Una legge immorale e anticostituzionale

Pubblicato il 18 ottobre 2017 - da
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Con il recente voto di fiducia della Camera sulla legge elettorale imposta a e dal Governo Gentiloni (che sarà quasi certamente confermato dal voto del Senato), si è inferto un altro duro colpo alla credibilità e alla sovranità del Parlamento.

di G. Tartaglia

Come ha giustamente scritto Stefano Folli “per ottenere un testo discutibile, si sono create nuove macerie nel tessuto di un Paese smarrito”. Sempre più il Parlamento viene inteso come un intralcio all’attività di Governo, un orpello burocratico che mina la stabilità e l’efficienza dell’azione governativa. Questo sentimento diffuso è ormai radicato anche nel pensiero dei tanti costituzionalisti che si affannano a costruire marchingegni elettorali tesi esclusivamente a garantire la tanto agognata stabilità.

Ciò nonostante, tutte le acrobazie di ingegneria elettorale inventate in questo ventennio di seconda Repubblica con lo scopo di inseguire la stabilità si sono rivelate fallaci, tanto da essere modificate ad ogni turno elettorale.

Occorre che si dica chiaramente che ogni tentativo di manipolare l’opinione pubblica attraverso meccanismi di alterazione della volontà popolare rappresenta un vulnus della democrazia. La Costituzione del 1947 ha costruito una Repubblica parlamentare. Il che significa che il cuore della Repubblica è il Parlamento e che il Parlamento deve essere espressione diretta del popolo. Di conseguenza, la legge elettorale deve garantire esclusivamente la rappresentatività. La stabilità e la governabilità non possono essere perseguite attraverso la legge elettorale. Esistono soltanto due sistemi elettorali che possono garantire la rappresentatività: i collegi uninominali e la proporzionale di lista. Il sistema dei collegi uninominali è efficace, però, in presenza di due requisiti: un’assenza di partiti politici organizzati e un elettorato ristretto. Requisiti che oggi non esistono in presenza di un suffragio universale allargato e di partiti politici organizzati e presenti sul territorio. Ne consegue che l’unico sistema elettorale il quale può garantire la rappresentatività del popolo resta il sistema proporzionale di lista. L’unico che consente di avere un Parlamento proporzionalmente rappresentativo di tutti gli elettori, e quindi un Parlamento legittimo.

Una legge elettorale così improvvidamente approvata dalla Camera è, quindi, chiaramente anticostituzionale, ma è anche come ha scritto il costituzionalista Ainis, “immorale”, per i tempi e i modi di approvazione, ma anche per i suoi contenuti e per i suoi obiettivi. Una legge che impone forzatamente coalizioni di partiti che si sfalderanno inesorabilmente all’indomani dell’esito elettorale. Le proiezioni ci dicono che anche con la legge Rosato nessuna coalizione avrà la maggioranza in Parlamento. E allora? Perché si è dovuta imporre questa legge, addirittura con un voto di fiducia? Evidentemente per perseguire altri obiettivi, ovvero quello di rendere inoffensivo uno dei protagonisti della scena politica, il Movimento 5 Stelle e quello di proseguire sulla via della delegittimazione del Parlamento. Si dica chiaramente che il Re è nudo.

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