Hai mai visto una cultura cambiare?

Pubblicato il 11 novembre 2017 - da
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In quasi tutto il mondo politici, personaggi pubblici e giornalisti parlano di difendere le proprie culture dalle nuove influenze straniere e pochi si rendono conto che è una battaglia già persa perché rivelano una mentalità di assedio che ha poco da fare con l’aspetto più fondamentale di qualsiasi paese.

di Gianni Pezzano

Pensiamo alla nostra cultura (qualunque sia) e la consideriamo il nostro valore più alto e dunque intoccabile, ed è proprio per questo motivo che la battaglia è persa. La parola “Cultura” non definisce solo alcune arti, ma comprende ogni aspetto della nostra vita e a volte anche quelli più banali.

I ragazzi di Liverpool e soldati americani

Per noi non più ragazzi della generazione post seconda guerra mondiale il primo contatto vero con i cambi di cultura è stata la scuola in varie tappe anche e soprattutto in casa.

Poi noi nati all’estero, particolarmente quelli che sono andati a scuole private, cattoliche e non, con le loro regole severe, la battaglia culturale personale è iniziata con l’arrivo a scuola dei capelli “lunghi” copiando i nostri idoli musicali, che probabilmente furono i più grandi esponenti di cambiamenti culturali dell’ultimo secolo. Non pochi hanno avuto scontri continui con genitori e insegnanti prima per i capelli, poi le basette, e i pantaloni seconde mode che apparentemente cambiavano di giorno in giorno. I Beatles furono ispirazione di una generazione intera di giovani e così hanno cambiato il modo e le sue Culture.

L’Italia aveva giù avuto il sentore di questi cambiamenti culturali nella persona di un musicista cantante napoletano e un uomo di spettacolo italo-americano.

Renato Carosone aveva sentito musica nuova introdotta nel Bel Paese dai soldati americani nel corso della guerra e delll’occupazione. Molta di questa musica, soprattutto i brani di blues e di jazz erano proibiti della dittatura perché “decadenti”, ma Carosone capì che esisteva un pubblico italiano che cercava esperienze nuove, lontane dalla tristezze della guerra appena finita. Con il tempo altri artisti l’hanno seguito, compreso un giovanissimo orologiaio milanese, Adriano Celentano che con il suo “Il tuo bacio è come il rock” a San Remo ha aperto le porte alla stagione dei grandi cantautori italiani.

Allo stesso modo Mike Buongiorno capì che l’Italia aveva bisogno di divertimenti quotidiani e ha portato alla neonata televisione italiana modelli di programmi quiz americani, che ancora oggi hanno un ruolo importante per la televisione italiana, sia statale che privata.

Altre ispirazioni

Ma i cambi di cultura non agivano in senso unico a l’arte italiana ha avuto i suoi effetti sulla cultura di altri paesi in modo inatteso dalle autorà italiane che “incoraggiavano”, spesso con forza, gli italiani a cercare una vita nuova lontano dal loro paese di nascita.

Così abbiamo visto le ondate di emigrati italiani prima portare la nostra cucina in altri paesi, per poi anche dare contributi importantissimi alla diffusione di prodotti italiani in giro per il mondo che sono ancora pilastri dell’economia italiana.

Facile pensare alla pasta, il caffe, vino e altri prodotti alimentari, ma spesso dimentichiamo che tra questi prodotti ci sono mobili, piastrelle, automobili, prodotti elettronici, lampadari e macchinari industriali che vengono utilizzati in quasi tutto il mondo.

Così, quasi a nostra insaputa, abbiamo contribuito a cambiare la cultura e le usanze in ogni campo dei paesi dove sono presenti i nostri parenti e amici.

E di nuovo abbiamo ispirato cambi culturali in modi che pochi anni prima nessuno avrebbe mai sognato.

Oscar

Basta leggere la lista dei premi Oscar per vedere la presenza massiccia di registi e altri artisti cinematografici italiani nel cinema americano e mondiale. È quasi banale nominare Federico Fellini, oppure i maestri del neorealismo come Rossellini e De Sica, o i rivoluzionari estremi come Pasolini. Ma un regista italiano ha costretto gli americani a rivedere il genere di cinema più rappresentativo dell’identità americani, il western.

È facile capire quando un film western americano fosse stato girato prima dei film di Sergio Leone. Il modo più facile è nell’uso delle pistole e le sparatorie, ma anche nell’uso della musica e la cinematografia spettacolare che ha fatto scuola in tutto il mondo. Non è un caso che il Premio Oscar Clint Eastwood, il leggendario “Buono” leoniano,  abbia citato il regista italiano come ispirazione per i suoi film, oppure gli elogi continui di Quentin Tarantino che ha come il proprio “marchio” i film italiani di quella stagione,  e non limitati solo a Leone e la musica di Ennio Morricone.

Altre fonti

Ma i cambi di cultura ora hanno molte fonti una volta inimmaginabili, a partire dalle nuove fonti elettroniche coma la pay-tv e l’internet.

Abbiamo avuto una prova l’anno scorso da Mamma RAI con la sua teleserie dei Medici che ha preso tanto ispirazione dal successo di “Trono di Spade” non solo nell’ingaggiodi  due dei suoi attori, ma anche nella forma della trama.

Programmi televisivi di successo come “Master Chef” hanno certamente creato cambi culturali culinari in giro per  il mondo, compreso il Bel Paese, ispirando il pubblico a provare nuove esperienze culinarie utilizzando  prodotti nuovi per creare nuove versioni di ricette tradizionali nei paesi che li seguono.

Un mezzo inatteso di cambi culturali si trova in quel che una volta sembravano giocattoli carissimi, i droni. Ora questi aggeggi sempre più sofisticati sono utilizzati per riprese televisive da angolazioni nuove, per salvataggi in zone disastrate, oppure per ricerche scientifiche.

L’internet, con Facebook e YouTube sono i mezzi nuovi per lanciare nuovi cantanti e stili di musica come abbiamo visto con il successo straordinario nel 2021 di “Gangnam Style” del cantante, personaggio mediatico coreano Psy.

Il Bene più importante

Abbiamo sempre visto cambiamenti culturali, ma fin troppo spesso molti non si sono resi conto che la nostra Cultura era, è e sempre sarà soggetta a cambiamenti. Siano artisti nuovi, come fecero Leonardo, Giotto o Michelangelo nel Rinascimento, o dall’estero come fecero gli artisti olandesi come Rembrandt che meravigliarono il mondo.

In fondo questi cambiamenti culturali sono un bene per noi tutti. Una modo, un cambiamento può piacere o non piacere, come è naturale, ma sono anche e soprattutto il segno di una cultura viva e produttiva, come è sempre stata quella italiana.

Per questo la battaglia contro i cambiamenti culturali, qualunque siano le origini, sono una battaglia persa. La nostra Cultura è la più ricca del mondo proprio perché abbiamo sempre utilizzato ogni fonte di ispirazione.

Perché dobbiamo smettere di farlo ora? Ne va di mezzo il nostro Bene più importante, quella stessa Cultura…

 

 

 

    • Angela DeMarco
    • 12 novembre 2017
    Rispondi

    As always another interesting article by Gianni Pezzano! Always thought provoking and intelligently written!

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