“A lezione di….”, incontri tematici sulle filiere alimentari italiane a cura di Confederazione Italiana Agricoltori

Pubblicato il 11 marzo 2017 - da
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Una serie di incontri informativi promossi dalla confederazione italiana agricoltori (CIA) per raccontare le produzioni agricole e alimentare tra miti e leggende. Il primo di questi incontri è dedicato alla carne, gli italiani ne mangiano 75 kg a testa ogni anno

Allarmi. veri o presunti, scoop o fake, ma anche sfide ideologiche, il tutto intorno a un prezioso alimento: la carne. Un prodotto che, al netto di ogni rispettabile opinione e scelta, rimane una proteina fondamentale per la salute e il benessere umano. Oltre a impegnare nel nostro paese un gran numero di lavoratori in 200mila allevamenti, generando una ricchezza pari a piu’ di 16 miliardi di euro e contribuendo alla tenuta di vasti territori assieme al tessuto socio-economico connesso.

Dalla vicenda “mucca pazza” all’aviaria, passando per gli annunci catastrofici dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ e i vari studi ”anti carni” che ciclicamente trovano la ribalta mediatica, la ripercussione diretta sul comparto zootecnico e’ pesata per oltre 5 miliardi di euro in 20 anni. Un dato che si contrappone, fortunatamente, a un altro elemento inconfutabile: in Italia non si conta un solo decesso accertato per queste cause. Anche grazie al livello di controlli e sicurezza nel nostro Paese sulla carne, che la pone al top mondiale sotto tale aspetto.

Con questo quadro si e’ aperta la prima di una serie di incontri “A lezione di….” che la Cia-Agricoltori italiani vuole dedicare alle produzioni agricole e alimentari Made in Italy. Un format che rimanda agli ”educational” e che vede il contributo di produttori, esperti, nutrizionisti e Agrichef chhe daranno risposte a giornalisti e blogger andando a svelare ogni peculiarita’ dell’alimento preso in esame. Sul fronte della biodiversita’, qualita’ e tipicita’ – si e’ detto nella lezione della Cia – il nostro Paese non ha da invidiare proprio nessuno: chianina, piemontese o fassona, marchigiana, grigio alpina, podolicca, maremmana, romagnola, limousine, sardo-modicana, agerolese. Solo per citare le piu’ diffuse tra le carni rosse. Poi ci sono quelle suine, ovi-caprine, avicole e cunicole (conigli). Gli italiani ne mangiano circa 75 kg pro capite l’anno, cosi’ suddivisi: 21 kg di carne bovina; 33 di carne suina; 19 di carne avicola e poco meno di 2 kg di carne ovina.
Numeri in flessione – si e’ sottolineato durante l’iniziativa Cia – con i consumi delle famiglie piu’ spostati verso i carboidrati. Anche sui metodi di cottura sono emersi elementi interessanti: gli italiani, ad esempio, stanno scalando le classifiche mondiali tra gli amanti del barbecue: sono quinti alle spalle di americani, australiani, francesi e tedeschi, ma davanti agli inglesi. Sul fronte degli aspetti salutistici si e’ soffermata la nutrizionista Francesca De Benedictis, che ha spiegato il valore biologico della carne, l’effetto saziante, gli abbinamenti corretti e gli accorgimenti per sfruttarne al massimo le proprieta’ nutritive. Sullo stato di salute del comparto, invece, e’ intervenuto il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, che non ha nascosto come qualche problema da superare ci sia. Anche partendo da una maggiore organizzazione del prodotto, quindi filiere piu’ coese e accordi di ampio respiro – proprio sulla carne – con l’artigianato, l’industria e gli enti locali, per legare a doppio filo il prodotto al territorio, rafforzandolo. E generando cosi’ – ha concluso Scanavino – un ”network di valori” che porterebbe tangibili benefici anche sul mercato.
La zootecnia italiana – si legge in una nota di Una Italia, Unione Nazionale Filiera Agro Alimentare Carni e Uova – sta vivendo un periodo storico di grandi sfide e profondi cambiamenti . Crisi dei consumi, allarmi alimentari, frammentazione del tessuto produttivo, stanno mettendo a dura prova un comparto fondamentale per l’economia del Paese. In questo difficile contesto di mercato, il settore avicolo e’ quello che ha tenuto meglio: i prodotti avicoli hanno visto aumentare tra il 2009 e il 2015 i consumi da 18,6 kg pro-capite a 20,2 kg. L’integrazione di filiera adottata dall’avicoltura italiana offre piu’ vantaggi agli allevatori, che possono beneficiare di garanzia non sempre presenti in agricoltura: un rapporto di collaborazione stabile nel tempo, un qualificato supporto tecnico-sanitario e, soprattutto, una maggior tutela da condizioni di mercato perturbate che colpiscono altri settori agricoli.

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