Dematerializzazione dei registri vitivinicoli: le richieste della Fivi

Pubblicato il 6 giugno 2015 - da
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Rispetto al decreto ministeriale la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti chiede: una rete internet adeguata, deroga per le aziende sotto i 300hl, database condiviso tra gli enti.

fivi-valgiano-20Roma, 6 giugno – Una rete internet adeguata a sostegno dei registri digitali, la deroga per i produttori vinificatori in proprio sotto i 300 hl, la condivisione dei dati raccolti tra gli organismi che realizzano i controlli nelle aziende. Sono queste le criticità che la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti denuncia rispetto al decreto firmato e approvato sulla dematerializzazione dei registri nel settore vitivinicolo.  “Il decreto – spiega Matilde Poggi, presidente della Fivi – è uno strumento che non rispetta i buoni propositi annunciati in termini di semplificazione. Negli intenti l’eliminazione dei registri cartacei dovrebbe snellire le procedure burocratiche a migliaia di aziende vitivinicole. Nella realtà dei fatti alcuni punti mettono in difficoltà il lavoro dei vignaioli, soprattutto i piccoli produttori che vinificano uve di proprietà”. In particolare, rispetto al decreto che entrerà in vigore partire dal 1 gennaio 2016, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti manifesta preoccupazione sul fatto che le procedure di registrazione digitali non siano supportate da una connessione internet adeguata. I vignaioli, che spesso si trovano in zone poco servite e con una connessione lenta o inesistente, specie nel caso in cui scelgano la modalità di gestione “on line” del registro telematico, rischierebbero in questo caso di incorrere in sanzioni amministrative.  Altro punto importante per la Fivi è l’inserimento di una deroga che includa, tra i soggetti esonerati dalla tenuta del registro telematico, all’articolo 2 punto 4, anche i produttori vinificatori in proprio fino a 300 hl. Ultimo punto è la garanzia che venga attuata al più presto la norma, all’art. 6 punto 2, che prevede la condivisione dei dati raccolti dagli organismi che realizzano i controlli nelle aziende. Una cooperazione delle banche dati del registro telematico vitivinicolo condiviso da cui tutti gli enti possano attingere è importante per i vignaioli che, ad oggi, sono costrette a dare dati e informazione uguali a sistemi di controllo diversi. La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un’associazione nata nel 2008 con lo scopo di rappresentare la figura del viticoltore di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani. Per statuto, possono aderire alla FIVI solo i produttori che soddisfano alcuni precisi criteri: “Il Vignaiolo FIVI coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta”. Attualmente sono circa 900 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 9.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. 65 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,6 miliardi di euro, per un valore in termini di export di 240 milioni di euro. I 9.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49 % in regime biologico/biodinamico, per il 10 % secondo i principi della lotta integrata e per il 41 % secondo la viticoltura convenzionale.

 

 

 

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