Il linguaggio che ci definisce – The language that defines us

Pubblicato il 6 febbraio 2018 - da
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Il linguaggio che ci definisce

In un anno nel quale ci saranno conferenze internazionali sulla lingua e la Cultura (maiuscola intenzionale) italiana e gli Stati Generali della lingua Italiana a ottobre, dovremmo chiederci cosa ci aspettiamo da queste manifestazioni.
di Gianni Pezzano

Se c’è un aspetto unico che ci definisce come italiani, italo-australiani, italo-americani, e cosi via, questo è la lingua italiana. Eppure condividiamo una cosa con gli anglofoni. Come ha sintetizzato Winston Churchill “l’Inghilterra e l’America sono due nazioni separati dalla stessa lingua”. Possiamo dire che le comunità italiane in giro il mondo utilizzano versioni diverse della lingua italiana.

In un anno nel quale ci saranno conferenze internazionali sulla lingua e la Cultura (maiuscola intenzionale) italiana e gli Stati Generali della lingua Italiana a ottobre, dovremmo chiederci cosa ci aspettiamo da queste manifestazioni.

Una famiglia globale
La comunità italofona è una famiglia globale che ha differenze fondamenti da paese a paese e da continente a continente. Fin troppo spesso non contempliamo queste differenze quando pensiamo a cosa possiamo e dovremmo fare per promuovere l’insegnamento della lingua italiana nel mondo e di conseguenza, la Cultura italiana in generale.

L’emigrazione post bellica era composta principalmente da gente che non aveva avuto un’educazione formale. In generale parlava dialetto e, nel caso dei maschi, per molti di loro il contatto più grande con la lingua italiana era durante il servizio militare, dove l’esercito italiano concentrava le truppe in base al dialetto e spesso i sergenti erano gli interpreti tra le truppe e gli ufficiali. Comunque, non dobbiamo intrepretare questa mancanza di insegnamento come mancanza di intelligenza e la prova si trova nel successo di questi emigrati e dei loro discendenti, maschi e femmine, ottenuti nei nuovi paesi di residenza.

Per questo motivo gli italiani all’estero parlano una miscela di dialetti, l’italiano e versioni modificate di parole della lingua dei loro paesi. C’è un omaggio particolare a questi in Brasile dove il governo riconosce il Talian, una versione del dialetto veneto, come lingua ufficiale del paese.

A questo dobbiamo dire anche che in molte zone l’insegnamento formale dell’italiano non è sparso quanto vorremmo. Di conseguenza gli italofoni hanno una conoscenza limitata dell’italiano moderno che è reso più complicato dalla mancanza di consapevolezza della Cultura italiana e la Storia necessaria per comprendere tutte le sfumature della lingua parlata in Italia.

Solo per questo aspetto, è una priorità per gli insegnanti della lingua italiana aggiornarsi regolarmente sulla loro conoscenza della lingua e questo può accadere solo con periodi in Italia. Non è una scelta a buon mercato per gli insegnanti, ma è una cosa da prendere in considerazione seriamente.

Luogo
Mentre le conferenze internazionali di quest’anno sono un ottimo passo avanti, dobbiamo mettere in discussione l’insistenza degli organizzatori degli Stati Generali della Lingua Italiana nel tenere la manifestazione a Firenze. Il legame con la città dove nacque l’italiano moderno è ovvio, ma ci sono altre città che dovrebbero essere considerate, anche allo scopo di farle conoscere agli insegnanti e i burocrati internazionali presenti.

Due anni fa era il seicentesimo anniversario del capolavoro di Tasso, Gerusalemme Liberata, un’opera fondamentale per la Storia letteraria d’Italia. Questo libro fu dedicato alla Signoria D’Este e sicuramente sarebbe stato più che appropriato tenere gli Stati Generali di quell’anno a Ferrara che è poca conosciuta dalla comunità internazionale e che ebbe un ruolo importante nella Storia e la Cultura del Rinascimento. Quale occasione migliore per farla conoscere che una manifestazione internazionale del genere?

Usanze e ospiti internazionali
Un altro aspetto degli Stati Generali precedenti era la presenza di esperti in ogni campo della Cultura italiana. Così che  tanto l’evento  aveva più l’atmosfera di una celebrazione della Cultura italiana piuttosto che di una riunione seria per decidere i metodi per promuovere una Cultura che non è così tanto conosciuta quanto credono in molti.

I partecipanti sono così convinti (giustamente) della grandezza della Cultura che pensano che questo sentimento sia condiviso globalmente. Tristemente, spesso questo non è il caso e un esempio si trova al Festival delle Art ad Adelaide in Australia. Questa manifestazione è una delle più grandi del mondo, ma pochissimi dei partecipanti sono venuti dall’Italia. Dobbiamo dire che quando ci sono stati artisti italiani, come la Nuova Compagnia del Canto Popolare nel 1982, il successo con il pubblico è stato strepitoso.

Possiamo dire lo stesso dell’insegnamento della lingua italiana nelle scuole e le università. I livelli delle classi non riflette giustamente la grandezza delle comunità italiane e in molti casi non è facile avere un’educazione formale.

Quindi, per poter realizzare lo scopo dichiarato della manifestazione, come dice il suo nome, la manifestazione deve invitare politici, amministratori e burocrati con il potere di decidere da quei paesi dove il governo italiano vuole seriamente promuovere la lingua italiana e la nostra Cultura. Affinché non sia fatto questo e quelli che decidono siano convinti del bisogno di promuovere nel modo giusto la nostra lingua e Cultura, queste manifestazioni non realizzeranno mai il livello di successo che desideriamo e che riflette la profondità della nostra Cultura.

Dispersi
C’è un aspetto degli Stati Generali del 2014 e il 2106 che è particolarmente sorprendente. Mentre i luoghi erano pieni di partecipanti interessati, c’era una categoria che era notevole per la sua mancanza, l’editoria italiana. Non c’era uno stand per promuovere libri in entrambe le manifestazioni e nessuna presentazione da parte di rappresentanti dell’industria.

Se c’è un’industria italiana che ha bisogno di una spinta importante e che avrebbe benefici dalla promozione della nostra lingua , è l’editoria e questa mancata partecipazione dice molto dell’organizzazione della manifestazione, come anche dell’editoria. Con oltre novanta milioni di emigrati italiani e i loro discendenti nel mondo, il mercato internazionale potenziale composto soltanto da queste comunità è una volta e mezzo il mercato italiano, senza dimenticare gli effetti che questo mercato avrebbe anche nell’incoraggiare la vendita di libri italiani in traduzioni a livello globale.

Intenzioni e azioni
Inoltre, non basta semplicemente dichiarare il desiderio e le promesse di fare ricerche dei bisogni internazionali. Prima o poi  le intenzioni devono diventare azioni concrete e questo potrà accadere soltanto con fondi del governo italiano destinati agli enti appropriati all’estero, italiani e non, a patto che questi li spendano per iniziative concrete. Fino ad ora, non ne abbiamo visto alcun segnale.

È facile per alcuni vedere queste spese come un “lusso”, particolarmente da coloro che hanno poca o nessuna considerazione della Cultura italiana, ma questo è una visione miope in ogni senso. Promuovere l’insegnamento della lingua italiana e fare aumentare il numero di studenti della nostra lingua ha diversi effetti che potenzialmente porteranno grandi profitti nel tempo al paese in generale poiché la gente che studia la nostra Cultura vorrà visitare il paese con tutti i benefici economici che ne seguiranno e l’aumento di promozione dal passaparola al loro ritorno a casa.

Promuovere la nostra lingua e Cultura non è elitario e limitato a una piccola minoranza.
Potenzialmente è una miniera d’oro per il paese che non possiamo permetterci più d’ignorare. L’Italia ha il patrimonio culturale più grande del mondo e questo potrà trovare i fondi necessari se è alimentato, promosso e conosciuto globalmente. Per questo motivo abbiamo bisogno di promuovere la nostra lingua e Cultura perché sono in realtà i nostri tesori più grandi che, se amministrati a dovere, si finanzieranno da soli con il turismo.

Ma questo accadrà soltanto con le azioni, parole e motti non bastano più.

The language that defines us

By Gianni Pezzano

If there is one single thing that defines our identity as Italians, Italo-Australians, Italo-Americans, etc, this is the Italian language. Yet, we share one aspect on common with English language speakers which Winston Churchill summarized as “England and America are two countries separated by the same language”. Very much the same thing can be said about the Italian communities around the world which use different versions of the Italian language.

In a year in which there will be international conferences on Italian language and Culture (the capital letter is intentional)  and the Estates General of the Italian language will be held in October we should ask ourselves what we expect from these events.

A global family
The Italian speaking community is a global family which has important differences from country to country and from continent to continent. All too often we do not consider these differences when we think about what we can and must do to promote Italian around the world and subsequently Italian Culture in general.

Post WW2 migration was made up mainly of people with little formal education. They generally spoke dialect and, in the case of the males, for many of them their greatest contact with Italian was during military service where the Italian army concentrated the troops according to dialects and often the sergeants were the interpreters between the troops and the officers. In any case, we must not interpret the lack of education as a lack of intelligence and the proof is found in the success of these migrants and their descendants, male and female, in the new countries of residence.

For this reason Italian migrants speak a mixture of dialect, Italian and modified versions of the language of the host country. This is a special tribute to these in Brazil where the government recognizes Talian, a version of Venetian dialect, as an official language of the country.

To this we must add that in some areas the formal teaching of Italian is not as widespread as we would want. Subsequently Italian speakers overseas have a limited knowledge of modern Italian that becomes more complicated with the lack of knowledge of Italian Culture and history necessary for understanding all the nuances of the language spoken in Italy.

If only for this reason, it is a priority for teachers of Italian to regularly update their knowledge of the language and this can only happen with stays in Italy. It is not a cheap choice for the teachers, but it must be considered seriously.

Venue
While the international conferences this year are a welcome step, we must question the insistence of the organizers of the Estates General of the Italian Language to hold the event in Florence. The link with the city where modern Italian was born is obvious, but there are other cities which should be considered, also for the purpose of getting them known to the international teacher and bureaucrats present.

Two years ago was the six hundredth anniversary of Tasso’s masterpiece Gerusalemme liberata (Jerusalem freed), a fundamental work of Italian literary history. This book was dedicated to the D’Este dynasty of Ferrara and surely it would have been more appropriate holding the Estates General that year in a city which had an important role in the history and Culture of the Renaissance and that is little known to the international community. What better way to promote the city than an international event of this sort?

Habit and international guests
Another feature of the previous Estates General was the presence of experts in every field of Italian Culture. So much so that they had more an air of a celebration of Italian Culture rather than a meeting to decide how to promote a culture that is not as well known as some believe.

The participants were (rightly) convinced of the greatness of Italian Culture that they think that this feeling is shared globally, but sadly this is often not the case and one example is the Festival of Arts in Adelaide, Australia which is one of the biggest such events in the world, but has had few participants from Italy. We must say that when there have been artists from Italy, such as the Nuova Compagnia di Canto Popolare in 1982, these artists had great success with the public.

We can say the same about the teaching of Italian in schools and universities. The numbers of the classes does not rightly reflect the size of the Italian communities and in many cases it is not easy to have a formal education in the language.

Therefore, in order to carry out the stated objectives of the event it must invite politicians, administrators and bureaucrats with decision making powers from those countries where the Italian government wants to seriously promote Italian and our Culture. Until this happens and the decision makers are convinced that they need to be promoted in the right way our language and Culture will never achieve the level of success that we desire and which reflects the depth of our Culture.

Missing in action
One aspect of the Estates General in 2014 and 2016 was especially surprising. While the venues were full of interested participants, there was one category that was notably absent, the Italian publishing industry. There were no stands promoting books and both the events had no speakers from the industry.

If there is a field of Italian industry that needs a major boost and would benefit from the promotion of our language, it is Italian publishing and this lack of participation says as much about the organizers as it does of the publishing industry. With over ninety million Italian migrants and their descendants around the world the potential international market for Italian books only from these communities is one and a half times the Italian domestic market, without forgetting the effects of this market would also have in encouraging the sale Italian books in translation around the world.

Intentions and action
In addition, it is not enough to state a desire and to promise to research international needs. At some stage the intentions have to become concrete action and this will only happen with funds from the Italian government for those appropriate bodies overseas, Italian and non-Italian, conditional on their being spent on concrete initiatives. Up till now we have seen little sign of this.

It is easy for some to see these costs as a “luxury”, particularly by those with little or no regard for Italian Culture, but this is short sighted in every way. Promoting the teaching of Italian and increasing the numbers of students of our language has a number of effects which potentially can bring great profit to our country over time because those who study our Culture will want to visit the country with all the benefits that would also flow on from word of mouth on their return home.

Promoting our language and Culture is not elitist and limited to a small minority. It is a potential goldmine for our country that we can no longer ignore. Italy’s has the world’s greatest Cultural patrimony and this will find the necessary funds if it is properly nurtured, promoted and recognized worldwide. For this reason we must promote our language and Culture because they really are our greatest treasures which, if we treat them properly, will finance themselves over time with tourism.

But this will only happen with action, words and platitudes are no longer enough.

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