Marocco, mai più stupri ‘premiati’ con matrimonio riparatore

Pubblicato il 24 gennaio 2014 - da
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maroccoAbolita la norma che permetteva ad uno stupratore di sposare la sua vittima minorenne per evitare il carcere

Melbourne, 24 gennaio – Il parlamento del Marocco ha abolito l’articolo 475 del codice penale grazie al quale l’autore di uno stupro nei confronti di una minorenne poteva evitare il carcere sposando la sua vittima. Dopo due anni di dibattito e a seguito del suicidio di Amina Filali, il Marocco muove un primo e concreto passo nel riconoscimento della dignità delle donne nell’ambito della tutela dei diritti umani. Era il 10 marzo del 2012, quando la 16enne Amina Filali  preferì togliersi la vita piuttosto che accettare l’imposizione del matrimonio con il suo stupratore. Un gesto dettato dalla disperazione che avuto eco in tutto il paese e nella comunità internazionale, e che  ha spinto il governo di impronta islamica a modificare una legge che salvava il ‘carnefice’ che, a seguito di una violenza sessuale, poteva sposare la sua vittima, evitando così il carcere. Positiva la reazione delle organizzazioni che tutelano i diritti umani, che evidenziano però che c’è ancora molto da fare in questa direzione. Il codice penale del Marocco inquadra infatti la violenza sessuale nel contesto dei reati contro la “decenza” e “l’onore” piuttosto che tra i reati contro la persona, e comunque in caso di condanna la durata della pena per chi compie uno stupro, continua a essere posta in relazione alla verginità o meno della vittima. Inoltre la definizione di stupro del codice penale marocchino, non tiene conto del fatto che questo può avere luogo anche in circostanze coercitive che non necessariamente includano la violenza fisica e che può verificarsi anche all’interno del matrimonio. Alcuni articoli poi criminalizzano le relazioni extraconiugali e quelle omosessuali.

 

 

 

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