L’emergenza delle spose bambine

Pubblicato il 28 aprile 2017 - da
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Nel mondo ogni sette secondi, una bimba, di età inferiore a quindici anni, viene data in sposa ad un uomo più grande di lei.

di Domenico Letizia

Una ragazza su tre si sposa prima dei 18 anni nei paesi in via di sviluppo, e una su nove prima del 15. Costringendo bambine e adolescenti a lasciare gli studi, questa pratica limita le loro prospettive future. I rischi maggiori riguardano le ragazze che, ancora troppo giovani per avere figli, spesso incorrono in gravi complicazioni da gravidanza e parto che possono causarne la morte.

Non far calare mai l’attenzione su tale fenomeno è il grido lanciato dalla giornalista Giorgia Pilar Giorgi che grazie al suo ultimo contributo stampa ha attirato nuova attenzione sulla gravosa problematica internazionale. “Il matrimonio precoce espone le giovani donne a profonde ripercussioni fisiche, intellettuali, psicologiche ed emozionali. La scarsa diffusione nell’uso di metodi contraccettivi espone al rischio di contrarre malattie infettive come l’Hiv. Al momento del parto si calcola un rischio di mortalità pari al 50 per cento tanto per le mamme quanto per i nascituri. Attraverso la pratica del matrimonio precoce vengono violati molti dei principi contenuti in numerosi strumenti giuridici tra cui, ad esempio, la libertà per ogni essere umano al di sotto dei 18 anni di esprimere la propria opinione e di essere protetto da violenza e sfruttamento enunciati nella Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e il diritto di acconsentire liberamente e pienamente al proprio matrimonio sancito dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo (Udhr) del 1948. Si violano numerosi diritti economici, sociali e culturali, così come gli articoli 1, 2 e 3 della Convenzione sul consenso al matrimonio, sul limite di età per il matrimonio e sulla registrazione dei matrimoni del 1964, e il pari diritto di contrarre il matrimonio rivendicato dall’articolo 16.1 della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, del 1979“, riporta con allarmante preoccupazione la ricercatrice Giorgi.

La giovane giornalista intervenendo sulla problematica, durante uno degli approfondimenti della trasmissione di New Radio Network, ha ribadito l’importanza dell’azione e della conoscenza del fenomeno: “La pratica del matrimonio precoce è illegale secondo il diritto internazionale ed è vietato in molti dei Paesi in cui è praticato, ma le leggi esistenti spesso non vengono applicate. Trattandosi dal punto di vista statistico di “bambini”, essi non vengono rilevati dai sistemi statistici. Ne consegue che molti matrimoni precoci non sono registrati e quindi non risultano mai celebrati. In questo modo le bambine e le adolescenti che si sposano ad età ben inferiori al minimo consentito dalla legge diventano “invisibili”. Se questo fenomeno riceve scarsa risonanza internazionale è dovuto anche proprio a un sistema di raccolta dei dati non efficace. Bisogna migliorare i sistemi di raccolta dati e attuare un’intensa campagna di prevenzione del matrimonio precoce che preveda politiche, programmi e mobilitazioni“. Compito della stampa e delle Organizzazioni non Governative dovrebbe essere quello di avviare una serie di iniziative tese, innanzitutto, alla conoscenza della problematica.

Il recente rapporto di Save the Children comunica che nel mondo ogni sette secondi, una bimba, di età inferiore a quindici anni, viene data in sposa ad un uomo più grande di lei. Questo succede a causa delle pratiche sociali discriminatorie o per colpa della grande povertà. Inoltre, ogni anno circa settantamila ragazzine muoiono a causa di complicazioni durante la gravidanza o perché si suicidano. Cosa possiamo fare? Tentiamo di avviare una serie d’iniziative su tutto il territorio nazionale per far conoscere la cruda realtà di tale fenomeno, dando voce a chi di tali problematiche si occupa e si preoccupa, come la giovane ricercatrice Giorgia Pilar Giorgi tenta di fare.

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