L’Europa un sogno da de-finire

Pubblicato il 28 marzo 2017 - da
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Il trattato di Roma è il segno concreto della volontà dei politici dei paesi firmatari di evitare nuove guerre tramite un rapporto di collaborazione permanente

Di Gianni Pezzano

A qualche giorno dai festeggiamenti del Trattato di Roma ci ha portato all’Unione  Europea, è più che giusto fare qualche considerazione sull’Ente continentale e il futuro del sogno del 1956.

È facile essere cinici verso l’Unione Europea e dire che ha portato a un’amministrazione intrusiva o che gli eurodeputati sono pagati per non fare niente per i loro concittadini,  a vantaggio di chissà quale altro paese competitore. Il presente spesso ci fa dimenticare cosa aveva spinto i primi paesi firmatari a formare un ente che ora è tra i più importanti del mondo.

Nel 2017 molti giovani europei sognano il Progetto Erasmus per avere esperienze formative in altri paesi europei, al fine di perfezionare le loro capacità linguistiche, e ottenere qualifiche utili per il loro percorso lavorativo, oppure per fare un’esperienza bella in un paese nuovo. Nel mondo del 1956 il Progetto Erasmus sarebbe sembrato una scoperta della fantascienza.

Invece sessant’anni fa quasi tutte le città europee ancora mostravano i segni del conflitto mondiale finito undici anni prima, così come nei giornali si leggevano le cronache dei processi ai criminali di guerra responsabili per la Shoah e gli altri orrori in quattro continenti. Purtroppo aleggiava in quell’anno un’altra minaccia che dominava la mente dei padri fondatori dell’Unione.

Nelle sale cinematografiche uscivano i primi film di fantascienza che trattavano l’invasione della Terra da alieni ostili, ma nessuno dubitava che nella realtà il soggetto vero da parte dei registi americani era la minaccia sovietica della Guerra Fredda.

Non era un caso che i firmatari del Trattato di Roma fossero l’Italia, la Francia, la Repubblica Federale di Germania, il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo. Erano tutti paesi che avevano subito le conseguenze di invasioni da parte di soldati nemici nel conflitto mondiale

Peggio ancora, due di loro, la Germania e l’Italia, ebbero il ruolo di aggressori in questa guerra e nel 1956 non solo loro ma tutti questi paesi ancora facevano esami di coscienza per gli errori che tutti avevano commesso e che portarono alla guerra nel 1939.

Il trattato di Roma era il segno concreto della volontà dei politici di questi paesi di evitare nuove guerre tramite la collaborazione permanente tra i paesi europei. Con gli anni si sono aggiunti altri paesi, compresi la Spagna post franchista e la Gran Bretagna post coloniale fino ai 28 di oggigiorno.

Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1990, la Germania Occidentale firmataria del Trattato di Roma si è riunificata con le Germania Orientale che era stata sotto il dominio sovietico, per formare l’attuale Germania. Questo è stato un simbolo importante dei cambiamenti europei degli ultimi due decenni e mezzo.

Da allora gli unici scontri che hanno turbato la pace europea sono stati nei Balcani con la disintegrazione della vecchia Jugoslavia e con tutti gli errori che hanno fatto ricordare il motivo originale del Trattato di Roma.

L’unico neo vero degli ultimi anni è stato il voto della Brexit di giugno scorso con la decisione della Gran Bretagna di uscire dell’Unione. Più che il disagio all’UE di per sé, il voto è venuto da uno scontro all’interno del partito dell’allora Prima Ministro David Cameron,  sfruttato da politici populisti, in particolare dello xenofobo UKIP per motivi interni. Le proteste in Inghilterra durante il weekend scorso dimostrano che c’è una parte importante della popolazione che si oppone all’uscita e non si sa quale sarà la decisione finale da Londra a lungo termine.

Se dovesse essere confermata, questa decisione potrebbe avere conseguenze inattese con la Scozia, il Galles e anche l’Irlanda del Nord che stanno considerando di uscire dal Regno Unito per unirsi al sogno Europeo nato a Roma sessant’anni fa.

Con l’ondata dei politici populisti che ora cercano di sfruttare il disagio causato dalle ondate di profughi e immigrati dai paesi disagiati dell’Africa e del Medioriente, il ruolo dell’Unione sarà sempre più fondamentale per trovare soluzioni, non solo per l’integrazione dei nuovi arrivati ma anche e soprattutto per trovare soluzioni permanenti ai problemi dei paesi d’origine,  al fine di eliminare i motivi per cui milioni di disperati fuggono dalle loro case.

Inoltre, con l’arrivo di un nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump senza esperienza politica e diplomatic,  l’Unione Europea dovrà assumere un ruolo sempre più attivo per opporsi alla politica sempre più aggressiva del Presidente russo Vladimir Putin.

Infatti, il conflitto quasi nascosto tra la Russia e l’Ucraina è fonte sempre più di preoccupazioni dell’UE e della NATO. Malgrado la presenza di soldati americani nel vecchio continente la mancanza di programmi precisi per la sua politica internazionale dalla Casa Bianca vuol dire che l’UE ora deve trovare la sua vera identità e il suo ruolo sul palco internazionale.

Ora in occasione del sessantesimo anniversario dell’origine dell’Unione Europea dobbiamo riconoscere che sta diventando sempre meno sogno utopistico e più realtà politica  attuale.

IL sogno Europeo ha dato e continua a dare ai giovani europei la spinta per un futuro di pace e la speranza vera di poter creare una nuova società europea arricchita dai contributi di ogni suo paese membro.

In fondo noi italiani dobbiamo essere fieri del nostro ruolo in questo episodio epocale del continente,  perché è il riconoscimento che da millenni la nostra penisola ha dato contributi fondamentali alla Storia e alla Cultura d’Europa e continueremo a darla, per il bene della nostra popolazione.

Però, alla stesso tempo dobbiamo riconoscere che questo futuro non verrà da solo, ma solo con l’impegno di tutti noi cittadini europei. Nei momenti di debolezza e a volta di insofferenza verso i regolamenti, che spesso sono stretti per noi italiani, dobbiamo solo ricordare gli avvenimenti in Europa tra il 1914 e il 1945 per renderci conto che l’alternativa è molto peggio.

Il sogno di pace è nato nel 1956 e ora siamo noi del 2017 responsabili per assicurare che il lavoro iniziato a Roma sarà portato al suo giusto compimento.

 

 

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