14enne australiana suicida per Bullismo. Il padre ai bulli: “venite ai funerali”

Pubblicato il 12 gennaio 2018 - da
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Si è tolta la vita a soli 14 anni, perché vittima di insulti e diffamazioni avvenute via social, ennesimo caso di cyber bullismo, che colpisce un minore su cinque, nel paese.

di Vito Nicola Lacerenza

 

E’ successo in Australia. Emy “Dolly” Everett si è tolta la vita a soli 14 anni, perché vittima di insulti e diffamazioni avvenute via social, ennesimo caso di cyber bullismo, che colpisce un minore su cinque, nel paese. Una piaga dei tempi moderni, che ha fatto cadere Emy in una profonda depressione a cui è seguito il tragico gesto. E pensare che, a soli 8 anni, Dolly aveva raggiunto la notorietà posando come testimonial per un marchio di cappelli molto popolare nel paese, Akruba. «È nostro dovere reagire quando assistiamo ad un atto di bullismo, Emy potrebbe essere la figlia, la sorella, l’amica di chiunque» – ha commentato Akruba su Facebook.

La famiglia della giovane, sprofondata nel lutto, comunica attraverso i social il proprio dolore, rivolgendosi anche ai bulli. «Se per caso le persone che pensavano fosse uno scherzo e si sentivano superiori con il loro costante bullismo e le molestie nei suoi confronti e vedono questo post, mi rivolgo a loro- ha scritto il padre della vittima Tick Everett- venite ai funerali per assistere alla devastazione assoluta che avete creato». Parole disperate che non invocano vendetta, ma chiedono a tutta la società una presa di coscienza di un problema molto spesso ignorato e che cova nell’animo dei più giovani, annientando, all’insaputa dei genitori, l’esistenza di chi ne è vittima. «Se possiamo evitare che altre vite preziose vengano perdute, la sofferenza di altri, la vita di Dolly non andrà sprecata» – ha aggiunto il padre di Emy.

Infatti, è stata proprio la volontà di far sì che tragedie simili non accadano più a spingere la famiglia Everett a dar vita alla fondazione “Dolly’s Dream» con la finalità di combattere il fenomeno del bullismo e assistere i giovani vittime di abusi che cadono poi in uno stato di ansia o depressione. «Fermiamo i bulli, ovunque essi siano, soprattutto se sono tra i nostri figli» – ha scritto il padre di Emy.”

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