La Catalogna proclama l’indipendenza. La Spagna risponde approvando l’applicazione dell’articolo 155. Tensione alta con sbocchi imprevedibili

Pubblicato il 27 ottobre 2017 - da
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I parlamentari catalani dei partiti d’opposizione abbandonano l’aula mentre è in pieno svolgimento il consiglio dei ministri del governo spagnolo a Madrid. Gli scenari futuri sono imprevedibili.

di Nicola Lacerenza

70 si, 8 no e due schede bianche. Con questo voto plebiscitario  il parlamento catalano ha proclamato l’indipendenza e la “repubblica”. Una scelta che rischia di provocare dure reazioni da parte del governo centrale spagnolo che in un consiglio dei ministri ha già risposto annunciando l’applicazione dell’articolo 155, cioè lo scioglimento del parlamento catalano e conseguenti provvedimenti, fino all’arresto dei rappresentanti del governo catalano.

Veramente negli ultimi giorni il silenzio e il rifiuto di rilasciare dichiarazioni del presidente catalano  Puigdemon avevano fatto sperare ad una possibilità di accordo o almeno di dialogo. Invece è scattata la dichiarazione d’indipendenza del parlamento catalano ed ora la situazione politica fa prevedere il peggio.A far discutere nel parlamento catalano, questo pomeriggio, è stata anche la modalità con cui si è condotta la votazione, e cioè con voto segreto, definito “codardo” da parte del fronte “costituzionalista” che poco prima del voto ha abbandonato l’aula.

I deputati del partito nazionalista catalano hanno giustificato il voto segreto come uno “scudo”  davanti alle “persecuzioni legali del governo spagnolo”. «Chiedo tranquillità a tutti gli spagnoli. Lo stato di diritto restaurerà la legalità in Catalogna – ha precisato il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy subito dopo la proclamazione di indipendenza.” Nel discorso tenuto questa mattina al senato, Rajoy ha sottolineato la legittimità dell’applicazione dell’articolo 155, successivamente approvata, nella situazione “eccezionale” come quella verificatasi in Catalogna. Tuttavia non sono mancate critiche allo stesso Rajoy.

Al termine di un appello invocando l’unità nazionale, Rajoy ha ricevuto un  prolungato applauso, al punto che si è dovuto alzare dal suo scanno due volte per porre fine gli applausi. Il fatto che a battere le mani fossero solo i deputati del “partito popolare” di Rajoy ha dato a quell’applauso un sapore di vendetta politica, secondo alcuni, vendetta ritenuta  “inappropriata” in momenti così tragici come quello in corso in Spagna. «Cosa applaude con tanto entusiasmo il “partito popolare? – ha dichiarato la sindaca di Barcellona Ada Colau- «La sospensione dell’autogoverno catalano? La sua capacità di porre soluzioni? Il suo fallimento in Catalogna?». Parole amare quelle della sindaca di Barcellona, che non lasciano dubbi sulla gravità della situazione.

Il peggio, però, deve ancora arrivare. I “repubblicani” reclamano, come effetto immediato dell’indipendenza, la presa di possesso delle infrastrutture strategiche,come ospedali e aeroporti. Soprattutto non si sa cosa succederà con le stazioni di polizia. L’articolo 155, prevede la sospensione dell’autogoverno catalano, il commissariamento del parlamento e la convocazione entro sei mesi delle elezioni. Cosa faranno i parlamentari del fronte indipendentista? Accetteranno le direttive del senato spagnolo, dopo aver proclamato “la repubblica” e “l’indipendenza?

Lo spettro di una guerra civile rischia di materializzarsi.

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