BackStage con Isabel Russinova

Pubblicato il 15 dicembre 2016 - da
0 0 0 One comment

 Isabel Russinova, una donna in lotta per le donne

Intervista a Isabel Russinova, testimonial di Amnesty International, autrice di ‘Reinas’ e ‘Su i gradini del cielo’. Il lungo impegno sociale attraverso il teatro contro le violenze di genere in tutto il mondo perché conoscere aiuta ad educare e ad evolversi.

Di Tiziana Primozich
Fotografia di Carlo Bellincampi

Quello che colpisce appena la si incontra è il suo portamento e una bellezza d’altri tempi: niente trucco, l’eleganza dei movimenti, mai eccessiva, uno sguardo acuto ed intelligente che traspare da due occhi verdi  dal taglio orientale. Bella ed autorevole ma soprattutto determinata a lottare per quello in cui crede. Non per niente Isabel Russinova è anche una delle artiste protagoniste del Calendario Solidale Donne Impegnate 2017, opera artistica nata grazie alla proficua collaborazione tra Ezio Alessio Gensini, che ne ha curato i testi, Leonardo Santoli, e Carlo Bellincampi, fotografo di cinema. Ed è proprio grazie a Bellincampi che siamo venuti in contatto con Isabel Russinova che di fronte ad una tazza di caffè ci ha raccontato l’impegno e la passione di una grande donna del cinema e della televisione italiana sui grandi temi dei diritti umani

Isabel da poco è andato in scena al Palladium di Roma il testo scritto da te e dove sei protagonista insieme alla piccola Camilla Coscarella, ispirato ad una storia vera tra le tante, sul dramma delle spose bambine. Un tema drammatico da poco venuto a galla nel nostro mondo occidentale

Infatti si tratta di una scelta mirata, far conoscere per indurre alla riflessione ed al cambiamento. Il teatro è strumento di cultura e nell’ambito delle manifestazioni contro la violenza alle donne che mi vede in prima linea sotto l’egida di Amnesty International, ho voluto trattare un tema scabroso e di difficile soluzione perché sono convinta che parlarne è già un percorso utile e un aiuto a favore delle tante bambine costrette a matrimoni precoci e forzati, che spesso muoiono già la prima notte di nozze o al più tardi al primo parto. “Safa e la sposa bambina”, prodotto dall’ Ars Millennia Production di Rodolfo Martinelli Carraresi,  è un testo teatrale sicuramente di denuncia, quello del tragico destino delle bambine costrette a sposarsi in età precoce e vittime di violenza, ma è anche un invito alla speranza. Lo spettacolo si divide su due piani, quello dell’atroce realtà e quello della fantasia, della favola attraverso la quale Safa, profuga siriana privata di figli e marito, tenta di riportare se stessa e la piccola Awa di soli 10 anni, resa schiava dopo aver passato l’orrore di un matrimonio con un uomo molto più grande di lei, in un luogo ideale dove ancora esiste la speranza di salvezza. Quando ho pensato a questo testo teatrale,  mi sono domandata come può una donna, una madre, che ha perso tutto, come Safa, continuare a vivere. Solo l’amore verso Awa la salverà, e così nel mio testo Safì e Pakì, l’airone dalle piume rosate e il pesciolino argentato, diventano il tramite fantasioso ideato da Safa per esorcizzare la tragedia della guerra e degli orrori che gli uomini compiono. Safì e Pakì diventano la dimensione del sogno di Safa e Awa, accomunate dal dolore. La fiaba raccontata è il mezzo  per restituire la possibilità di un sogno d’amore dopo la realtà violenta che la piccola Awa ha attraversato nella sua breve vita.

Un impegno sociale il tuo che racchiude ogni aspetto dell’universo femminile. Si potrebbe dire che sei una donna paladina dei diritti di tutte le donne, che in ogni modo ricorda al mondo l’importanza della presenza femminile ed il rispetto della dignità cui le donne hanno diritto al pari dell’uomo. Quindi anche un salto nella storia come in Reinas, per esaltare figure di donne che tanto hanno lasciato con la loro vita esemplare

Reinas in effetti è stata l’occasione per riportare alla memoria collettiva sei storie di donne che hanno attraversato secoli di storia: Tanaquilla, nobile etrusca sposa di Lucumone, che diventerà Tarquinio re di Roma; Galla Placidia, imperatrice romana rapita da Alarico, che amò Ataulfo e volle unire barbari e romani sotto lo stesso credo cristiano; Pentesilea, regina guerriera delle amazzoni, che combatté gli uomini per combattere le guerre; Berenice, figlia di Erode Il Grande, principessa giudea che ha cercato di pacificare romani ed ebrei; Rosina Crocco, “briganta”, protagonista del grande movimento femminile del sud Italia nell’800; Agatha, prima presidente donna della Repubblica di Malta e dell’Europa del 900. Tutte loro hanno un comune denominatore che è quello di aver scelto un difficile percorso per il raggiungimento del bene comune. Donne che con il loro coraggio danno forza alle altre donne, che spronano ad agire nel bene, che sono il valore aggiunto per il miglioramento di una società. Personaggi femminili di cui poco si conosce, che ho voluto mettere in luce perché siano d’esempio alle altre donne impegnate. Reinas è stato proprio un lavoro di ricerca di tutto ciò che la storia, quella tramandata dagli uomini, non ci racconta.

Un ideale filo conduttore che ti ha successivamente portato a scrivere ‘Sui gradini del cielo’, testo nel quale denunci la violenza verso la donna nel mondo attuale, una violenza in preoccupante aumento che evidenzia una fragilità maschile che nulla sembra aver imparato dalla storia nel corso dei secoli

Ho più volte affermato che l’attuale momento di crisi valoriale e morale rappresenta l’ostacolo peggiore per l’evoluzione del genere maschile. Aggiungo che l’uomo di per sé è sicuramente più fragile della donna, e anzi quando quest’ultima riesce attraverso lo studio, la preparazione e la consapevolezza di se a rendersi indipendente e autonoma, l’uomo spesso entra in conflitto, non accetta e cerca di distruggere colei che in qualche modo offusca il suo ego. Provando una sorta di invidia e scambiando il possesso con l’amore, l’uomo regredisce e diventa violento. Come nel caso della povera Sara, protagonista de ‘I gradini del cielo’, che ripercorre la vera storia di Sara Di Pietrantonio, studentessa romana barbaramente uccisa la scorsa primavera dal suo ex fidanzato, uno  tra i più raccapriccianti casi di cronaca degli ultimi tempi, che mi ha lasciato un dolore profondo anche perché la conoscevo e frequentavo per il mio lavoro all’Università Roma Tre. Il progetto teatrale  nato con il mio compagno Rodolfo Martinelli  Carraresi prodotto da Ars Millennia  production, da voce alle tante donne vittime di violenza accomunate da uno stesso destino che siano nate in oriente o in occidente. Ognuna di loro, poco importa dove vivono, subisce molte volte in silenzio. Al contrario parlarne, confrontarsi, attivare il dibattito sono i punti di partenza per costruire una cultura del rispetto, ed il teatro, così come il cinema e l’audiovisivo più in generale, ha un grande ruolo in questa direzione. La conoscenza, la memoria, l’educazione ai corretti comportamenti uomo–donna delle nuove generazioni, sono i giusti ingredienti per combattere l’ignoranza che rende fragili gli uomini e gli impedisce di crescere, di evolversi.

E nella vita di Isabel Russinova quali sono state le circostanze che ne hanno fatto una donna forte in difesa delle altre donne?

I miei genitori sono stati determinanti nella mia vita, loro mi hanno trasmesso il senso del dovere e l’importanza dei contenuti e delle scelte. Mio padre soprattutto, che era un medico, con il suo carattere taciturno e alieno ad ogni forma di vanagloria, mi ha dato un grande esempio. Nato e vissuto in un territorio di confine che ha visto una delle più grandi tragedie dell’ultimo conflitto mondiale, l’esodo istriano, non amava parlare molto e ha sempre portato dentro di sé il dolore di quegli eventi inevitabili in tempo di guerra. Ciononostante è rimasto un uomo integro, dedicato agli altri, un vero missionario impegnato sulla sostanza della vita e per nulla interessato all’apparenza. Mi manca molto anche se sono convinta che è rimasto al mio fianco in pieno accordo con i temi di impegno sociale ai quali ho deciso di dedicare buona parte della mia attività artistica. In sua memoria e per ricordare le mie radici ho in mente un nuovo racconto che ripercorre i luoghi della mia infanzia e delle origini della mia famiglia, per ricordare non solo un territorio unico con le sue leggendarie storie, ma anche i torti subiti dai suoi abitanti nel corso delle diverse dominazioni. L’Istria è stato un terreno di conquista per molti paesi dominatori, in realtà era e resta Istria, con una sua identità ben precisa.

    • carlo bellincampi
    • 15 dicembre 2016
    Rispondi

    bellissima intervista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Per maggiori informazioni o negare il consenso, leggi l'informativa estesa. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Leggi informativa

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi