Erdogan: maschilista o pro-islam?

Pubblicato il 4 dicembre 2017 - da
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan era già stato chiacchierato per aver dichiarato pubblicamente che “le donne non sono uguali agli uomini”. Recentemente, l’eco di quelle parole è tornato alla ribalta dopo la sua decisone di reintrodurre l’uso del velo per le impiegate pubbliche di credo musulmano durante le ore di servizio. E la Turchia è sempre più lontana da Bruxelles

 

Di Vito Nicola Lacerenza

 

Sono passati quasi quattro anni da quando il presidente turco RecepTayypErdogan ha dichiarato pubblicamente, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, che queste “non sono uguali agli uomini”. Una frase fuori luogo, senza dubbio, ma non una come tante. La Turchia è un paese musulmano e il suo presidente in carica ha abolito il divieto per le impiegate pubbliche di presentarsi a lavoro col velo, che, di certo, non è simbolo dell’emancipazione femminile dal punto di vista dei paesi occidentali. «Il sesso a cui appartengo è considerato debole ma, ciò nonostante troverete in me una roccia che non cede difronte al vento…non voglio un marito che mi onori come regina se non mi ama come donna» – sono le parole di Elisabetta I di Inghilterra, tra le prime donne nella storia ad aver realizzato emancipazione sulla propria pelle in una società dominata da uomini, fin dalla culla. Nata da un secondo matrimonio, non poté ereditare il titolo di principessa, ma a corte la chiamavano già la “figlia bastarda del re”. Il vescovo che la battezzò chiese espressamente che l’acqua per la funzione non fosse “sufficientemente calda”, perché era una “figlia illegittima” nata dopo un divorzio. Un ingrato inizio per colei che divenne una delle più grandi regine che il mondo abbia mai conosciuto, trovando nel suo essere donna la forza per vincere secoli di discriminazioni.

Nel caso di Erdogan, però, da quella sua dichiarazione mirata alla reintroduzione del velo nel pubblico impiego, si è trattato di discriminazione? «Essere costretta a mettere e togliere il velo in continuazione, questa è discriminazione- dice Hatice, pubblica dipendente turca e fervida credente di fede musulmana – con quel divieto non lo mettevo praticamente più. Immaginate una poliziotta musulmana: va in giro per strada tutto il giorno senza velo, perché in servizio, poi torna a casa, dove si deve stare con i capelli scoperti. Quando “sarà autorizzata” a mettere il velo? Mai! Questa situazione è frustrante per noi credenti, perché sei obbligata costantemente a fare ciò che non vorresti, e ti senti discriminata dalle altre colleghe. Per colpa di questa situazione io, come le altre musulmane praticanti, ho sempre rinunciato a lavorare nel pubblico- conclude Hatice- credo che Erdogan, togliendo questo divieto ci abbia ridato la possibilità di risentirci libere nel nostro paese».

Fa riflettere come il provvedimento del presidente turco renda l’opinione pubblica europea scettica sui diritti delle donne in quel Paese. D’altro canto se nel vecchio continente qualcuno proponesse il divieto per le impiegate pubbliche musulmane di indossare il velo durante le ore di servizio, questo sarebbe tacciato quanto meno di populismo e islamofobia, perché non rispetta il diritto alla libertà di fede. Ma se i motivi che hanno portato al ripristino dell’uso del velo sono religiosi, cosa c’è in Erdogan che non convince? «Te lo spiegherò con una storia: -dice Sila giovane lavoratrice turca- conoscevo una mia compagna di corso all’università che portava il velo. Per via di quel divieto, i professori la obbligavano a toglierselo, ed io e le altre mie amiche, rimanevamo impressionate dalla bellezza dei suoi capelli, dalla cura con cui se li sistemava, mai visti capelli tanto perfetti. Dopo la nuova legge di Erdogan, lei entrò in aula velata e così rimase.  A colpire la nostra attenzione, questa volta, era il suo volto pieno di imbarazzo. Capii che fu costretta continua Sila- Poi, c’erano all’università ragazze che utilizzano un velo particolare: più ampio e lungo. Quello è un modello che usano le sostenitrici di Erdogan per avere vantaggi, magari ad un colloquio di lavoro. L’uso del velo in Turchia ha molto più a che fare col maschilismo e l’appartenenza politica che con la religione». La Turchia è l’unico paese al mondo a rappresentare, geograficamente, un ponte tra l’Europa e l’Asia. Ampi territori e culture diverse dividono questi continenti. Eppure, per quanto importante, la distanza tra questi sembra minima se paragonata a quella attualmente esistente tra le due anime del popolo turco: una laica e una religiosa. Progresso e tradizione sembrano essere bloccati ai due estremi di quel ponte che è la Turchia, senza la possibilità di incontrarsi nel mezzo.

 

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