L’America che sognavamo

Pubblicato il 4 giugno 2016 - da
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Dal 15 luglio al 9 ottobre 2016 in mostra al Museo MAN le opere fotografiche di Garry Winogrand. Il suo sguardo sul dopoguerra americano, tra emancipazione femminile e quotidianità.
                   
di Roberta Grendene
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Roma, 04 Giugno – A un anno dal successo della mostra dedicata a Vivian Maier, il MAN, il Museo della Provincia di Nuoro, ha annunciato un nuovo progetto espositivo, in anteprima nazionale, per celebrare Garry Winogrand, padre della street photography. Negli ultimi anni il lavoro di Winogrand (1928-1984) è stato in più occasioni accostato a quello di Vivian Maier. Anche lui, come l’a celebre fotografa, operò nelle strade di New York a partire dai primi anni Sessanta, portando avanti un lavoro capillare e quasi ossessivo di reportage. Winogrand è stato uno dei più importanti cronisti della società americana, oltre che uno dei più famosi fotografi internazionali degli anni Sessanta e Settanta. Il suo sguardo sulle abitudini dei cittadini statunitensi, apparentemente distratto, quasi casuale, spesso ironico, fu influenzato soprattutto dalla fotografia sociale di Robert Frank e Walker Evans. Winogrand individuò negli anonimi abitanti delle città americane il soggetto ideale per dare corpo alla propria visione del mondo, raccontando storie laterali, prive di copione o colpi di scena, catturate sempre in luoghi pubblici: nei parchi, allo zoo, nei centri commerciali, nei musei, negli aeroporti, oppure in occasione di manifestazioni politiche ed eventi sportivi. La sua tecnica si contraddistingue per l’’utilizzo di obiettivi grandangolari. I suoi lavori, soprattutto quelli di sperimentazione,   dimostrano come egli ricercasse volontariamente la presenza di uno spazio esterno al soggetto, spesso forzando l’’inclinazione della macchina fotografica. E sarebbe sbagliato liquidare questi sfondi come elementi secondari, come un “rumore” visivo irrilevante. Secondo l’’originale visione di Winogrand, i dettagli esterni, inclusi nella cornice della fotografia, contribuivano invece ad accrescere la forza e il significato del soggetto ritratto.  La mostra al MAN, a cura di Lola Garrido e realizzata in collaborazione con diChroma Photography, presenta, per la prima volta in Italia, la collezione completa delle fotografie che nel 1975  andarono a comporre il celebre volume “Women are Beautiful”  divenuto oggi un oggetto di culto. Immagini istantanee, proposte attraverso una serie di stampe originali che celebrano la figura femminile con uno sguardo autentico in cui si mescolano ammirazione e ironia, venerazione e sarcasmo.  Un lavoro per molti aspetti controverso e allo stesso tempo parallelo a quello dei poeti della Beat Generation, a cui non furono risparmiate pesanti critiche. Infatti, se per alcuni critici d’arte le fotografie di Winogrand apparirono come una gioiosa riflessione sull’’emancipazione della donna e sulla sensualità, per altri, proprio per la presenza di figure formose in abiti sbracciati o in minigonne e l’ossessivo accento sui seni e sui fondoschiena, quelle stesse immagini rappresentarono l’espressione contorta di un artista maschilista e misogino. Ciò che appare evidente è che non si tratta di una riflessione superficiale sui nuovi concetti di bellezza, ma piuttosto di una descrizione delle conseguenze sociali della controcultura americana, oltre che di una dichiarazione di sostegno ai diritti e alla libertà delle donne in un momento in cui il conservatorismo puritano sembrava volere rimettere in discussione alcune delle più importanti conquiste del dopoguerra.

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