Buste biodegradabili per frutta e verdura nei negozi. Polemiche inutili per una spesa di appena 5-6 euro all’anno per famiglia a difesa dell’ambiente

Pubblicato il 4 gennaio 2018 - da
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Una misura voluta da una direttiva europea per difendere l’ambiente, la 2015/720, e che, finora solo l’Italia ha applicato. Questi sacchetti, capolavoro dell’industria chimica-ecologica italiana, non solo non vanno nelle discariche, ma sono, addirittura, utilizzabili come concime per i campi.

di Vito Nicola Lacerenza

 

È cominciato il nuovo anno e, come è tradizione nel bel paese, con lo zampone e le lenticchie arrivano puntuali i rincari. Luce, gas, pedaggio autostradale. È così che va. Non tutto è negativo, però. Bisogna imparare a vedere il bicchiere mezzo pieno, perché, a dispetto di quel che generalmente si pensa, lo stivale vanta primati di civiltà unici in tutto il vecchio continente. È il caso dell’utilizzo delle buste biodegradabili nei supermercati. Una misura voluta da una direttiva europea per difendere l’ambiente, la 2015/720, e che, finora solo l’Italia ha applicato. Questi sacchetti, capolavoro dell’industria chimica-ecologica italiana, non solo non vanno nelle discariche, ma sono, addirittura, utilizzabili come concime per i campi. Il tutto alla modica cifra di 2 0 3 centesimi a busta, per un costo medio che non supera i 5-6 euro all’anno. Un prezzo che a molti è sembrato esorbitante a gennaio, solitamente “il mese dei rincari”.

Quando si dice “guardare al dito e non alla luna”. Mentre, infatti, molti sono troppo concentrati a contare le monetine, si dimentica che miliardi di sacchetti non biodegradabili, di colore bianchi, verdi o blu, vagano per migliaia di anni negli oceani e nei mari, massacrando la fauna marina, che ne è soffocata. «Le buste di plastica, vengono usate, mediamente, per 12 minuti, ma hanno bisogno di migliaia di anni per decomporsi nell’ambiente” – ha spiegato Tim Nicholls, figura di spicco nelle politiche ambientali Australiane. “Pochi giorni fa qui a Melbourne, al Victoria market ho comprato un pesce del tipo orata nostrana – racconta T.P. in vacanza nella metropoli australiana – Il mio grande stupore è stato quando pulendone le interiora ho trovato all’interno un lunghissimo pezzo di plastica trasparente”.

Va ricordato, ad onor di cronaca, che i primi a muovere guerra contro le famigerate buste di plastica sono stati proprio gli australiani che, già da tempo, sono soliti quando vanno a fare la spesa al supermercato di portare con sè una borsa di tela a rete, riutilizzabile, nella quale mettere ogni volta la spesa. Come in Australia anche in Svizzera i cittadini per la spesa nei supermercati usano una busta di resina a rete, molto resistente e lavabile a 30 gradi, sulla quale è possibile apporre e poi staccare gli adesivi con il prezzo dei prodotti acquistati. Così, oltre a rendere più celeri i passaggi alle casse, si contribuisce a salvaguardare l’ambiente. Insomma, è facile riempirsi la bocca di slogan sul “rispetto dell’ambiente”, ma, a quanto pare, è molto più difficile comprendere che un futuro migliore si costruisce lentamente, con piccoli gesti e piccoli sacrifici economici, mettendo da parte le inutili polemiche. La migliore cosa da fare sarebbe domandarsi in che mondo vogliamo che i nostri figli vivano domani.

 

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