio), Alessandro Benvenuti (comandante del campo), Gianni Pellegrino (Vice del Comandante), Giacomo Battaglia (direttore del museo), Dajana Roncione (Sara)

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