Mya, un progetto per realizzare la coscienza europea nei giovani dei Paesi membri

Pubblicato il 4 marzo 2017 - da
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Si è concluso l’Erasmus+ ‘Mobility of Young Adults’ nato da un’idea dell’associazione L.O.A.D. in collaborazione con Lidu onlus, Apd e Liga Portuguesa dos Direitos Humanos, che ha coinvolto giovani di Italia, Romania e Portogallo  insieme per abbattere diffidenza e discriminazione

di Tiziana Primozich

Si è conclusa l’esperienza di tre settimane del Mobilty of Young Adults, il progetto dell’associazione L.O.A.D. in collaborazione con Lidu onlus, Apd e Liga Portuguesa dos Direitos Humanos, nato per abbattere gli stereotipi negativi che impediscono la nascita di una coscienza europea nei giovani degli Stati Membri. Importanti le competenze acquisite dai giovani partecipanti in termini di diritti umani, tutte racchiuse in una sorta di diploma, lo Youth Pass, che è stato consegnato agli studenti e certifica il lavoro svolto, valido anche come credito formativo.

Italia, Romania e Portogallo sono i Paesi che per questa prima edizione di Mya hanno visto 30 giovani universitari insieme per tre settimane, in un confronto costruttivo sui temi dei diritti umani e dell’integrazione europea. Si tratta di un progetto presentato da L.O.A.D (libera organizzazione assistenza e diritti) presieduta da Dario Ugenti, e finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito di Erasmus+, nato in partenariato con la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo insieme alla Liga Portuguesa dos Direitos Humanos e all’Asociatia Pro Democratia Romena.

“Il progetto Mya nato grazie al coinvolgimento dell’Agenzia Nazionale per i Giovani (ANG), organismo pubblico dotato di autonomia organizzativa e finanziaria, vigilato dal Governo Italiano e dalla Commissione Europea,” – ha spiegato il presidente di Load Dario Ugenti –  “ha coinvolto ragazzi universitari dai 22/24 anni, Italiani, Romeni e Portoghesi, residenti in Italia, in Romania ed in Portogallo, scelti tra coloro che si trovano in situazione di disagio sociale ma fortemente motivati ad un rapporto costruttivo con i coetanei di altri paesi. L’idea nasce dopo un’attenta analisi  che dimostra che i giovani manifestano una scarsa consapevolezza di essere europei, è ancora molta diffusa la diffidenza tra ragazzi di etnia diversa, con uno sfondo preoccupante che sfocia spesso in episodi di violenza e discriminazione”.

La scelta dei paesi partecipanti infatti non è stata casuale: la Romania in quanto questa comunità è molto presente in Italia ed il Portogallo perché ancora oggi è un paese poco interessato dai flussi migratori. Le tre settimane di studio e formazione si sono svolte presso l’azienda agrituristica Green Line di Cisterna di Latina, struttura scelta per la presenza di ampie sale riunione, una buona cucina tradizionale, ma anche per la possibilità di svolgere attività ludico- sportive ( equitazione, tennis ecc.), che sono servite a creare quel clima di amicizia e solidarietà tra i trenta ragazzi, che era una delle finalità del progetto stesso.  Del resto, come riferisce lo stesso Ugenti, al di là delle analisi sociologiche, i ragazzi già nelle prime ore dal loro arrivo hanno iniziato a solidarizzare e fare amicizia, chiedendo addirittura di poter stare insieme anche oltre le ore previsto per il lavoro e lo studio.

Vivo apprezzamento ha espresso durante la conferenza stampa di chiusura il presidente onorario della Lidu onlus, Alfredo Arpaia, evidenziando la necessità di realizzare una coscienza europea, superando  la sovranità degli Stati, e considerando il trasferimento di culture e di conoscenze un bene comune che è il futuro dell’Europa stessa. Allo stesso modo il presidente della Liga Portuguesa dos Direitos Humanos, José Rebelo, che affermando con sagacia che la  Romania non è Dracula, l’ Italia non è mafia e il  Portogallo non è Cristiano Ronhaldo, ha saputo proporre una profonda riflessione che spiega come è semplice, restando su un piano superficiale, essere vittime di stereotipi negativi che innescano il meccanismo del pregiudizio e della diffidenza tra popoli diversi.

Un esperimento di integrazione e condivisione quello del progetto Mya pienamente riuscito che ha individuato anche 9 peer tutor che avranno un ruolo futuro per la continuazione del progetto stesso, che Dario Ugenti di Load intende riproporre per l’anno prossimo coinvolgendo altri giovani di diversi Paesi europei.

 

 

 

  1. Rispondi

    Carissima Tiziana,
    grazie per la tua sintesi incredibilmente precisa ed attenta che ha saputo rappresentare in poche righe il nostro lavoro di preparazione durato oltre 1 anno e la nostra avventura di 20 fantastici giorni con straordinari ragazzi e collaboratori italiani, rumeni e portoghesi.
    Grazie ancora.
    Load Onlus

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