Napoli Baku: diplomazia ed economia

Pubblicato il 1 marzo 2017 - da
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Un partenariato economico – culturale di forte interesse per il tessuto imprenditoriale campano

di Domenico Letizia

Si è svolto a Napoli, presso l’Hotel Romeo, l’interessantissimo incontro, organizzato dall’Associazione Napoli-Baku, in cui si è approfondito l’attualità dei rapporti culturali, economici e commerciali tra l’Italia, in particolare la Campania e l’Azerbaijan. Significativa la partecipazione di imprenditori e giornalisti all’evento a cui hanno partecipato l’Ambasciatore della Repubblica di Azerbaigian in Italia, Mammad Ahmadzada e la parlamentare azera Ganira Pashayeva, membro della delegazione della Repubblica dell’Azerbaijan all’Assemblea Parlamentare al Consiglio d’Europa.

L’Ambasciatore ha ribadito gli importanti rapporti che legano i nostri due Paesi, in primo luogo economici (l’Italia è il partner più importante dell’Azerbaijan in Europa); ma anche politici, testimoniati anche dalle recenti visite nel Paese centro-asiatico da parte dell’allora Ministro degli Esteri e attuale Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del Ministro dello Sviluppo Economico Calenda. La Parlamentare Ganira Pashayeva dopo aver invitato a visitare l’Azerbaigian per conoscere e approfondire la storia e la cultura del paese caucasico ha ricordato la caratteristica principale del paese: il Multiculturalismo. “La popolazione dell’Azerbaijan è in maggioranza musulmana; tuttavia chiunque avrà la possibilità di visitare questo Paese vedrà un modello di multiculturalismo che costituisce la nostra principale ricchezza: qui è possibile per tutti vivere in pace e armonia”, ha dichiarato Ganira Pashayeva.

Interessantissima la relazione del Presidente dell’Associazione Napoli Baku, Giuseppe Caniglia, che ha elencato le opportunità fiscali e le prospettive economiche, dovute anche alla diversificazione economica in atto nel paese, per gli imprenditori napoletani interessati ad investire in Azerbaigian. Nel pomeriggio dalle ore 17,00 l’evento “Remember Khojaly” durante il quale è stato proiettato un filmato in commemorazione del massacro di Khojaly in cui furono uccisi centinaia di civili azeri nel 1992 durante la guerra del Nagorno-Karabakh, e rappresenta il più grave evento nel pur drammatico conflitto, e il cui anniversario cade in questi giorni. Nel febbraio del 1992 l’esercito dell’Armenia, con accanto le truppe ex sovietiche, iniziò un attacco contro la città. L’intento era quello di compiere un massacro, eliminare la popolazione residente nella zona, attuando una vera e propria pulizia etnica. Khojaly venne rasa al suolo. Il resoconto ufficiale delle vittime del massacro conta 613 civili azerbaigiani, tra cui 106 donne, 63 bambini e 70 anziani; 56 persone vennero uccise con particolare crudeltà. Come conseguenza di questa tragedia, 487 persone furono rese invalide e 1275 civili – inclusi donne e bambini, dopo la cattura, subirono violenze e gravi ferite fisiche, durante la prigionia. Inoltre, 150 prigionieri sparirono senza lasciare traccia. Cinquantasei civili furono uccisi con particolare brutalità e crudeltà.

Le fonti parlano di vittime bruciate vive, decapitate e destinatarie dei più terribili oltraggi. Una tragedia di estrema attualità. Occorre citare, per onestà di cronaca, i ricordi dell’attuale presidente in carica della Repubblica dell’Armenia, SerzhSargsyan, che era capo del “Comitato della Sdf”, regime separatista illegale nel Nagorno-Karabakh, pubblicati nel libro del giornalista britannico Thomas de WaalBlack Garden: Armenia e Azerbaigian attraverso la pace e la guerra”: “Prima di Khojaly, gli azerbaigiani pensavano che stessimo scherzando. Ritenevano che gli armeni non avrebbero potuto arrecare danno alla popolazione civile. Ora si poteva rompere quello stereotipo e questo è quello che è successo”, ha riconosciuto SerzhSargsyan. Lo scrittore armeno MarkarMelkonian, nel suo libro “My Brother’s Road: an American’sFatefulJourney to Armenia” dedicato a suo fratello, il noto terrorista internazionale Monte Melkonian (che è intervenuto direttamente nella conquista di Khojaly), descrive in dettaglio come gli armeni uccisero i civili a Khojaly. Secondo lui, alcuni abitanti di Khojaly si erano rifugiati in un luogo sicuro, dopo un percorso di circa 10 chilometri, quando i soldati armeni li catturarono e li pugnalarono a morte. Quello di Napoli è stato un incontro importante che sicuramente incide positivamente nell’affermazione dei rapporti diplomatici economici e culturali tra il Meridione italiano e l’Azerbaigian.

Fotografia a cura di Fortunato Materazzo, membro dell’Associazione “Amici dell’Azerbaigian Centro Sud Italia”:

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