Il governo prepara una missione di sistema in Iran

Pubblicato il 17 settembre 2015 - da
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Dal 28 al 30 novembre il Vice Ministro Calenda guiderà una numerosa delegazione imprenditoriale italiana a Teheran.

 

Carlo_Calenda_Ministero_RITRoma 17 settembre 2015 – Il Ministero dello Sviluppo Economico, insieme al Ministero degli  Affari Esteri, Ice Agenzia,  Confindustria ABI e Unioncamere,  sta organizzando  una missione di sistema in Iran dopo la firma dell’accordo sul nucleare.  La missione, che sarà guidata dal Vice Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda,  segue quella svolta nei mesi scorsi dai Ministri Federica Guidi e Paolo Gentiloni. La missione ​avrà inizio a Teheran il 28 novembre con il Forum Economico Bilaterale alla presenza di rappresentanti delle principali istituzioni dei due Paesi. Il 30 novembre sono previste  sessioni di approfondimento settoriale con i ministeri competenti e con le imprese iraniane. ​Dopo anni di isolamento, l’economia di Teheran si aprirà nuovamente agli scambi internazionali: con questa iniziativa il  sistema industriale italiano si presenterà al governo e alle imprese iraniani,  con l’obiettivo di ​recuperare le quote di mercato perse nel tempo a causa del regime sanzionatorio. La missione​, per la quale si prevede una partecipazione di oltre un centinaio tra imprese e banche,​ sarà settoriale e focalizzata sulle filiere che rivestono ​un’importanza strategica per l’Iran: ambiente ed energie rinnovabili, meccanica, settore medicale, materiali da costruzione ed automotive. L’Iran è la seconda più grande economia della regione del Medio Oriente e Nord Africa in termini di PIL (484 miliardi di dollari) dopo l’Arabia Saudita e per popolazione (78 milioni di persone) dopo l’Egitto. Il Paese, fortemente dipendente dalle importazioni,  è ricco di risorse naturali: è secondo al mondo per riserve di gas naturale e quarto per riserve di petrolio, ma è anche tra i primi cinque per riserve di minerali (ferrosi e non, preziosi e rari). Secondo le prime stime economiche, i benefici dell’accordo sul nucleare sono potenzialmente enormi. Se nel 2005 l’import iraniano proveniva per oltre il 40% dall’UE, dopo le sanzioni la quota europea è andata decrescendo fino ad arrivare al 9,5% nel 2014, a vantaggio dei Paesi del Medio Oriente e degli emergenti dell’Asia, che complessivamente hanno fornito nel 2014 oltre il 70% delle importazioni. I rapporti commerciali fra Italia e Iran hanno risentito molto delle misure restrittive applicate al Paese, in particolare con la seconda ondata sanzionatoria, tanto che la quota italiana sull’import iraniano è passata dal 6,1% del 2005 all’1,7% del 2014.

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