La moda che piace e fa bene, il vero made in Italy unisce stile e benessere

Pubblicato il 28 giugno 2016 - da
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CNA Federmoda in passerella alla Torino Fashion Week per difendere la moda italiana e sensibilizzare i consumatori sui prodotti chimici nocivi che possono essere contenuti nei capi d’abbigliamento e negli accessori moda d’importazione

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La Torino Fashion Week come strumento per rilanciare l’immagine un po’ sbiadita di una Torino capitale della moda piemontese, in una regione e sembra paradossale, in cui operano oltre 4 500 aziende di settore per un totale di 40 mila addetti con punti di particolare eccellenza a Torino, Biella e Novara. Con questo spirito CNA Federmoda ha aderito al progetto Torino Fashion Week coinvolgendo ben 13 stilisti, sarti e produttori di accessori moda della Città metropolitana torinese che sfileranno mercoledì 29 giugno a partire dalle ore 21 presso il complesso MRF di corso Settembrini sotto l’insegna Slow fashion (www.slowfashionitalia.it) il marchio ideato da CNA Torino nel 2010 per identificare e valorizzare la moda 100% italiana così come disciplinato dalla legge 166/2009. “L’artigianato e la piccola impresa sono la colonna vertebrale del sistema moda piemontese – ha evidenziato il Presidente regionale di CNA Federmoda Silvio Cattaneo – ed eccellono per qualità e competenza e non di rado anche per la capacità di raggiungere importanti mercati esteri con i loro prodotti”. Ambasciatori di un made in Italy esclusivo e raffinato i piccoli produttori piemontesi non riescono tuttavia a raggiungere quella visibilità commerciale che solo i grandi brand, sempre meno italiani tuttavia, riescono ad ottenere soprattutto sul mercato nazionale. La Torino Fashion Week può dunque diventare uno strumento di visibilità per le piccole imprese per rilanciare il made in Italy indipendente sul mercato e consentirgli raggiungere nuovi consumatori. “E in questo senso è stato particolarmente opportuno il sostegno economico offerto dalla Camera di commercio, su forte indicazione di CNA e Confartigianato” evidenziano da CNA Torino. Il progetto di CNA Federmoda è tuttavia più ambizioso e punta sulla sensibilizzazione delle nuove generazioni al consumo consapevole dei prodotti tessili e degli accessori moda, per assicurare un futuro al vero made in Italy che rischia di essere travolto dai prodotti di importazione a basso costo e sempre più omologati. Un primo risultato in questo senso è stato raggiunto con un importante protocollo d’intesa siglato a livello nazionale da CNA Federmoda e il ministero della Pubblica istruzione. Presentato in anteprima al Circolo del design di Torino il 23 giugno scorso, nel calendario degli eventi che hanno anticipato la scorsa settimana la Torino Fashion Week, il protocollo è stato fortemente sostenuto da un’imprenditrice torinese Rossella Calabrò, vice Presidente nazionale di CNA Federmoda, il protocollo punta sulla responsabilizzazione del consumatore – lavorando sulle nuove generazioni – per aiutarlo a preferire – insegnandogli a riconoscerla – una moda sostenibile e rispettosa delle leggi in materia di lavoro, di emissioni in atmosfera e di utilizzo di prodotti per la pigmentazione, il finissaggio e la concia dei pellami rispettosi dell’ambiente e della salute umana.

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Quello della moda sostenibile è un altro dei cavalli di battaglia di CNA Federmoda che verrà portato in passerella durante la Torino Fashion Week. Ogni anno in Italia il 10% circa delle dermatiti da contatto rilevate dalla sanità pubblica sono da imputarsi a tessuti, bijoux ed articoli in pelle trattati con sostanze nocive. Su questo tema, CNA Federmoda, anche attraverso il marchio Slow fashion, è impegnata da anni con una comunicazione massiccia ai consumatori. Stando ai rilevamenti condotti in laboratorio da Tessile e Salute, associazione nazionale con sede a Biella partecipata da Confindustria, CNA e Sistema Moda Italia che per conto del ministero della Salute effettua ogni anno controlli a campione sugli articoli moda in vendita, nel 100% dei casi in cui vengono rilevate sostanze tossiche nella moda pronta si tratta di articoli importati da paesi extra Ue ed in particolare da Cina, India e Bangladesh. Stiamo parlando della presenza pericolosa di sostanze come le ammine aromatiche cancerogene, coloranti allergenici, metalli pesanti come piombo e mercurio e formaldeide e persino di cromo esavalente nelle calzature. “Preferire la moda italiana, autenticamente italiana – commenta Silvio Cattaneo – non è quindi solo una scelta di stile, ma anche di benessere”.

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