Noi che cambiamo culture – We who change cultures

Pubblicato il 1 febbraio 2018 - da
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Noi che cambiamo culture

La Storia non è niente di meno che il registrare i cambiamenti nella nostra cultura, alcuni creati da processi naturali, ma nella stragrande maggioranza dei casi causati da essere umani e non sempre famosi
Di Gianni Pezzano

La Storia è una materia spinosa e troppo spesso la gente la indentifica con date e nomi invece di quel che è in realtà. La Storia non è niente di meno che il registrare i cambiamenti nella nostra cultura, alcuni creati da processi naturali, ma nella stragrande maggioranza dei casi causati da essere umani e non sempre famosi. Però c’è un processo che cambia le  culture più di qualsiasi altro e questo processo è  l’immigrazione.

La comunità italiana in giro per il mondo ha cambiato le culture dei nuovi paesi di residenza e questo vale altrettanto per ciascun gruppo di immigrati che decide, per qualsiasi motivo, di lasciare i paesi di nascita per iniziare una vita nuova in un altro paese.

Cambi
Solitamente l’innovazione che si pensa portino gli italiani riguarda il cibo. È facile nominare la pizza e la pasta, ma spesso dimentichiamo che i cambiamenti che hanno fatto nel paese d’arrivo sono molto più grandi del semplice aggiungere nuovi piatti al menu.

Gli immigrati italiani e i loro figli hanno svolto ruoli importanti nell’edilizia australiana introducendo nuovi modi di costruzione e materiali, come anche nuovi prodotti dall’Italia come le piastrelle e i lampadari. Allo stesso modo vediamo l’effetto dell’immigrazione italiana nell’industria vinicola australiana, la fiorente industria locale dell’olio d’oliva, la creazione della locale industria della pesca e la vita culturale locale con artisti e registi con nuove fonti d’ispirazione che fanno vedere il mondo tramite le esperienze personali di immigrati.

Ci vorrebbe poco a controllare ogni settore d’attività per vedere non soltanto i cognomi e quelli di altre nazionalità e quindi capire che il contributo degli immigrati nella cultura australiana e conseguentemente nella sua economia.

Wogball e la discriminazione in entrambi i sensi
Eppure non tanto tempo fa non era proprio così. In un’epoca in cui il calcio, in Australia chiamato anche soccer, è accettato generalmente dimentichiamo che non era sempre così. Per decenni il calcio era visto come un’attività non-australiana e c’erano molte scuole dove il pallone rotondo non poteva entrare sui campi sportivi. Infatti, spesso non chiamavano sport il calcio ma nel peggior modo possibile Wogball dal termine spregiativo di wog  usato per noi di origine mediterranea. Per alcuni nel paese quel termine non è mai sparito del tutto.

Allo stesso tempo dobbiamo anche ricordare che i cambiamenti non erano solo nella cultura australiana, ma anche nelle famiglie degli immigrati. Specificamente, nelle prime ondate d’immigrazione italiana e europea in Australia la natura apparentemente patriarcale di queste comunità aveva come conseguenza che le figlie erano controllate rigidamente dalle famiglie.  Chiunque viene da queste origini si ricorderà facilmente che per i figli degli italiani e in particolar modo per le figlie degli anni 40, 50, 60 e i primi anni 70, i weekend erano dedicati alle attività tradizionali, importati dai paesi d’origine come fare il vino (anche la grappa per i veneti e i friulani) per consumo in casa, fare le salsicce, ecc., la produzione dei prodotti sotto aceto o olio, fare la salsa di pomodoro, e cosi via. Inoltre, la famiglie andavano ai matrimoni, comunioni, le feste religiose, ecc.

Per le ragazze italiane, e non solo loro, queste attività diventavano pseudo-mercati di matrimoni dove le famiglie cercavano sposi tra i figli di paesani e altri amici italiani. Nei primi due decenni “uscire” era strettamente limitato per queste ragazze e loro, molto di più dei loro fratelli e cugini, sentivano le differenze culturali tra le famiglie e il nuovo paese di residenza. Nel corso del tempo le cose cambiarono quando lottarono per ottenere la libertà, ma all’inizio le prime ragazze che portavano amorosi non italiani affrontavano grande opposizione da parte delle loro famiglie e ci sono tra loro che non si è mai sposata dopo che le loro scelte furono rifiutate, di solito dai padri.

Ricordi e negazione
Nel 2018 dove ci troviamo con molta più libertà, i figli e i nipotini di queste ragazze non sanno che cosa soffrirono le loro madri e nonne mentre cambiavano gli usi della cultura della famiglia nel corso del tempo. Questi sono i ricordi che dobbiamo registrare e conservare perché, come la Storia ci dimostra volta dopo volta, coloro che una volta soffrivano la discriminazione ora sono quelli che fanno le discriminazioni agli altri.

Uno sguardo ai dibattiti dei social media presto dimostra come molti con cognomi non australiani sono  più critici di coloro che ora immigrano nel paese. Ora sono loro a dire che non vogliono che i nuovi immigrati cambino la loro cultura quando furono proprio i loro genitori e nonni i responsabili per i cambi più grandi alla cultura australiana dalla fine della seconda guerra mondiale.

Noi italiani e gli altri immigrati in Australia, come anche negli altri paesi d’immigrazione di massa dell’ultimo secolo, siamo gli agenti del cambio e continuiamo a cambiare le culture in cui abitiamo e con le quali interagiamo. Dimenticando il passato dimentichiamo anche che neghiamo ai nuovi immigrati quegli stessi diritti che gli altri ci rifiutavano nel passato e questo rendo solo più povero il paese.

Dalla propria nature, le culture cambiano nel corso del tempo perché una cultura sana e attiva è in costante contatto con le altre per ispirazione che conseguentemente adatta alle circostanze individuali di ciascun nuovo paese di residenza.

La Storia da registrare e onorare
Per questi e molti altri motivi, noi italiani e discendenti di immigrati italiani in Australia e in altri paesi d’immigrazione di massa italiana dobbiamo registrare la nostra Storia. Tristemente, in molti casi i testimoni diretti di queste esperienze, i nonni della terza, quarta e anche quinta generazione d’immigrati italiani d’oggi vanno verso una vita migliore, ma questo non deve impedirci di salvare la loro esperienza,  registrando le storie verbali di quelli ancor in vita e donando questo materiale a musei idonei e ad associazioni storiche che esistono in alcune comunità italiane.

Non esiste miglior modo di rendere onore a quelli che sono venuti in questi paesi che registrare in modo permanente le loro imprese. Non soltanto perché rischiamo di perdere la loro memoria nel tempo. Ma anche perché l’omaggio più grande che possiamo fare a loro è di assicurare che i nuovi immigrati non soffriranno le stesse discriminazioni che soffrirono i nostri genitori e nonni. Nel ricordare il nostro passato noi ricorderemo poi che i nuovi immigrati non sono fondamentalmente diversi dalla gente che fuggì l’Europa devastata dalla guerra negli anni 40 e 50.

Noi che abbiamo cambiato le culture dei nostri paesi di nascita e siamo fieri dei nostri paesi d’origine dovremmo essere i primi a capire le difficoltà dei nuovi immigrati e aiutarli a cambiare se stessi dando un contributo positivo alla nostra cultura come le nostra famiglie hanno fatto e continuano a fare.

We who change cultures

History is nothing less than the recording of changes in our Culture, some are caused by natural processes but most often these changes are undertaken by human beings and not always famous ones
By Gianni Pezzano

History is a touchy subject and all too often people identify it with dates and names rather than what it truly is. History is nothing less than the recording of changes in our Culture, some are caused by natural processes but most often these changes are undertaken by human beings and not always famous ones. And there is one process that does more to change Cultures than any other and that process is migration.

Italian communities around the world have changed the cultures of their new countries of residence and this applies just as much to to every group of migrants that decided, for whatever reason, to leave their countries of birth to start a new life in another country.

Changes
The usual method of change of culture identified with Italian migrants is that of food and restaurants. It is easy to mention pizzas and pasta, but often we forget that the changes they have made to the country are much wider than simply introducing new items to the country’s menu.

Italian migrants and their children have played major roles in changing the local building industry by introducing new methods of construction, materials and also products from Italy such as tiles and light fittings. In the same way we can see the effect of Italian migration on the Australian wine industry, the flourishing olive oil industry, the creation of the Australian fishing industry, the cultural life of the country with artists, directors with new sources of inspiration that come from seeing the world through personal experiences as migrants. It would take little to look up every field of activity to see not only Italian surnames and those of other nationalities and understand that the contribution of migrants to Australia’s Culture and as a direct result on the country’s economy.

Wogball and discrimination, one way and the other…
Yet not so long ago it was not always so. In an era where football, also known as soccer, is generally accepted this was not always the case. For decades it was seen as un-Australian activity and there were many schools where the round ball was not allowed on their sports fields. In fact, the sport was often not called football/soccer but in the worst way as Wogball. For some in the country that term has never totally disappeared.

At the same time we must also understand that the changes made were not only in Australian culture, but also in the families of the migrants. Specifically in the first wave of Italian and other European migration into Australia, the outwardly patriarchal nature of these communities meant that the daughters of the families were strictly controlled by their families. Anyone from these backgrounds will easily remember that for Italian children and particularly the girls in the 50s, 60s and early 70s that the weekends were dedicated to the traditional activities imported into the country, wine making (also grappa for those from the Veneto and Friuli regions) for home consumption, butchering the pig to make sausages, etc, the production of all forms of preserved vegetables, tomato sauce making, etc. In addition, the families attended weddings, communions, religious festivals etc.

For the Italian girls, and not just only them, these activities became pseudo marriage markets where the families tried to match daughters to the sons of friends from the same home town, or family friends. In these first two decades “going out” was strictly limited for these girls and they, more than their brothers and male cousins felt the cultural difference between the families and the new country of residence. Over time this began to change when they struggled to achieve freedom, but in the beginning the first girls to bring non Italian boyfriends home faced major opposition from their families and there were some never married after their own choice was rejected, usually by the fathers.

Memory and denial
In 2018 where there is much more freedom, the children and now grandchildren of these girls do not know what their mothers and grandmothers suffered as the family culture changed over time. These are memories that must be recorded and saved because, as history has shown time and time again, those who were once discriminated against are now the ones who discriminate against others.

A look at the debates on the social media quickly shows how many with non “Australian” surnames are often the most vocal critics of those who are now migrating to the country.  They are now the ones who say that they do not want the new migrants to change their culture when their own parents and grandparents were the very ones who probably responsible for the greatest changes in Australian culture since the end of the Second World War.

We Italians and the other migrants in Australia, and also the other countries of mass migration over the last century, are agents of change and we continue to change the culture in which we live and with which we interact. In forgetting our past, we forget that we are denying to the new migrants those same rights that others tried to refused us in the past and this only makes the country poorer.

By their very nature, cultures change over time because an active, healthy culture is in constant contact with others for inspiration and which it then adopts according to the individual circumstances of each new country of residence.

History to be recorded and honoured
For these and many other reasons, we Italian and descendants of Italian migrants in Australia and the other countries of mass Italian migration must record our History. Sadly, in many cases the direct witnesses of these experiences, the nonni (grandparents) of today’s third, fourth and even fifth generation Italian (and other) migrants are passing onto a better life, but that should not stop us from saving their documentation, from recording the verbal history of those who are still alive and to donating this material to the appropriate museums and the Italian Historical Societies that in some Italian communities.

There is no better way to honour the memory of those who came to these countries than to record their achievements permanently. Not only because otherwise their memory risks disappearing over time, but also because the greatest tribute we can make to their memories is to ensure that new migrants do not suffer the same discrimination that our parents and grandparents suffered. In remembering our own past we then remember that the new migrants are basically no different from the people who fled a war ravaged Europe in the 1940s and 1950s.

We who changed the cultures of our countries of birth and are proud of our countries of origin should be the first to understand the difficulties of the new migrants and to help them to change themselves and to give a positive contribution to our culture as our families did and continue to do.

    • Rosario Rositani
    • 1 febbraio 2018
    Rispondi

    Bravo! I look forward to move ahead with this very serious issue. The US is slowly eliminating italian holidays (Columbus Day is the most recent) from the annals of history, and our culture all together. We are a culture on its way to extiction. A culture that made the US to what it is today, a flourishing nation. With the latter in mind, the US continuous to capitalize on our food, gastronomy conceived during famine generated from WWII. Fantastic article.

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