Alla galleria Spirale di Milano, dal 13 giugno al 15 settembre la mostra ‘Percezioni Visive’

Pubblicato il 13 giugno 2015 - da
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La rassegna presenta 36 opere di Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Paolo Scheggi, Giuseppe Amadio

1434127127bLucca, 13 giugno – Dal 13 giugno al 15 settembre 2015, la Galleria Spirale Milano apre una sede temporanea sul litorale lucchese a Forte dei Marmi (via Giosuè Carducci 45) e ospita la mostra Percezioni visive. Integrazione tra spazi reali e spazi virtuali che propone 36 opere di Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Paolo Scheggi, esponenti storici di quella corrente definita da Gillo Dorfles, Arte oggettuale, cui si affianca una corposa sezione dedicata a Giuseppe Amadio, in collaborazione con l’Archivio Giuseppe Amadio. Caratteristica comune agli artisti oggettuali è la creazione di elementi tridimensionali, dei veri e propri quadri-oggetto, senza alcun riferimento figurativo, nei quali la tela, spesso monocroma, viene movimentata da strutture sottostanti, siano esse sagome di legno e metalli o chiodi, per conferirle un significato scultoreo. In queste opere, che richiamano Marcel Duchamp nelle sue sperimentazioni dadaiste, ma anche Man Ray e la Pop Art, la tela, il telaio e le intromissioni formano un elemento unico inscindibile nelle sue parti, pena la perdita della sua stessa essenza. Dal canto suo, Giuseppe Amadio, fa propria la lezione di questi artisti, giungendo a nuovi esiti espressivi, seppur in coerenza con quei dettami. Come scrive Vittorio Sgarbi nella monografia su Giuseppe Amadio, dal titolo ‘estro…ri…flessioni’: “anche nelle estroflessioni di Amadio, ogni oggetto è una storia diversa, un’avventura della forma che si giustifica per proprio conto, frutto di un’idea primaria, certo, ma anche di una messa in pratica che diventa basilare nell’elaborazione del fatto artistico e si rifiuta di essere un semplice pretesto del dettato iniziale, un modo come un altro per affermare la bontà del suo credo, riproponendo, semmai, i diritti di una precisa capacità configurativa, perfino artigianale, volta a escogitare, plasmando nella dimensione mediana e sfuggente, ancora in attesa di definizione, del “poco più che piatto”, o “poco meno del tutto tondo”, se si preferisce, quella che in passato era riconosciuta al bassorilievo, ovvero alla scultura che più di ogni altra, esprimendo la sua massima disponibilità a illustrare il tema nobile per eccellenza, l’historia, ambiva alla sovrapposizione con la pittura”.

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