Da Fiume a Chicago via Torino – From Fiume to Chicago via Turin

Pubblicato il 6 aprile 2018 - da
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Da Fiume a Chicago via Torino

La storia di Mirella Tainer, nata a Fiume

A cura di Gianni Pezzano

Il nome di Fiume non si trova più sull mappa d’Italia. Ora si chiama Rijeka e appartiene alla Croazia, come tutta l’Istria, dopo la sconfitta italiana della seconda guerra mondiale. Da notare la classe di immigrazione di questa storia “displaced persons”, cioè sfollati, come allora si chiamavano i profughi.

Questa è una faccia dell’Emigrazione italiana sconosciuta a molti perché di solito ci si pensa come al risultato di condizioni   economiche o sociali, invece del risultato di azioni militari. Per questo motivo le storie della gente di Fiume/Rijeka, Pola/Pula, Zara/Zadar e tutti gli altri luoghi di quel terriorio che ora non si trovano più sotto il tricolore meritano d’essere sentite e ricordate.

Per molti il dolore non era solo di lasciare le case e i terreni, ma anche, per motivi politici, di non poter torrnare per decenni. Anche questo è cambiato ora, però la tristezza per ler perdite rimarrà per sempre.

Ripetiamo il nostro appello ai lettori di inoltrare le loro storie. Le migliori saranno messe online e tutte saranno conservate e messe a disposizione di coloro che fanno ricerche sulla Storia dell’Emigrazione italiana.

Inviate a: [email protected]

Da Fiume a Chicago via Torino
Di Mirella Tainer (Stati Uniti)

E’ il 5 di Aprile del 1962…

Ce ne andiamo, lasciamo parenti e amici e Torino, la citta’ che amiamo dopo Fiume, la citta’ dove ci siamo incontrati da profughi, dove è avvenuto il nostro matrimonio, dove sono nati i nostri figli. Ce ne andiamo noi quattro, io , Dusan, Dario e Daniela.
Lasciamo l’Italia e via Asinari di Bernezzo…

Siamo eccitatissimi, mai stati su un aereo prima. Io e Dusan, insieme ai bambini, siamo stati accettati in USA in quota preferenziale, “displaced persons”, ci chiamano. Nostra destinazione è Chicago. Ci sono voluti anni ed anni tra documenti, interrogatori, stratigrafie polmonari e viaggi a Genova ma ce l’abbiamo fatta. A Chicago ci sono già i nostri genitori, arrivati in America nel 1956 e mia sorella Ina con Danilo ed Evelina là da appena un paio di settimane anche loro provenienti da Torino e dopo la nostra stessa trafila…

Partiamo da Torino con l’autobus che ci aspetta dirimpetto all’albergo Principi di Piemonte. C’è ancora qualch’uno per l’ultimo saluto, per quasi un mese abbiamo celebrato con gli amici, da una festa all’altra, da un locale all’altro di borgata Parella, con canti, balli sfrenati, di moda il cha cha…ballato persino sul tavolo del bigliardo… pianti ed abbracci…tempo favoloso, emozionante, indimenticabile…

Siamo tutti nuovi, eleganti, grazie alla Marus e alla zia Armida, che confeziona il mio guardaroba. I bambini portano pure i cappellini. Dusan è il custode del nostro tesoro in contanti, quello che ci rimane della buona uscita ricevuta dalla Michelin, dopo la spesa dei quattro biglietti di aereo. Lo tiene nella tasca interna della giacca quella del cuore, ogni tanto lo tocca per essere sicuro che è sempre li’, il cuore ed il tesoro…banche, “wire transfer”…cosa sono?

All’aereoporto della Malpensa, siamo trattati coi guanti. Facciamo parte di un evento storico: il primo volo, quello inaugurale dell’ Alitalia, da Milano a Chicago. L’aereo trasporta personalità del clero e della politica. Riceviamo posti comodi ed un servizio eccezionale: spumante, cestini di frutta fresca, pasti da ristorante 5 stelle. I bicchieri di cristallo, posate eleganti e tovaglioli di lino ci fanno dire tra noi: non abbiamo sbagliato, è magnifico e questo è solo l’inizio! Ce lo ripetiamo: l’inizio meraviglioso della nostra avventura americana…

Finalmente posiamo i piedi su terra ferma…

O’Hare, non è ancora aeroporto completato, lo stanno costruendo ed eventualmente diventerà esteso quanto una piccola città . Ci sono naturalmente le piste per gli aerei ma per momento è solo un conglomerato di baracche. Consegnamo alle autorità, come da ordini, il plico con tutti i nostri documenti e i lasciapassare, è l’ultima intervista, l’ultima inquisizione.

Mia sorella Ina,Danilo e la piccola Evelina sono la’ al nostro arrivo insieme ai nostri genitori. Non parlano granché, aspettano la nostra reazione, sopratutto quella di Dusan. Dusan chiede al fratello: lavoro? Niente, risponde Danilo. È il primo colpo.

Ci imbarchiamo su un Yellow, cosi’ li chiamavano i tassì dal colore giallo, il nostro tassì sembra uscito da un deposito di ferrivecchi. Ci guardiamo in giro e quello che vediamo non ci piace, e’ cosi’ diverso da quello che ci aspettavamo…le case, gli edifici sembrano vecchi, scuri, trasandati…

Dopo un po’ veniamo depositati di fronte ad un caseggiato non migliore di quelli appena visti. All’interno, un altro colpo, le scale di legno per salire al piano di sopra sono come la torre di Pisa, pendono. È la casa che i nostri genitori hanno appena acquistata. I padroni di case americani non affittano volentieri a famiglie con bambini. Naturalmente non conoscono i nostri bambini.

Danilo e Ina ci guardano e dicono: ve lo volevamo dire di non partire, di rimanere a Torino,ma non abbiamo fatto in tempo, eravate già in moto…

Io e Dusan decidiamo all’unisono: bisogna ritornare subito senza indugio.

Questo succedeva esattamente 56 anni fa’…quel fatidico giorno di Aprile del 1962…il nostro primo giorno della nostra avventura americana…

Siamo ritornati a Torino ed a Fiume, noi quattro, la prima volta nel 1966 e molte volte dopo. Poi io e Dusan per oltre vent’anni abbiamo passate le nostre estati a Fiume. Dal 2013, Dusan è ritornato per sempre, riposa a Cosala. Io continuo a vivere la nostra avventura americana, in Deerfield Illinois, vicino a figli, nipoti, pronipoti…e, in questi ultimi anni, ho ripreso i miei ritorni a Fiume…

From Fiume to Chicago via Turin

The story of Mirella Tainer born in Fiume

Edited by Gianni Pezzano

The name Fiume can no longer be found on a map of Italy. It is now called Rijeka and, like the rest of Istria, it now belongs to Croatia after the Italian defeat in the Second World War. The class of migration should be noted, “displaced persons”, which is how refugees were called at the time.

This is a face of Italian migration that many do not know because we usually think about it as the result of economic or social conditions instead of military actions. For this reason the stories of the people from Fiume/Rijeka, Pola/Pula, Zara/Zadar and all the other places in that territory that are no longer under the Italian flag deserve to be heard and remembered.

For many the pain was not only to leave their homes and lands but also, for political reasons, to be unable to return for decades. This too has now changed, but the sadness of the losses will remain forever.

We repeat our appeal to readers to send in their stories. The best will be put online and all will be kept and made available to those who carry out research on the history of Italian Migration.

Send to: [email protected]

From Fiume to Chicago via Turin
By Mirella Tainer (Stati Uniti)

It is April 5th, 1962…

We are leaving, we are leaving behind our relatives and friends and Turin, the city we love after Fiume, the city where we met as refugees, where we were married, where our children were born. We are leaving, the four of us, me, Dusan, Dario and Daniela.

We are leaving Italy and via Asinari di Bernezzo…

We are very excited as we have never been on a plane before. Me and Dusan, together with the children, have been accepted by the USA in a preferential class, they call us “displaced persons”. Our destination is Chicago. It took years and years between documents, interviews, pulmonary stratigraphy and trips to Genoa, but we made it. Our parents are already in Chicago, they got there in 1956 and my sister Ina with Danilo and Evelina who got there barely two weeks ago. They too from Turin and after our same procedures…

We leave from Turin with the bus that is waiting opposite the Principi di Piemonte Hotel. There are still some there to say their final farewells, for nearly a month we celebrated with friends, from one party to another, from one locale to another in the suburb of Parella, singing, unbridled dances, the fashionable cha cha…we even danced on the billiard tables…we cried and we hugged…a fabulous, exciting, unforgettable time…

We are all dressed in new clothes, thanks to Marus and Aunt Armida who made my wardrobe. The children even had caps. Dusan is the guard for our treasure in cash, what is left of the separation package he received from Michelin after we paid the airplane tickets. He keeps it in the internal jacket pocket next to his heart, every so often he touches it to ensure it is still there, the heart and the money…banks, “wire transfer”… what are they?

At Malpensa Airport we are treated with kids’ gloves. We are part of a historic event, the first flight, Alitalia’s inaugural flight from Milan to Chicago. The airplane carries personalities from the church and politics. We get comfortable seats and exceptional service; spumante, baskets of fruit and five star restaurant meals. The crystal glasses, elegant cutlery and the linen table cloths make us tell each other that we did not make a mistake, it is magnificent and this is only the beginning! We keep saying, the wonderful beginning to our American adventure…

Finally we set foot on solid ground…

O’Hare is not yet a finished airport, they are building and eventually it will be as big as a small city. Naturally there are the runways for the airplanes, but for the moment it is only a collection of shacks. We hand over to the authorities, as we are ordered, the file with all our documents and passes, the final interview, the last inquisition.

MY sister Ina, Danilo and little Evelina are there at our arrival together with our parents. They say nothing, they are waiting for our reaction, above all Dusan’s. Danilo asks his brother: work? Nothing, answers Danilo. It is the first blow.

We get into a Yellow, as they call the yellow coloured taxis, our taxi seems to have come out of a metal junk yard. We look around and we do not like what we see, it is so different from what we expected… the houses, the buildings seem old, dark and unkempt….

After a while we are left in front of an apartment building that is no better than those we have just seen. Inside there is another blow, the wooden stairs to the upper floor are like those of the Tower of Pisa, they lean. It is the house that our parents have just bought. The owners of American houses do not willingly rent to families with children. Naturally they do not know our children.

Danilo and Ina look at us and say: we wanted to tell you not to leave, to stay in Turin, but we didn’t do it in time, you had already left…

Me and Dusan decide in unison: we must go back quickly, without delay.

This happened exactly 56 years ago…that fateful day in April of 1962…our first day of our American adventure…

We went back to Turin and to Fiume, we four, for the first time in 1966 and many times after. Then for more than twenty years me and Dusan spent our summers in Fiume. Since 2013 Dusan went back to Fiume forever, he rests at Cosala. I continue to live our American adventure, Deerfield, Illinois, close to the children, grandchildren…and in these last few years I resumed my trips to Fiume…

    • Maria laura rocci
    • 9 aprile 2018
    Rispondi

    Un bel passato e un bel presente da profughi bravi

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