Isola e Rocca Borromea sul lago Maggiore

Pubblicato il 21 luglio 2015 - da
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Sotto gli occhi dei visitatori riemergono gi affreschi medievali della Rocca Borromeo di Angera

lancio-affreschiVarese, 21 luglio- Per chi le ha conosciute nel livido biancore del calce, la sensazione che si prova entrando nei grandi ambienti medievali della Rocca Borromeo di Angera, è assolutamente straniante. Ci si trova immersi in un rutilare di colori, vivaci, allegri, positivi. Sui quali gli antichi arredi, decisamente severi, sembrano stemperarsi, perdendo la rigidità delle forme. Quella che sta emergendo da sotto le molte mani di calce, le prime stese probabilmente all’indomani della Grande Peste seicentesca, è la fantastica fantasmagoria di colori del Medio Evo. A confermarla, pochi ambienti più in là, c’è la rinata Sala della Giustizia, dove battaglie e storie sono descritte con largo uso di colori bellissimi. Qui non vi sono figure. Ma meravigliose geometrie, coloratissime, di tappezzerie dipinte che ricoprono interamente le alte pareti dei Saloni. E che, ritrovate e via via sapientemente restaurate da Carlotta Beccaria (cui era stato affidato anche il recente restauro della Sala della Giustizia), sembrano brillare ai riflessi del sole sulle acque del sottostante Lago Maggiore. Entro il prossimo ottobre verrà completato il restauro della Sala dei Fasti e a quel punto il cantiere si sposerà nella Sala di San Carlo in cui i saggi di indagine hanno rivelato, sempre nascoste dalla calce, analoghe tappezzerie dipinte medievali. L’intervento è stato approvato dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Milano sotto la direzione di Isabella Marelli.  Alla conclusione dei lavori, sarà sicuramente emozionante scoprire la meraviglia duecentesca degli affreschi della Sala della Giustizia insieme alle ritrovate, magnifiche tappezziere affrescate trecentesche. Questo “disvelamento”, per volontà del principe Vitaliano Borromeo, sarà totalmente pubblico. I visitatori della Rocca potranno infatti assistervi, partecipando così alla graduale riscoperta di un tesoro da secoli nascosto.“Le pareti delle due sale evidenziavano – afferma la restauratrice – una stesura monocroma biancastra molto disomogenea, che era stata stesa in più mani e con materiali differenti in vari interventi effettuati durante i secoli passati. Da alcune aperture stratigrafiche già presenti e dai test da noi eseguiti si è potuto verificare che, sottostanti alla finitura cromatica, erano presenti le decorazioni originali della sala”. Lo stato di conservazione degli intonaci e delle murature si è rivelato molto disomogeneo alternando zone ben conservate ad altre che presentavano fessurazioni, distacchi profondi, decoesioni e perdite superficiali. Questa prima parte di intervento è risultata molto lenta e laboriosa ed è stata eseguita con metodologie differenti a seconda della situazione che si evidenziava zona per zona. Anche le decorazioni ritrovate apparivano in uno stato di conservazione disomogeneo ma che comunque consentiva una lettura d’insieme delle pitture geometriche; queste erano state eseguite tracciando su ogni parete dei decori diversi per andamento e coloritura, uniti da una stessa fascia inferiore e superiore che riunisce la composizione. Le pitture sembrano realizzate a mezzo fresco con finiture a calce. Le decorazioni potrebbero appartenere a un periodo subito successivo a quello della Sala di Giustizia, probabilmente attorno alla metà del Trecento, secolo in cui è stata innalzata questa parte della Rocca. Nel corso dei lavori è riemersa anche la sagoma di una antica finestra che nel tempo è stata tamponata, probabilmente quando sono stati appesi al muro i grandi dipinti ancora oggi presenti. Una volta terminata la fase di “descialbo”, ovvero di rimozione degli strati di calce, si è proseguito con un intervento di consolidamento e di chiusura delle fessurazioni e delle lacune. “Con la Direzione ai Lavori – continua la restauratrice – si è concordato di effettuare un intervento di ritocco pittorico ricostruttivo vista la ripetitività degli elementi decorativi, in questo modo è stato possibile restituire unitarietà di lettura a questa particolarissima e coloratissima sala”.

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