Avanti o indietro nel tempo?

Pubblicato il 29 ottobre 2015 - da
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Lidu Onlus: La messa in discussione delle unioni civili

Di Caterina Navarro

2015, Marty Mc Fly ci ha appena detto di trovarci nel futuro.

2015, le comunicazioni sono talmente semplificate che possiamo vedere da un mini schermo 5’’ una persona che si trova dall’altro capo del mondo parlando gratuitamente.

2015, viaggiare è una passeggiata, migliaia di km/h per qualsiasi destinazione.

2015, miliardi di lingue parlate e mai la comprensione è stata così chiara, mai le persone sono state così vicine.

2015 Europa, 2015 Mondo.

2015 a Roma:

fotoRoma, 29 ottobre- Tanto si allargano i confini, quanto a volte, si restringono le menti. Proprio nei giorni in cui si discute al Senato delle Unioni Civili, ecco che dei tappezzieri di dubbia regolarità hanno foderato ogni angolo di Roma con manifesti vergognosi. Per quanto ovviamente in Italia ci sia libertà di opinione, pensiero e parola, è inconcepibile che una delle capitali più importanti d’Europa da giorni veda su tutti i muri del centro e della periferia questo manifesto contro le unioni tra gay. Manifesto tra l’altro non firmato e affisso anche in luoghi non consentiti, giusto per aumentarne l’illegittimità. Ogni punto cadrebbe in una discussione ponderata, a cominciare dal primo in cui si fa richiamo all’art. 29 della Costituzione, il quale però recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.” Gli scrittori di questi punti non sono stati coerenti nel formulare le loro tesi perché:

  1. non specificano precisamente in cosa, le unioni civili, siano contrarie all’art. 29;

  2. se il riferimento è alla “società naturale” bisognerebbe prima chiedersi cosa sia la “società naturale”, chi lo stabilisce e su quali basi;

  3. non è specificato in alcun modo, all’interno dell’articolo, che sesso debbano avere i costituenti di una famiglia;

  4. la loro lotta è unicamente rivolta alle unioni civili omosessuali, non quelle generiche, di conseguenza, evidentemente, fanno finta di dimenticare tutta la legislazione sulle libertà dell’individuo.

Siamo nel terzo millennio, siamo alle porte di un cambiamento epocale che renderà la società una e una sola, senza discriminazioni e distanze: come può pensare l’Italia di poter competere con gli altri Paesi se quotidianamente i difensori di un mondo piccolo e ottuso, destinato a scomparire, praticano senza pudore atti di vilipendio alle basi della Costituzione Europea?Dovrebbe essere ormai chiaro, come la storia c’insegna, che l’essere una cattiva famiglia non è dovuto alla sessualità dei componenti ma a questioni che sono oggettivamente portatrici di valori negativi, quali la povertà, la depressione di un genitore, l’abuso di sostanze da parte di quest’ultimo, la violenza domestica. Trent’anni di studi rilevano come le risorse sociali ed economiche di una famiglia e la forza delle relazioni tra i suoi membri siano elementi molto più importanti dell’orientamento o del genere sessuale dei genitori nell’influenzare il benessere e lo sviluppo dei figli. Il benessere della persona può essere misurato dalla qualità delle relazioni, non dalla tipologia. Viviamo in uno stato laico, moderno ed europeo, ed è proprio su questi princìpi che dovrebbe fondarsi il vivere civile, ricordando i diritti e i doveri del cittadino così come promossi sia dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, sia dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani. Che lo Stato non dimentichi mai di farsi portavoce di questi pilastri e che partecipi attivamente alla difesa delle libertà contro le discriminazioni, in modo da poter avere in futuro l’estinguersi di episodi simili, che screditano l’Italia agli occhi di chi, da fuori, ci osserva.

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