MILANO PRIMO COMUNE IN ITALIA A VALORIZZARE LE COMPETENZE SVILUPPATE DALLA MATERNITÀ

Pubblicato il 1 novembre 2017 - da
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Tajani: “Grazie al progetto MAAM, riportiamo all’interno delle risorse umane dell’Amministrazione persone con competenze allargate in grado di garantire al cittadino servizi migliori”

Il Comune di Milano considera i suoi circa 15.000 dipendenti, tra i quali 155 attualmente in maternità con bambini nella fascia di età 0-3 anni, un vero patrimonio sul quale investire sempre di più.

Il capoluogo lombardo diventa così il primo Comune in Italia a proporre alle proprie dipendenti il programma digitale MAAM e a trasformare la tradizionale visione della “conciliazione” vita-lavoro. A presentare a stampa e operatori i contenuti del programma, l’Assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Risorse Umane, Cristina Tajani, con Riccarda Zezza, ideatrice del progetto MAAM.

Con questo progetto l’esperienza della genitorialità diventa occasione di allenamento per competenze soft utili anche nell’esercizio della professione: proprio quelle competenze più ricercate dal mondo del lavoro, come la gestione del tempo, l’empatia, la capacità di collaborare con gli altri, la creatività.

“Che la maternità e la paternità siano un’esperienza altamente formativa e un arricchimento per la persona è una evidenza, ne viene di conseguenza che questo arricchimento sia una risorsa per le aziende e gli enti pubblici”, commenta l’Assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Risorse Umane, Cristina Tajani che prosegue: ”Come Amministrazione siamo convinti che sia necessario cogliere questa opportunità: portare le  migliori capacità delle neo mamme nei servizi ai cittadini e nella migliore gestione degli uffici comunali. Grazie al progetto MAAM – conclude l’Assessore – non solo le mamme potranno mettere a disposizione le loro ‘nuove competenze’, ma le diverse direzioni avranno gli strumenti per riconoscerle e impiegarle a tutto vantaggio del buon funzionamento dell’intero ente e dei servizi al cittadino”.

Secondo i dati riportati dalla ricerca, “A Milano il lavoro è donna” di EQuIPE 2020, il capoluogo lombardo è la prima città italiana per l’occupazione femminile: il 65% delle donne residenti in città – tra i 20 e i 64 anni – ha un lavoro, superando anche la media europea attestata al 60,4% e ovviamente quella italiana ferma al 47,2%. Eppure: permane una differenza sostanziale quando si parla di possibilità di fare carriera – e infatti la quota di dirigenti maschi (4,9%) rimane nettamente superiore a quella delle donne (1,4%); e continua a essere evidente la difficoltà che le donne lavoratrici trovano nel mettere su famiglia: guardando alla popolazione tra i 20 e i 64 anni, la maggioranza delle residenti a Milano sia italiane (55,1%) che straniere (51,3%) non vive in un proprio nucleo familiare con figli, non vive cioè in coppia o come monogenitore con figli propri conviventi.

“Per quanto si possa avanzare in termini di occupazione femminile – e questa è già una buona notizia, per un Paese come il nostro – resta l’idea che la famiglia freni la carriera. Il paradosso è che, nel frattempo, le aziende spendono ogni anno un miliardo di euro in formazione, e le competenze più ricercate sono proprio quelle che la maternità allena, come abbiamo dimostrato con MAAM – afferma Riccarda Zezza, CEO di MAAM –. Sono proprio le grandi organizzazioni come il Comune di Milano, con il coraggio di fare scelte che rompono vecchi paradigmi, a poter indicare la strada di un nuovo modo di guardare al binomio vita lavoro: un approccio ‘ecologico’ in cui le persone ricaricano in ogni ruolo della loro vita competenze ed energie che portano in tutti gli altri”.

La genitorialità è una palestra naturale di sviluppo di soft skills e oltre 2.000, tra neo mamme e papà, hanno restituito una fotografia precisa su quelle raggiunte: in cima alla classifica, la delega (35%), seguita da gestione del tempo (+31%), la comunicazione (+25%), il networking (+23%), la capacità di decisione (+22%), l’intelligenza emotiva (+19%) secondo un’indagine condotta dai responsabili di MAAM.

Ad oggi sono già 25 le aziende che in meno di due anni hanno aderito al progetto intuendone le potenzialità per valorizzare il proprio capitale umano. Tra queste, interessante è il caso di Accenture, che ha avviato a dicembre 2016 un progetto pilota in tutte le sue sedi italiane. Le partecipanti hanno rivelato di aver acquisito una nuova consapevolezza di come l’esperienza della maternità possa portare valore anche nell’ambito professionale. Nello specifico, il sostegno ai neo genitori è stato rafforzato anche da programmi di smart working, da iniziative di coaching per riprendere con efficacia il proprio percorso di carriera, e anche da assegnazioni temporanee su attività più facilmente conciliabili con i primi mesi di vita dei bambini.  Anche quello di Unipol è un caso emblematico che, a partire da luglio 2017, ha coinvolto già quasi 200 neo-genitori – di cui oltre 60 sono papà – da tutte le Regioni d’Italia. Seguendo il pensiero “Libera Energie: vivi più leggero con il nostro Welfare”, Unipol lavora sul benessere delle persone e dell’organizzazione nel suo complesso, nella convinzione che soluzioni come MAAM contribuiscano a dare linfa nuova e a liberare nuove energie. Le persone sono la risorsa più importante: facilitare gli ambiti e rendere la vita al tempo stesso più profonda e leggera sono la guida al welfare di Unipol.

MAAM

MAAM – Maternity As A Master è il primo programma al mondo che trasforma la genitorialità in un master in sviluppo di competenze trasversali. Dalla formazione in aziende come Luxottica e Ikea a un libro edito da Bur (MAAM – La maternità è un master che rende più forti uomini e donne, 2014), oggi MAAM è un progetto integrato di sviluppo del capitale umano utilizzato da 25 aziende tra cui Poste Italiane, Unicredit, ENEL, Unipol, Coca-Cola, Fastweb. Cuore pulsante è l’esperienza digitale, un percorso online che in due anni ha raggiunto oltre 2.000 partecipanti, mamme e papà di bimbi da 0 a 3 anni, in 208 città nel Mondo. E i risultati sono sorprendenti perché la partecipazione a MAAM rende: più motivati (54%), più consapevoli delle risorse e competenze a disposizione (83%), migliora le competenze trasversali da un minimo del 5% a un massimo del 35%. Dal 2017 MAAM ha un percorso dedicato agli uomini che diventano padri: una vera e propria “Business School di intelligenza emotiva” per manager di nuova generazione.

 

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