Gli oriundi non sono tutti uguali

Pubblicato il 18 dicembre 2017 - da
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Dopo l’approvazione in Commissione Bilancio di due emendamenti a favore di fondi aggiuntivi per la lingua e la cultura, per gli italiani all’estero, bisogna ricordare che, con il passare del tempo dalla prima ondata di emigrazione, non tutti oggi parlano l’italiano

Per quanto sia positivo, un annuncio di oggi dovrebbe far pensare che la realtà degli italiani all’estero non è omogenea e che, come paese dovremmo renderci conto delle grandi differenze tra paesi e anche tra generazioni e quindi agire di conseguenza.

Nella sua pagina Facebook oggi Laura Garavini , deputata PD eletta nella circoscrizione estera Europa, ha dichiarato “Ulteriori risorse per gli italiani nel mondo. Appena approvati in Commissione Bilancio due nostri emendamenti con cui stanziamo fondi aggiuntivi per la lingua e la cultura, per le rappresentanze di base, Comites (Comitati egli Italiani all’Estero), Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), per il personale nei Consolati, per gli organi di informazione all’estero e sull’estero e per la Caere di Commercio Italiane nel mondo”.

I dettagli di questi emendamenti si trovano sull’agenzia giornalistica per l’estero AISE: http://www.aise.it/lavori-parlamentari/legge-di-bilancio-pi%C3%B9-risorse-a-comites-e-cultura-negli-emendamenti-approvati-dalla-commissione-esteri/102029/116

 

Realtà

Abbiamo sempre dichiarato l’importanza di promuovere la nostra Cultura e le nostre testate giornalistiche sia in Patria che all’estero. Per questo motivo la notizia dei fondi a disposizione per questi servizi dovrebbe fare vero piacere, ma una domanda ci viene spontanea ed è una domanda a cui alcune testate di lingua italiana all’estero, come l’ultracentenario L’Italo-Americano a Los Angeles negli Stati Uniti, rispondono in un modo innovativo e necessario, cioè produrre versioni dei loro servizi in italiano e in  inglese.

Dobbiamo diffondere le notizie soltanto in italiano e dunque limitare in modo drastico il potenziale mercato all’estero e anche di limitare l’impatto sulla promozione sia della nostra lingua che della nostra Cultura e di tutti i nostri altri prodotti?

Abbiamo il vizio di considerare gli italiani all’estero come un gruppo compatto con gli stessi interessi e le stesse potenzialità e, benché sia vero fino a un certo punto, la realtà linguistica non è affatto così.

Ovviamente la prima generazione di emigrati, ossia quelli che hanno lasciato il Bel Paese, hanno una conoscenza vera della lingua madre e di solito i primogeniti hanno una buona conoscenza di questa lingua, ma nella stragrande maggioranza, e in particolare l’emigrazione oltreoceano, la lingua parlata in casa era di solito il dialetto e non la lingua nazionale.

Inoltre, man, mano che crescono i figli nati nel nuovo paese ed eventualmente arrivano i matrimoni con altre regioni e magari con coniuge non italiano,  la lingua parlata in casa di queste generazioni non è più l’italiano o il dialetto, bensì la lingua dei paesi di residenza. Alla terza generazione la percentuale di italofoni è davvero bassa.

Naturalmente questo è cambiato nell’emigrazione moderna, con emigrati spesso laureati e specialisti, ma dobbiamo sempre tenere presente che i figli e i discendenti di questi emigrati italiani saranno come i discendenti dei loro predecessori e dunque non avranno una conoscenza funzionale della nostra lingua.

Capire e sviluppare

Per questi motivi limitare la divulgazione di notizie e promozioni (e anche i fondi per produrli) solo nella lingua italiana ha un impatto fondamentale sull’efficacia dei programmi di promozioni di qualsiasi genere all’indirizzo degli “italiani all’estero”.

Fin troppo spesso i luoghi comuni sull’Italia continuano proprio perché non arrivano all’estero in modo efficace le notizie sia della politica e l’economia d’Italia, come anche della nostra cultura, anche perché non esistono mezzi di grande diffusione che siano capaci di presentare queste notizie ed informazioni agli oriundi in un modo che la stragrande maggioranza possa capirle.

Perciò, come paese, e non ci limitiamo solo alla politica, ma anche alle grandi reti di notizie e di intrattenimento, dovremmo sviluppare programmi, in entrambi i sensi, capaci di mostrare al mondo intero il nostro patrimonio culturale e i nostro prodotti moderni a un pubblico che non ha mai perso la voglia di cercare le proprie radici nel paese di nascita dei genitori o nonni, ma che non hanno i mezzi linguistici per capirli quando sono presentati solo in italiano.

Notizie come quella messa in rete dall’onorevole Garavini sono importanti perché sono la prova dell’impegno nel promuovere a livello mondiale TUTTO il made in Italy e non solo prodotti alimentari, di stile ed industriali, ma anche e soprattutto tutti gli aspetti della nostra Cultura.

Ma non dobbiamo illuderci, dobbiamo impegnarci per assicurare che gli effetti di questi fondi siano disseminati nel modo più efficace e questo vuol dire anche in altre lingue.

Come ha fatto l’Italo-Americano le testate di lingue italiana nei paesi di residenza devono cambiare con i loro mercati e non solo dare servizi nella nostra lingua madre, ma anche nelle varie lingue che effettivamente sono quelle funzionali di un sempre più grande numero di oriundi in tutti i continenti.

Effetti

Gli effetti di questi sviluppi non si sentirebbero solo all’estero. Anzi, far conoscere le notizie e informazioni al pubblico internazionale avrebbe l’effetto non solo di dare notizie, ma darebbe anche l’incentivo agli oriundi di conoscere sempre di più il loro passato. Alcuni vorranno certamente imparare la nostra lingua, ma molti di loro vorranno anche fare un viaggio per scoprire il proprio passato personale e visitare i luoghi di questo passato.

Gli effetti saranno l’aumento del numero di turisti esploratori del passato. Far conoscere di più la nostra cultura vorrebbe anche dire aumentare il numero di persone che imparano cosa ha davvero il Bel Paese da offrire a tutti i livelli, turistici, culturali, industriali e in tutti i campi.

In parole povere, gli effetti saranno di fare aumentare il numero di turisti e di esportazioni econ conseguente potenziale in posti di lavoro in più per il paese. In questo modo gli oriundi continueranno ad avere un ruolo importante nell’economia del nostro paese. Un contributo che spesso viene dimenticato quando parliamo dei nostri parenti e amici all’estero.

Allora, non nascondiamoci dietro la “purezza della lingua”, ma cominciamo a rendere più semplice un futuro rapporto di collaborazione con i nostri connazionali all’estero, agevolandoli nella conoscenza del paese d’origine usando anche la lingua più agevole per loro nelle testate giornalistiche dedicate all’estero. Non abbiamo niente da perdere, infatti possiamo solo guadagnare da questo passo semplice.

 

 

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