Il senatore trentino Sergio Divina(Ln) interviene in aula su questione pericolo orsi in provincia di Trento

Pubblicato il 18 giugno 2015 - da
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Aggredito da un orso mentre fa jogging alle pendici del Monte Bondone una settimana fa, un 42enne trentino ha riportato gravi ferite. L’intervento sul Governo del senatore Divina che segnala aumento numero e pericolosità di questa specie animale importata a Trento perché a rischio estinzione

Intervista di Davide Cordua a Sergio Divina

Roma, 18 giugno –“I dati biologici dicono che un orso ha bisogno di circa 60 chilometri quadrati. Se noi tenessimo fermo questo parametro di riferimento, oggi in Trentino, avendo superato i 50 orsi, avremmo probabilmente 30 orsi in più di quelli che il territorio potrebbe ospitare” è quanto ha sostenuto oggi in Aula il senatore Sergio Divina della Lega Nord eletto nel collegio di Trento .  La richiesta al Governo ed al ministro Galletti trova le sue motivazioni nell’episodio di una settimana fa quando un orso, tra i più di 50 che vivono nel territorio trentino, ha aggredito un uomo che faceva jogging con il suo cane a pochi chilometri da Trento, procurandogli gravi ferite. “Negli ultimi mesi, però, si è verificata una pluralità di aggressioni importanti, – continua il senatore trentino, –  con persone che sono state segnate in modo pesante: la vittima più recente di un’aggressione è ancora ricoverata in ospedale e si dice che sia viva per miracolo. Immaginate infatti la stazza di un orso, che pesa più di 200 chilogrammi, con un apparato ungueale, che riesce a scavare il terreno come fosse sabbia, cosa possa fare a contatto con la pelle umana. Chi ha visto l’uomo che è stato recentemente aggredito e come è stato ridotto, è oggettivamente rimasto colpito. Accade dunque che in Trentino si stanno cambiando le abitudini di vita: le persone che ordinariamente passeggiavano in montagna, non lo fanno più, gli escursionisti non frequentano più certe zone, ci sono donne che si rifiutano di fare determinati percorsi nelle aree in cui sono stati avvistati gli orsi e coloro che possiedono una casa in montagna iniziano ad abbandonare l’abitudine di recarsi lì, specialmente se hanno bambini piccoli: stiamo dunque cambiando abitudini di vita”. Abitudini che sono influenzate non da motivazioni o opportunità riconducibili a desideri umani, ma da grande paura di incontrare sulla propria strada un orso.  “Circa venti anni fa, – spiega Divina- il Governo italiano ha recepito un progetto europeo, denominato «Life Ursus», e, dialogando con le Regioni, ha chiesto loro chi avrebbe voluto accettare l’introduzione degli orsi, che nel nostro Paese non esistevano più da decenni. Il Trentino decide di aderire a questo progetto e, dunque, viene introdotta una prima decina di orsi e poi un’altra piccola quantità, ma sappiamo che l’orso è un animale abbastanza prolifico. La gestione, purtroppo, non è tutta trentina e non può essere attribuita agli enti locali, perché la regia e le linee guida spettano al Ministero dell’ambiente: credo che il ministro Galletti, in questi giorni, sia stato abbastanza sollecitato in merito”. Quindi a suo tempo era stata decisa una ripopolazione in termini di orsi, razza ormai in estinzione, nel territorio trentino, che ha comunque una superficie assai limitata. ”C’è da dire , aggiunge Sergio Divina- che non ci troviamo in un territorio incontaminato: non c’è area del Trentino in cui non vi sia una baita, una casupola, una malga o un rifugio. Ormai tutto il territorio è antropizzato, l’uomo è presente dappertutto e questa presenza di orsi problematici in Trentino inizia a preoccupare. L’invito che sto facendo in questo momento al Governo e al ministro Galletti è che quanto meno si consenta innanzitutto di mettere in sicurezza un’area corrispondente a tutta la Provincia autonoma di Trento e poi che si possano almeno prelevare gli animali problematici.” Insomma, al di là dei leciti desideri di preservare una specie in estinzione, la richiesta di Sergio Divina cerca di mettere al centro l’incolumità dei suoi concittadini, senza voler sollevare indignazioni e proteste nel mondo degli ambientalisti perché, mentre gli orsi continuano ad aumentare in un territorio esiguo come quello della provincia autonoma di Trento, “è opportuno  mantenere numeri che non mettano in pregiudizio l’incolumità e la salute di chi ha sempre lavorato e passato anche momenti ludici nei boschi, in zone che adesso, ahimè, i trentini iniziano a non frequentare più”.

 

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