La Storia, quella scusa comoda e ingannevole

Pubblicato il 23 agosto 2017 - da
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Le statue e i monumenti non sono la Storia, sono segni di riconoscimento di chi ha fatto la Storia che  in molti paesi sono diventati simboli di guerre filosofiche e politiche che non hanno niente a che fare con la Storia, bensì con giochi politici moderni

di Gianni Pezzano

Vediamo gli sviluppi degli scontri di Charlottesville negli Stati Uniti quando, con la scusa di protestare sulla rimozione di una statua del Generale Ulysses S Grant, comandante delle forze armate confederate nella Guerra di Secessione contro l’Unione del Presidente Abraham Lincoln, gruppi dell’estrema destra americana e suprematisti bianchi compreso il Ku Klux Klan si sono radunati per difendere la loro “eredità culturale”.

In questi scontri Heather Heyer, un assistente legale di 31 anni, è stata uccisa quando uno dei “difensori della Storia” ha investito con una macchina un gruppo di oppositori ferendone anche altri venti. Ora il responsabile è in galera con imputazioni ufficiali alle quali potrebbero essere aggiunte anche accuse dalle autorità federali per “reati di odio”.

La Storia dimenticata o storpiata

La difesa dei “patrioti sudisti” di fatto ignora, in entrambi i sensi, la Storia del Generale Lee. Non comandava le forze del sud in difesa del paese ma per spaccare gli Stati Uniti in difesa dei privilegi dei proprietari degli schiavi, che erano i soggetti veri della guerra, e non per i “diritti degli Stati” motivo che ancora oggi i difensori della Confederazione utilizzano per nascondere la vera causa della guerra che uccise più americani di qualsiasi altra guerra.

Purtroppo la guerra di Secessione non ha eliminato i pregiudizi che erano poi incarnati nelle cosiddette “Jim Crow Laws”, che dettavano la separazione delle razze con sedili riservati per i bianchi e servizi di privilegi per i discendenti degli ex proprietari schiavisti. Basta vedere i film americani tra gli anni ‘30 e ‘70 del ‘900 per vedere i ruoli minori e spesso caricaturali dei personaggi di colore e per capire che erano considerati cittadini di seconda classe.

L’eliminazione di queste leggi razziste era la base delle lotte dei diritti civili degli anni ‘50 e ‘60 con personaggi come Martin Luther King aiutato dal Presidente John Fitzgerald Kennedy e suo fratello Robert

The “Birther Movement”

Poche statue difese dai suprematisti bianchi non solo a Charlottesville ma in tutto il Sud degli Stati Uniti, risalgono al periodo bellico della metà dell’ 800, bensì ai primi decenni del ‘900 per far ricordare ai discendenti degli schiavi che i bianchi erano ancora i padroni del loro destino. Infatti, basta leggere il libro capolavoro di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” per capire le condizioni in questi stati meridionali americani.

Bisogna anche ricordare che la rimozione delle statue e dei simboli confederati come la bandiera dei ribelli, iniziò in seguito alla strage di Charleston del North Carolina nel 2015 nella quale il suprematista bianco Dylann Roof uccise 9 fedeli e ne ferì un’altra ventina.

Da allora l’estrema destra americana e i suprematisti bianchi cercano di attivare i loro contro lo “storpio” della loro Storia e quel che loro considerano un “genocidio” dell’uomo bianco per il quale  indicano l’allora presidente Barack Obama come il responsabile.

Infatti Obama era contestato da molti esponenti di destra che vennero timbrati come “the Birther Movement” perché ritenevano non solo che lui non fosse nato negli Stati Uniti, e quindi ineleggibile come Presidente, ma che fosse persino un musulmano che nascondeva la sua religione vera per motivi politici. Il portavoce di questo movimento e il suo finanziatore principale era l’attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Questo dunque è il retroscena del dibattito attuale in America. Però queste manipolazioni della Storia non si limitano solo agli Stati Uniti.

Le statue e le dittature Europee

In questi giorni vediamo anche la controversia tra la Polonia e la Russia dopo la proposta del governo polacco di rimuovere le statue e i monumenti alla memoria dei soldati sovietici della Seconda Guerra Mondiale. Il Cremlino considera questa rimozione un’offesa alla memoria dei sacrifici dei soldati sovietici caduti per la liberazione non solo della Polonia ma di tutta l’Europa orientale.

Di nuovo questa protesta russa “dimentica” che questi paesi rimasero sotto il giogo della superpotenza sovietica per decenni e trovarono la loro vera libertà solo dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, ben 44 anni dopo la sconfitta della Germania nazista.

La Germania ha preso la decisione di proibire ogni tentativo di riformare l’ex partito nazista e ha rimosso ogni monumento del regime. L’esempio classico di questa volontà fu la decisione di demolire il carcere di Spandau dopo la morte nel 1987 dell’ultimo gerarca nazista, Rudolf Hess e di costruirci sopra un centro commerciale per prevenire che diventasse luogo di culto per i nostalgici della dittatura di Hitler.

In Italia vediamo questi discorsi verso i ricordi del Ventennio fascista. Ogni commemorazione di avvenimenti dell’epoca diventano soggetto di controversia tra chi vuole riformare la dittatura di Mussolini e chi vuole assicurare che il partito fascista non rinascerà mai.

Purtroppo l’Italia non ha avuto la possibilità di affrontare le tragedie di quei decenni per via della decisione del Guardasigilli Palmiro Togliatti di dare amnistia per tutti i reati da entrambi le parti. Con la scusa di un’ingenua e ingannevole  riappacificazione del paese, ha soltanto assicurato che la verità delle molte stragi di quegli anni non fossero mai svelate.

Recentemente anche in Spagna si svolge un dibattito nazionale sui resti dell’ex caudillo Francisco Franco con la decisione del parlamento di rimuoverli dalla Valle dei Caduti dove ora riposano. Luogo che nei decenni dal suo decesso è diventato meta di pellegrinaggio dei nostalgici della dittatura.

Le lezioni vere della Storia

Troppo spesso la Storia è la scusa per riprendere guerre secolari che non dovrebbero avere un ruolo nel terzo millennio, ma uno sguardo in quasi tutti i continenti ci dimostra che spesso la Storia è utilizzata nel modo sbagliato. Non deve assolutamente essere la scusa per riprendere ostilità antiche o per programmi politici moderni.

Anzi, la Storia deve essere prima di tutto utilizzata per insegnarci come evitare di ripetere gli sbagli.

Inoltre, la Storia, se insegnata nel modo corretto, darebbe i mezzi ai giovani di poter leggere e interpretare non solo i giornali, ma anche e soprattutto i discorsi e i programmi politici dei nostri attuali parlamentari, così potrebbero capire davvero cosa intendono e non solo sperare votando il “meno peggio”.  Troppe volte votare le “belle parole” scritte ad arte per ingannare con paragoni storici sbilanciati, non fanno altro che assicurare di ripetere errori tragici.

Basta vedere gli Stati Uniti di Donald Trump per vedere il costo vero e tragico dell’uso sbagliato della Storia.

 

 

 

 

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