L’estensione del conflitto in Siria

Pubblicato il 13 aprile 2018 - da
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Qual è il realistico scenario che si nasconde dietro all’inasprimento del conflitto in Siria?Al netto delle notizie diffuse continuamente dai media e dai social di tutto il mondo, qual’è il rischio che l’umanità sta correndo e perchè?

di Manlio Lo Presti

Aumenta l’attenzione che viene rivolta a questo conflitto che dura da anni. Una guerra senza vincitori che ha il principale effetto di creare vittime civili disattendendo le più elementari tutele dei diritti umani.

Quello che ci viene narrato racconta di avversari locali che si combattono con fasi alterne di conquista, di abbandono e di riconquista di città e aree strategiche. Questa antica nazione, ricca di cultura e di siti archeologici di importanza mondiale, sta subendo una devastazione che non lascia indifferente l’opinione pubblica. Anche la devastazione avrà una fase di ricostruzione che porterà profitti.

Sappiamo che il conflitto siriano è anche un luogo dove si sta svolgendo una delle ennesime “guerre per procura” che le potenze mondiali si fanno da anni da lontano, in un’ottica di reciproco contenimento. Finora si è evitato il rischio di fronteggiarsi direttamente, consentendo l’esistenza di un possibile dialogo a distanza.

Sappiamo che alcune aree siriane sono ricche di petrolio e di gas.

Sappiamo che le rivalità fra etnie diverse sono precipitate nella fase più cruenta. Uno scenario che esiste tuttora in Afghanistan e prima ancora nella ex Jugoslavia, con le conseguenze che conosciamo. Le contese diventano stragi e violenze senza fine. Nessuno pensa che ci si potrebbe sedere attorno ad un tavolo e trattare, dialogare. La fine della guerra coloniale francese in Cambogia fu affiancata da numerosi negoziati a Parigi e all’ONU.

Questo conflitto ha la particolarità di non avere negoziati, come se i contendenti fossero spinti al centro del ring per massacrarsi fino all’ultimo sangue.

Come cittadini di questo mondo globale, conosciamo quello che viene diffuso a mezzo stampa e catene televisive.

Possiamo essere sicuri che le informazioni diffuse siano tutte autentiche? Esiste un flusso enorme di disinformazione che diffonde notizie parziali o false? Notizie diffuse continuamente dai media e dai social di tutto il mondo.

Possiamo essere certi che le immagini e i filmati siano autentici e non siano di data precedente o addirittura manipolati al computer?

Viene il sospetto che i motivi di questo infausto conflitto siano ben altri rispetto a quelli tipici.

Finora, le potenze mondiali si sono interessate prioritariamente al controllo delle fonti di energia. Il presidente della Siria denuncia da tempo coinvolgimenti delle grandi potenze che puntellano le operazioni militari con armamenti moderni e perfino “consiglieri” che curano lo svolgimento delle operazioni militari.

Ma, in questo conflitto, viene il sospetto che i motivi non siano quelli energetici da quando una grande firma del giornalismo italiano, autore di decine di libri di geopolitica, pochi giorni fa ha affermato in una intervista Rai che gli USA hanno da tempo raggiunto l’autonomia energetica e che, quindi, il petrolio siriano non è di loro interesse. Notizia già diffusa dall’ex direttore della CIA John Deutch (http://www1.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Gli-Usa-vicini-allautosufficienza-energetica-cambiano-gli-equilibri_312953154688.html ).

Un cambiamento degli interessi mondiali e geopolitici degli USA avrà l’effetto di medio termine di rendere vulnerabile l’Europa alla pressione russa?

Se non è un motivo economico che muove gli USA con aggressività crescente nel quadrante mediorientale, quale è il motivo VERO?

La Russia, abitualmente taciturna risponde, con sorprendente loquacità in tutte le sedi mondiali, che reagirà militarmente con i mezzi più moderni a sua disposizione

Sappiamo che la Russia è presente nell’area per motivi di vicinanza e perché è infastidita dalla eccessiva durata di un conflitto vicino ai suoi confini.

Sappiamo che la Russia si sta muovendo velocemente creando un’asse che coinvolge Turchia, Siria, Iran e Iraq per contenere e ributtare a mare l’alleanza dei ribelli con gli arabi salafiti, storici alleati degli USA, nel tentativo di dissuadere (invano) la Russia.

Forse, il blocco russo che si sta rafforzando sta suscitando timori ad altri Paesi confinanti che temono di essere stritolati e, per questo, reagiscono con operazioni paramilitari e con attentati in Europa attribuiti alla Russia per screditarla?

Se così fosse, verrebbe da domandarsi chi ha voluto ed appoggiato l’insorgere della recente intifada in Israele?

Il tumulto delle popolazioni palestinesi – ancora in corso – non è stata sedato duramente, per non trasformarlo in sterminio agli occhi della opinione pubblica internazionale che osserva e – forse – un giorno, si spera che possa prendere le decisioni opportune.

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